Consumo di cellulari, un mercato che ha le gambe corte

Il numero di utilizzatori di cellulari sta salendo in maniera vertiginosa: attualmente vi sono quasi 5 miliardi di contratti per cellulari al mondo, secondo la ITU (International Telecommunication Union). Questo perché molte persone hanno ormai due apparecchi: uno per comunicazioni private, l’altro per telefonate professionali. Inoltre, la continua offerta di nuovi modelli attira molti clienti, che lasciano poi i precursori nel cassetto.

 

Quello che i consumatori non sanno, è che nei loro vecchi apparecchi si trovano alcuni metalli preziosi, ma soprattutto materiali che scarseggiano sul nostro pianeta; il che rende la produzione di nuovi cellulari sempre più difficile.

 

Un cellulare è composto al 56% di plastica, al 25% di metalli e al 16% di vetro e ceramica. Di questi gruppi di materiali, quelli che iniziano a scarseggiare sono i metalli. Le riserve del pesante ma morbido indio (In) - situate principalmente in Cina, Canada e Perù - ad esempio, sono di 11.000 tonnellate; una quantità modesta calcolando che ne vengono raffinate 600 t (più di un ventesimo) ogni anno (U.S. Geological Survey).

C'è da considerare poi, che questo metallo color argento non viene ottenuto direttamente dalla terra, ma soprattutto da residui della lavorazione dello zinco. La fusione di indio e di zinco ossidata (ITO) ha la conduttività di un metallo ed è trasparente come il vetro: è dunque perfetta per gli schermi.

 

Problematico è il fatto che la produzione di indio sia legata alla attualmente poco redditizia estrazione di metalli base. "Inoltre vi è la concorrenza delle molteplici industrie che devono ricorrere all’indio", spiega Volker Handke dell’Istituto di valutazione di tecnologie future a Berlino (IZT). Gli apparecchi che necessitano l’indio sono quelli che contengono display e schermi piatti, ma anche le lampadine LED e i pannelli solari.

 

L’unico metodo attualmente conosciuto per prevenire la scarsità di indio, sarebbe un suo utilizzo estremamente efficiente. Anche nella costruzione di tecnologie moderne come gli schermi LCD o di pannelli solari, l’utilizzo dell’indio non viene ancora ottimizzato: "Attualmente nessuno riesce ad ottenere uno sfruttamento superiore al 50% del materiale" afferma Handke. Nella produzione di schermi LCD solo 3% degli strati di ITO impiegati vengono effettivamente sfruttati.

 

Se la domanda di indio continua ad essere così alta, fra 5 anni potrebbe scarseggiare pericolosamente, dichiara lo studio Critical metals condotto dall’Istituto ambientale di Friburgo e pubblicato nel 2009 dall’organizzazione ambientale dell’ONU (Unep).

 

Una domanda più forte porta con sé anche il problema dell’ascesa dei prezzi. L’industria, infatti, per la produzione di una tonnellata di cellulari necessita 3,5kg d’argento e 340g d’oro. Un computer portatile contiene invece 1g d’argento e 200 milligrammi d’oro; quantità minime che però si moltiplicano per 255 milioni: il numero di portatili che annualmente esce sul mercato.

 

Oltre alla scarsità e alle industrie concorrenti vi è la crisi finanziaria, che, togliendo stabilità alle valute, ha spinto molte persone ad appropriarsi di metalli preziosi quali oro, argento e platino. Così, l’industria elettronica deve affrontare una concorrenza inusuale: il privato cittadino che acquista materiali preziosi non in forma di gioielli, ma per investimento.

 

L’unica soluzione è dunque riciclare e risparmiare: evitare di comprare un cellulare nuovo ogni 5 anni (come in media invece facciamo) e possederne uno solo. Quello vecchio andrebbe immediatamente portato in un sito di riciclaggio qualificato: "Le persone dovrebbero innanzitutto sapere quali parti sono nocive e quanto, ad esempio in caso di riciclaggio elettronico non-professionale" dichiara Rüdiger Kühr, il segretario generale di Step (Solving the E-Waste Problem).

 

La difficoltà del riciclaggio di apparecchi elettronici, risiede nel fatto che i materiali sono presenti in piccolissime quantità, ma molteplici (60 in un solo cellulare). Nonostante ciò l’Istituto ambientale di Friburgo propone un traffico di materiali circolare, al posto dell’attuale impiego lineare. Per realizzarlo sarebbe necessaria una stretta comunicazione e collaborazione tra designer, produttori, consumatori e specialisti End-of-Life, in modo che tutti abbiano presente l’intero ciclo di vita di un apparecchio. ( Fonte: www.ilcambiamento.it)

 Autore: Elisabeth Zoja

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