Community del futuro è fatta di " vicini 2.0" - di Ezio Rocchio Balbi

http://new.caffe.ch/media/2013/11/21068_3_medium.jpgSocial birthday per aperitivi in compagnia. Play group per la festicciola per bambini. Banca del tempo per mettere a disposizione ore libere e bacheca elettronica per scambi, prestiti di oggetti e strumenti vari. A prima vista sembra il lessico della bit-generation, quelli più abituati a scambiarsi informazione in rete che a fare quattro chiacchiere faccia a faccia. In realtà si tratta dei nuovi vicini di casa, anzi i "vicini di casa 2.0", quelli che capita di incontrare nella "social street", una via a metà tra l'antica solidarietà di quartiere e i nuovi rapporti comunitari creati sui social network.
Un risultato che oggi, dove praticamente non si conosce neanche chi abita sullo stesso pianerottolo, sembrerebbe impossibile. E che invece è stato pienamente realizzato da un giovane esperto di marketing bolognese, Federico Bastiani, che ha trasformato con un sito di Facebook ad hoc la via dove abita, via Fondazza, in un knowhow da esportare in tutte le città, Lugano compresa che pensa di adattare questo modello alla tradizionale Festa dei vicini in occasione del suo decennale. "Sinceramente non mi aspettavo tanto successo, ma evidentemente non mi ero reso conto di quanta voglia di socializzare ci fosse - dice al Caffè  Bastiani, fondatore della prima social street in Italia-. Mi ero appena trasferito qui, con moglie e bambino piccolo, e mi dispiaceva non conoscere nessuno. Ho aperto questo profilo Facebook privato, illustrando la mia proposta e dopo una settimana eravamo già in trecento che, da vicini di casa virtuali, siamo diventati vicini di casa reali. Lo so, è un po' paradossale aver disimparato a fare conoscenze di persona e poi riuscirci con un post online, ma è un'ulteriore dimostrazione di come la voglia di coesione non sia affatto estinta, anzi".
L'idea di favorire legami sociali e  occasioni per stare insieme, combattendo l'isolamento e l'esclusione, è pure alla base dell'iniziativa luganese della Festa dei vicini. "E lo consideriamo solo un primo passo, perché la logica è quella di abbattere delle barriere che non hanno motivo di esistere - nota Sabrina Antorini Massa del Dicastero integrazione e informazione  sociale di Lugano -. Se all'inizio, dieci anni fa, organizzavamo direttamente la festa, da anni invitiamo direttamente i cittadini ad organizzarsi, conoscersi, mettendo loro a disposizione la macchina organizzativa, gli inviti e gli stampati necessari. Nell'ultima edizione, a dimostrazione di come la voglia di coesione nello stesso quartiere ci sia eccome, si sono ritrovati più o meno duemila cittadini. E il bello è che ormai ci arrivano richieste anche da Comuni fuori dalla Grande Lugano, per questo studieremo come adattare il modello della social street, anche perché é bello che un social network una volta tanto aiuti ad alimentare conoscenze reali e non solo virtuali".
E il modello bolognese, anche da questo punto di vista ha funzionato benissimo. C'è una libreria da eliminare ma è un peccato buttarla in discarica? Si rompe il frigorifero e non si sa come salvare il cibo che è nel freezer? Si cerca una baby sitter all'ultimo minuto? L'ancora di salvezza sono i vicini di casa della social street. "C'è un aspetto sociale, etico, ma anche economico - spiega Bastiani -. Anche se il tutto è vissuto con molta dignità, perchè è difficile effettivamente ammettere di essere in difficoltà. Ma la voglia di socializzare esiste, indipendentemente da questo; c'è chi mette a disposizione oggetti, mobili, strumenti che sarebbe uno spreco inutile buttare via. Poi capita la coppia giovane, che ha appena avuto un bambino, e non ha un gran budget a disposizione. Basta segnalarlo alla social street ed ecco che, magari, salta fuori la carrozzina... un bel risparmio".
Fonte: www.caffe.ch

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