" Criminal Mais" di Marco Cattaneo

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/wp-content/themes/lescienze2011/images/blog-title/cattaneo-lescienze.jpgQuella di cui parliamo è una brutta storia. Che rischia di lasciare gravi strascichi nei decenni a venire grazie a una delle più spregiudicate operazioni di marketing che la comunicazione della scienza (scienza?) ricordi. Un po’ come la memoria dell’acqua di Jacques Benveniste, una ricerca manipolata e dagli esiti falsi che costrinse John Maddox, storico direttore di “Nature” a una clamorosa smentita dell’articolo. Eppure ancora oggi molti sostenitori delle cure omeopatiche la portano a conforto delle loro tesi. O ancora come il presunto legame tra vaccini e autismo, ipotizzato in un articolo su “Lancet” nel 1998 da Andrew Wakefield, smentito da decine di studi e definitivamente ritrattato dalla rivista nel 2010. Lo scorso anno una serie di articoli sul “British Medical Journal” ha evidenziato il comportamento fraudolento di Wakefield, che ne ha motivato l’espulsione dal’ordine dei medici britannico. Eppure il suo studio fasullo resta l’indiscusso cavallo di battaglia di chi si oppone ai vaccini senza il sostegno di una, dico una, prova.

Tenetele bene presente, queste due storiacce, perché sono la lampante dimostrazione delle spirito acritico con cui affrontiamo, come specie irrazionale e ignorante dei metodi della scienza, molte questioni scientifiche di cui non afferriamo la complessità. In fondo quelle affermazioni – per quanto infondate – confermano i più intimi sospetti e le più radicate convinzioni di molte persone. Perciò devono essere vere. Non importa se sono state dimostrate false da decine di altri ricercatori e laboratori. Ci confortano, ci confermano. Ci rassicurano che siamo nel giusto. Perché alla fine non ci interessa la verità, ci interessano le nostre certezze.

E perché sono il degno preludio di ciò che accadrà negli anni a venire, quando vi sentirete ripetere fino allo sfinimento che gli OGM provocano il cancro. Ma eccoci alla storia. Il 18 settembre il settimanale francese “Le Nouvel Observateur” pubblicava un’anticipazione sulla tossicità “degli OGM” basata su uno studio dell’équipe di Gilles-Eric Séralini, professore di biologia molecolare all’Università di Caen. Dal titolo Long term toxicity of a Roundup herbicide and a Roundup-tolerant genetically modified maize, il lavoro è apparso su “Food and Chemical Toxicology”, una rivista di buon impact factor.

Non appena il lavoro di Séralini e colleghi è stato disponibile alla comunità scientifica, però, si sono scatenate enormi polemiche. La quasi totalità degli esperti si è detta scettica sul design dell’esperimento, sul ceppo di topi scelto per l’esperimento, sulla durata dello stesso, sui metodi di analisi dei risultati, persino sulla selezione delle fotografie pubblicate (ci sono le foto dei topi trattati che hanno sviluppato tumori ma non di quelli di controllo…), sul metodo di analisi statistica, sul cherrypicking, ovvero la scelta accurata dei dati ritenuti rilevanti ai fini di dimostrare ciò che si vuole dimostrare. Insomma, secondo la comunità scientifica l’articolo di Séralini e colleghi non ha le caratteristiche della “buona scienza”, e secondo alcuni non dimostra proprio nulla. Alcune reazioni rilevanti le trovate sul sito del Science Media Centre britannico (sì, lì hanno un Science Media Centre, giusto per segnalare l’abissale distanza che ci separa dai paesi civili e avanzati…). E una discussione davvero ricca dei dettagli dello studio, delle critiche e delle controreazioni è in corso sul forum biofortified.org. Altre critiche sul fronte dell’analisi statistica piovono su Stats Chat. (Se vi fate un giro in rete ne trovate ormai a centinaia, di critiche pesantissime e articolatissime nel merito scientifico allo studio in oggetto.)

Ma l’analisi più impietosa la fa Andrew Kniss, Assistant Professor Weed Biology & Ecology all’Università del Wyoming, su Control Freaks. Dove dimostra con poche righe di codice che i risultati di Séralini emergono anche senza fare l’esperimento, semplicemente dalla randomizzazione dei gruppi di topi sottoposti al trattamento. Una fluttuazione statistica, insomma.

