Continuità tra destra e sinistra sulla monnezza

I NUMERI. C’è una maggioranza trasversale che pensa solo a nuovi impianti inquinanti. Invece si potrebbero produrre 1,2 milioni tonnellate l’anno di materiali riciclabili e ricavi per 72 milioni per Roma.

Nulla si vuole cambiare nella gestione dei rifiuti nel Lazio, la vocazione “monnezzara” tra centrosinistra e centrodestra è un segno di continuità che dimostra che esiste una maggioranza trasversale. La sfida è: Roma vuole differenziare e recuperare/riciclare come prescrive la legge o vuole continuare a farne solo “monnezza” per alimentare gli inceneritori e le discariche, favorendo gli imprenditori che lucrano su queste attività? è semplice calcolare che se si vuole rispettare la legge e differenziare/riciclare il 65% le 1,9 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti solidi urbani di Roma produrrebbero 1,2 milioni tonnellate l’anno di materiali riciclabile (con ricavi per il Comune dal recupero di contributi Conai per circa 72 milioni di euro l’anno) e solo 0.7 milioni tonnellate l’anno di Rsu indifferenziati “discaricabili” (con costi di trattamento per 84 milioni euro l’anno). Il ciclo dei rifiuti quindi costerebbe solo 12 milioni di euro l’anno.
 
Oggi a Roma la raccolta differenziata produce solo 0,27 milioni ton/anno (con ricavi non conteggiati dall’Ama) le restanti 1,6 milioni ton/anno di Rsu indifferenziati da trattare costituiscono uno dei “buchi neri” della finanza romana (con costi di smaltimento in discarica di 140 milioni l’anno). Rapportato al Lazio il recupero e il riciclo del 65% delle 3.4 milioni ton/anno di Rsu produrrebbero 2 milioni ton/anno di materiali riciclabile e solo 1,2 milioni ton/anno di Rsu indifferenziati “discaricabili”. La mancata novità del Piano attuale è che l’assessore Di Paolo vuole ritentare lo stesso gioco del Piano Marrazzo dichiarando che, nonostante un decreto abbia portato l’obiettivo di raccolta differenziata al 65% nel 2011, conferma questo obiettivo ed insieme stabilisce che si produrranno 1 milione di ton/anno di Cdr da incenerire: un mistero.
 
Ora se si programmano impianti per produrre Cdr e relativi inceneritori per 1 milione di ton/anno il cerchio è chiuso: ci sono già tre impianti di incenerimento tra Colleferro e S.Vittore con potenzialità di 370.000 ton/anno, si rilasciano le autorizzazioni per i nuovi inceneritori di Malagrotta e Albano (annullata dal Tar) per altre 340.000 ton/anno e si prevedono altri due impianti per le restanti 290.000 ton/anno nonostante le proteste e le procedure di infrazione europee. Si continua a perseguire l’illegalità ereditata dal centrosinistra con la violazione della legge e di una direttiva europea nelle quali si afferma che si deve fare prima la riduzione, il riuso e riparazione, il recupero e la raccolta differenziata, il riciclo di quanto differenziato e all’ultimo lo smaltimento in discarica e/o incenerimento.
 
L’escludere nel Piano rifiuti impianti di riciclo dei materiali “secchi” differenziati (metallo/vetro/carta/plastica) e dei relativi imballaggi ed il prevedere una quota ridicola di Recupero della frazione organica in impianti di compostaggio per produrre terriccio sono il risultato di quanto sopra documentato. Resta la nostra proposta di legge regionale di iniziativa popolare alternativa e sostenibile “senza inceneritori e verso Rifiuti Zero”: l’unica vera speranza per il Lazio. ( Fonte: www.terranews.it)

Autore: Massimo Piras

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