Con tv, lavatrice e ferie non si conta la povertà - di Mauro Spignesi

http://new.caffe.ch/media/2013/08/20528_3_medium.jpgCi sono nove beni e disponibilità che bisognerebbe avere. Nove indicatori contenuti in un paniere per calcolare la "deprivazione materiale", ovvero le capacità "non monetarie" delle famiglie, quella spia che s'accende quando iniziano a mancare le risorse finaziarie. Per la statistica, basta non averne tre, di questi beni e si imbocca la strada della della povertà. Nella lista di cose che bisogna avere (vedi infografia in alto) ci sono pure la tv a colori e la lavatrice in casa. Ma c'è anche la possibilità di permettersi una settimana di vacanza all'anno, poter pagare il riscaldamento o far fronte a una spesa imprevista di 2000 franchi. Nell'ultimo studio dell'Ufficio federale di statitica (Ust) è emerso che in Svizzera in questa situazione di "deprivazione" ci sono 250 mila persone, che si aggiungono al milione  a rischio povertà e al mezzo milione povero per davvero (fra 30 e 50 mila in Ticino). Ma sono questi gli strumenti corretti per restituire un'istantanea più possibile fedele di una realtà sociale come quella elvetica?
"I criteri adottati sono in linea con quelli europei e servono per consentire un confronto omogeneo tra Paesi diversi", spiega l'economista Paolo Pamini: "I risultati ai quali portano però mi paiono esagerati. La verità è che c'è un grande interesse politico a montare statistiche dove affiora  un certo disagio economico, altrimenti non si potrebbero giustificare una serie di politiche sociali statali".
Politiche sociali che comunque garantiscono alla Svizzera una buona rete di protezione. "Quando si parla di povertà, come ha fatto l'Ust, bisogna partire da un dato: la nostra è una realtà privilegiata", premette l'economista Amalia Mirante: "Siamo un Paese che ha uno dei redditi pro capite più alti al mondo e uno Stato sociale molto presente. I dati svizzeri vanno letti in quest'ottica, perché il livello assoluto e relativo di povertà noi lo calcoliamo su una base elevata. Certo, senza dimenticare che ci sono anche da noi situazioni di disagio e povertà".
"Nella statistica - avverte Dante Balbo, responsabile del Servizio sociale della Caritas - tutto è molto relativo. Se io calcolo la povertà inserendo tra i parametri avere una lavatrice e non calcolo che in Svizzera è un elettrodomestico condiviso, evidentemente altero una realtà. Voglio dire che è difficile stabilire criteri statistici seri, universali. Alcuni parametri vanno calcolati tenendo conto del territorio, della situazione in cui uno vive". Per questo c'è sempre un balletto di cifre in questi studi? "Certo. Poi - aggiunge Balbo - noi abbiamo un Paese ricco, dove è difficile distinguere i sacrosanti diritti della persona da quelli di sostegno sociale che esistono perché il nostro Stato se lo può permettere".  Secondo Pelin Kandemir, deputata socialista attiva in diverse associazioni sociali, che ci sia un aumento della povertà relativa è un dato reale: "La crescita di persone in difficoltà, io la tocco con mano. Ma oggi c'è un nuovo fenomeno: le nuove generazioni  ereditano sempre più la povertà dai genitori. Non hanno più quello scatto in avanti nella scala sociale che ha caratterizzato gli ultimi decenni. Perché  chi ha salari bassi, determinati da una scarsa formazione, non riesce a garantire studi e attività extrascolastiche di qualità ai figli. Ciò rischia di essere un handicap di partenza. Più formazione significa garantire una futura condizione socio economico migliore alle famiglie".
Fonte: www.caffe.ch
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@maurospignesi

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