E qui sorge il primo problema. Forse l’articolo di Séralini e colleghi avrebbe dovuto essere sottoposto a una peer review più seria, dati i risultati che pretende di dimostrare. Perché, come si dice, affermazioni eccezionali richiedono prove eccezionali, e i test sulla tossicità di questa varietà di mais RR non avevano mai dato adito a sospetti come quelli avanzati da Séralini. Peggio ancora, se possibile, la notizia riportata da Business Recorder e altre fonti, secondo cui Séralini non permetterebbe all’EFSA, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare, di verificare i dati ottenuti dal suo gruppo.

Poi viene la questione della divulgazione. In barba a tutta l’etica possibile, il gruppo di Séralini ha concesso in anteprima l’articolo ad alcuni giornalisti, tra cui evidentemente quelli del “Nouvel Observateur” ma anche di “Le Monde”, chiedendo loro di sottoscrivere una clausola in cui accettavano di NON far leggere l’articolo ad altri scienziati prima della pubblicazione. Il grado di scorrettezza di un simile comportamento è lampante. Per quanto preparato e attento, nessun giornalista scientifico (o meno) è un esperto in grado di giudicare nei dettagli il contenuto di un articolo scientifico. È normale. Nessuno di noi ha la presunzione di poter conoscere un argomento con il grado approfondimento di uno specialista. Ed è meglio così. Così, quando ci troviamo davanti a un articolo, ci affidiamo ad altri perché ce lo spieghino, ce ne illustrino la portata, ci diano insomma la chiave per poter fare buona informazione. Lo facciamo leggere ad altri esperti. NON quelli che l’articolo l’hanno scritto.

“Stenografi?”, si chiede Ivan Oranski sul suo blog EmbargoWatch. E rincara la dose Maggie Koerth-Baker intitolando il suo intervento Authors of study linking GM corn with rat tumors manipulated media to prevent criticism of their work. Media manipolati. È abbastanza chiaro? Una riflessione acida e condivisibile la fa anche Carl Zimmer, uno dei migliori giornalisti scientifici del mondo, dal blog The Loom, su “Discover”.

E noi? Beh, la notizia la trovate su diverse fonti. Su “La Stampa”, per esempio, con qualche condizionale del caso, o “Il Sole-24 Ore”, che riporta solo un commento del direttore scientifico della Fondazione diritti genetici, che non fa mistero della propria opposizione agli OGM ma non chiede lumi a qualcuno che se ne occupa nella nostra università. Meglio ha fatto il “Corriere della Sera”, che ha subito segnalato i dubbi sollevati dalla comunità scientifica. Terrificante invece il titolo di “Affari Italiani”, perché anche i topi non trattati hanno sviluppato tumori come palline, ma di quelli Séralini non ha pubblicato le foto… Molto meglio Alberto D’Argenzio sull’“Espresso”. Ma a suggerirmi di dedicare tanto tempo e tanto spazio a tutta questa storia è stata l’Amaca di Michele Serra del 21 settembre, dove la notizia è riportata in un inciso di tre righe. Perché? Perché Michele Serra è un influencer, per dirla con quelli che la sanno lunga. Perché i suoi quotidiani interventi sono tra le righe più lette d’Italia, e più sei in grado di influenzare gli altri maggiore è la responsabilità che ti assumi.

Questa, dicevamo, è una brutta storia. Da cui non esce bene nessuno. Non ne esce bene un gruppo di ricerca che non sembra voler avere nessuna trasparenza. Non ne esce bene il processo di peer review. Non ne esce bene la stampa, e per una volta quella italiana non è in prima fila. E forse Séralini ha ottenuto quello che voleva, un po’ di attenzione in vista dell’uscita del suo libro, Tous cobayes!, tutti cavie, nelle librerie da domani. Dove naturalmente esporrà le sue tesi infischiandosene allegramente di tutto il resto della comunità scientifica. E probabilmente colpirà ancora una volta la Single-Study Syndrome. Perciò prepariamoci, negli anni a venire, a sentir citare fino allo sfinimento quello studio di quello scienziato francese, come si chiamava, che ha dimostrato che “gli OGM provocano i tumori”. ( Fonte: www.lescienze.it)

P.S. Disclaimer per tutti quelli che sono pronti a dirmi che sono pagato dalla Monsanto, che gli scienziati sono tutti pagati dalla Monsanto, che la Monsanto si sta impadronendo del mondo, che è la multinazionale malvagia che vuole renderci tutti schiavi dei suoi semi diabolici e via discorrendo. Nell’anno fiscale 2011 la Monsanto (un nano della finanza mondiale) ha fatturato 11,8 miliardi di dollari, contro 112,2 miliardi di euro di Carrefour e 44,4 di Auchan. E chi, tra gli altri, ha finanziato lo studio di Séralini? Scorrete l’articolo del “Nouvel Observateur” e troverete la risposta.

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