Croppi: « L’Italia di domani? Sarà figlia della non-cultura»

http://www.ilfuturista.it/images/stories/INTERVISTA/croppi150.jpgLa destra berlusconiana? Non ha abbandonato la cultura, riflette Umberto Croppi, intellettuale ed ex assessore alla Cultura del comune di Roma. Semplicemente, non avendola mai frequentata, l’ha ritenuta inutile...

La destra al governo ha scelto di eclissarsi dal sapere: incoscienza o scelta consapevole?

 

Se si ha dimestichezza con il sapere o con la cultura, semplicemente poi non si può prescinderne. È ovvio che alla base vi è una non comprensione del conoscere. Non frequentandola la si ritiene inutile, dando priorità a altro.

 

Un esempio lampante è dato dall’ex ministro della Cultura Bondi...

Oltre alla difficoltà nel rapportarsi con quella fetta del paese, manifestava anche una debolezza caratteriale che non gli ha consentito di guidare un dicastero complesso come quello dei beni culturali, tanto che lui stesso negli ultimi mesi non ha più frequentato la sede del Collegio Romano, perché aveva un senso di nausea, come ha dichiarato.

 

La mancata voglia di apprendere può essere imputata anche alla paura della destra berlusconiana di guardarsi allo specchio?

Semplicemente nella formazione di questa classe politica non rientra l’interesse per i temi della cultura. Non vedo moventi psicologici di questo tipo, la questione è molto più banale. Quando al suo esordio nell’ultimo mandato Berlusconi insediandosi ha detto «ora dobbiamo pensare all’economia, tutto il resto è poesia», ha dato la cifra di un pensiero. Come se la poesia per l’Italia fosse un optional e non uno dei fattori che muovono le emozioni e la vita collettiva.

 

A cosa porta questa sottovalutazione dolosa della cultura per un paese come l’Italia, che potrebbe vivere di cultura e invece non lo fa?

Ciò che accadrà nei prossimi vent’anni sarà figlio della non cultura: in Italia si è stabilita una scala di priorità, che vede in testa la possibilità della spesa sociale. Per cui si ritiene che un asilo nido rientri nelle priorità più di una biblioteca di quartiere, non valutandolo equiparabile come valore sociale. Lo ha ribadito più volte Gianfranco Fini, secondo cui proprio in questo momento di grande difficoltà dove si taglia in moltissimi settori, si dovrebbe invece esentare la cultura e la formazione da queste sforbiciate. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

Autore: Francesco De Palo

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog