Con Renzi l'eterno pacs tra sinistra e capitale. Siamo alla 3° giunta imposta dalla Unione Europea - di Diego Fusaro e Adriano Scianca

http://www.intelligonews.it/wp-content/uploads/2014/02/fusaro-diego-11-300x205.jpgUna decina di giorni fa aveva parlato di Renzi nei termini del “vuoto che avanza”.Dopo i primi passi del sindaco di Firenze in qualità di premier, il filosofo Diego Fusaro non sembra aver cambiato idea sul personaggio. Anzi…

Fusaro, stiamo assistendo all’inizio dell’era Renzi. Il suo ingresso a Palazzo Chigi ha modificato il giudizio sprezzante che aveva dato del personaggio?

“In realtà lo ha confermato. Il governo Renzi è, innanzitutto, un governo che nessuno ha votato. È la terza giunta militare imposta dall’Ue, la democrazia è ormai di fatto scomparsa. Quanto a Renzi in persona, è il primo a dover essere rottamato. Malgrado il giovanilismo ostentato, è già vecchio dentro. Si tratta, infine, di una scelta che ribadisce un dato: la sinistra piace all’Europa. Viene quindi confermata la tragica e oscena connivenza fra capitale e sinistra. C’è poco da fare, bisogna dare ragione a Grillo”.

Si riferisce al siparietto durante le consultazioni?

“Certo. Grillo ha compiuto una parresia, ha detto quel che c’era da dire e cioè che con questa gente non si può più scendere a patti. Del resto lo abbiamo visto, è De Benedetti a dettare le regole al governo. E pensare che c’è ancora un popolo di sinistra che segue il Pd dandogli credito…”.

Primi passi, prima polemica. Si è partiti con la boutade di Del Rio, parzialmente smentita, a proposito dei Bot da tassare…

“Tipico. Chi volete che colpisca la tassazione dei Bot? I piccoli risparmiatori, non certo il gran capitale. Si vanno sempre a colpire i pesci piccoli, i lavoratori, le piccole imprese, non si pone mai in essere un’operazione di contenimento della grande finanza. In questo c’è una perfetta interscambiabilità fra destra e sinistra”.

Si colpiscono i piccoli risparmiatori, ma in compenso lo si fa con un tono molto sbarazzino, giovanile. Il giovanilismo è in effetti la cifra linguistica di questo esecutivo. Poi, però, i giovani in questione sono come Marianna Madia…

“Ma sì, siamo alle solite, è il finto giovanilismo a cui siamo abituati. I giovani in Italia hanno successo solo se sono raccomandati dai vecchi e il caso citato mi sembra emblematico. È incredibile che tutto ciò venga proposto da quelli che si vantano di essere per le pari dignità. È il solito discorso ipocrita”.

Accanto ai giovani, nel governo ci sono anche volti conosciuti. Pensiamo a Franceschini… 

“Una scelta semplicemente imbarazzante. Confermo quello che ebbi modo di dirgli durante una trasmissione televisiva: lui è un esponente di quello che Gramsci chiamava il “cretinismo economico”. Metterlo alla cultura è assurdo. Si è messo il calcolo alla cultura. In un momento in cui storia dell’arte e filosofia rischiano di sparire dai programmi si mette lui alla cultura: tout se tient”.

Un altro pilastro della retorica renziana: la sobrietà. La Smart, le maniche di camicia… La convince questo linguaggio?

“Per nulla. È una retorica volgarissima. Renzi vuole far credere di essere “uno di noi”. Non lo è affatto, è l’esatto contrario di questa vicinanza, lui è totalmente interno a una visione di classe e mediatica. Per mascherare ciò utilizza un linguaggio vergognosamente postmoderno, pieno di metafore calcistiche, e poi finisce sulle copertine di Vanity Fair…”

Intanto, mentre noi discutiamo dei vestiti delle neo-ministre durante il giuramento, all’economia finisce Padoan, l’uomo “che rassicura i mercati”.

“È la prova che questi sono il partito dei mercati. Devono convincere i tenutari del lager eurocratico, gli “specialisti senza intelligenza” di cui parlava Weber. È per questo che oggi, per i nemici del capitale, la sinistra di Renzi non può che essere il primo avversario”.

Fonte: intelligonews 

 

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