Come uno sguardo influenza una folla

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

http://www.lescienze.it/images/2012/04/24/114810219-c5400112-896c-4158-87e8-3c13ba51c012.jpgL'imitazione del comportamento di chi si trova vicino è un fenomeno noto in molti animali, per esempio negli stormi di uccelli, e si manifesta anche nell'uomo, basandosi principalmente sul tracciamento della direzione dello sguardo degli altri. Una ricerca ha studiato a fondo i meccanismi di contagio dell'attenzione visiva nelle persone, scoprendo che l'area che inconsapevolmente monitoriamo di continuo in un posto affollato ha un raggio di circa due metri.

E' di circa due metri il raggio dello spazio intorno a noi che monitoriamo con particolare attenzione quando ci troviamo in uno spazio affollato, inconsapevolmente pronti a reagire a un comportamento insolito di chi ci sta vicino. A stabilirlo è stato uno studio condotto da ricercatori delle Università di Oxford, della Princeton University e dell'Università di Uppsala, che ne parlano in un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

Per tutti gli animali sociali la capacità di percepire e interpretare il comportamento degli altri può essere fondamentale per la sopravvivenza: può dare indizi sui posti in cui è possibile trovare cibo o mettere in allerta di fronte al potenziale rischio costituito da un predatore o un aggressore. L’adeguamento al comportamento di chi è più vicino, come avviene nei banchi di pesci o negli stormi di uccelli, amplifica perturbazioni locali e permette la creazione di uno spazio sensoriale che va al di là del campo percettivo del singolo individuo, peraltro spesso limitato dalla presenza dei conspecifici nelle specie che vivono in gruppi piuttosto consistenti.

Uno strumento efficace con il quale gli individui valutano le caratteristiche del contesto locale in cui si trovano è il monitoraggio dell'attenzione visiva degli altri attraverso la determinazione della direzione del loro sguardo, un ambito di studi a cui etologi e psicologi hanno dedicato svariati studi. Per quanto riguarda l’essere umano, però, le ricerche si erano concentrate sull’analisi della funzione di questo strumento in ambiti ristretti, relativi per lo più all’interazione fra due persone. Ben poco si sapeva invece sul modo in cui il tracciamento dello sguardo altrui si propaga in un ambiente affollato e sul livello di impatto sull’attenzione visiva collettiva.
A iniziare a porre rimedio a questa lacuna hanno pensato Andrew C. Gallup e colleghi, che hanno utilizzato una serie di telecamere aeree per riprendere i modelli di tracciamento dello sguardo in una folla di pedoni, innescati da un piccolo gruppo di volontari in due contesti urbani. Uno degli esperimenti è stato condotto per esempio in una strada commerciale di Oxford, in Regno Unito, dove i volontari si sono fermati in un punto particolarmente affollato iniziando a fissare una delle telecamere sospese sopra la loro testa.

Un altro esperimento è stato realizzato in una stazione ferroviaria della stessa città, nella quale i volontari mostravano un comportamento che poteva suscitare sospetti, come tracciare su un blocco d’appunti una mappa del posto, fingere di filmare di nascosto la scena.

I ricercatori hanno rilevato che anche se i passanti mostrano di seguire le rispettive direzioni dello sguardo, non c’è uno specifico “numero critico” di persone che fungono da stimolo, superato il quale si inneschi automaticamente un “contagio” che coinvolga una parte significativa della folla presente. Per contro, gli autori hanno scoperto che le interazioni visive tra i passanti si  verificano prevalentemente all'interno di appena due metri di distanza e dipendono dalle caratteristiche spaziali e dal contesto sociale in cui ci si trova.
Fonte: www.lescienze.it

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