" Come cambiano i rapporti umani: lo rivelano sms e telefonate" di Daisy Yuhas

Pubblicato il da Cronache Lodigiane

http://www.lescienze.it/images/2012/04/25/102830420-5a6cd1c8-9672-4300-9e16-de75e9287b2e.jpgL'analisi delle telefonate e dei messaggi di testo di tre milioni di utenti europei suffraga la teoria che le relazioni femminili cambino con il cambiamento delle priorità biologiche, suggerendo che siano le donne a dirigere l'adattamento evolutivo degli esseri umani.

L'analisi di 1,95 miliardi di chiamate su telefoni cellulari e di 489 milioni di messaggi di testo rivelano che nel corso della vita uomini e donne seguono modelli di relazione diversi. I ricercatori sostengono in particolare che durante l'età fertile siano le donne a guidare il processo per la ricerca di un compagno e che poi orientino la loro attenzione verso la generazione femminile successiva.

I dati sembrano anche mettere in crisi alcune idee comuni su come si organizzano gli esseri umani. "Una diffusa ipotesi antropologica è che lo stato sociale ancestrale degli esseri umani sia stata una forma di patriarcato, ma non sono sicuro che sia così", dice Robin Dunbar, antropologo all'Università di Oxford e autore dello studio, pubblicato su “Nature Scientific Reports”.

Dunbar e un team interdisciplinare hanno esaminato i dati relativi al traffico telefonico da cellulari di un unico gestore in un paese europeo che non è stato non indicato. (La località è rimasta anonime per proteggere le identità degli utenti). I dati sono stati raccolti nell'arco di sette mesi, limitando lo lo studio delle telefonate tra utenti di età e sesso conosciuti; è stata così ottenuta una base di dati su circa 3,2 milioni di abbonati, ovvero circa il 20 per cento degli utenti di cellulari della nazione. In base all'ipotesi che gli amici - intesi come le persone con i rapporti più stretti - comunichino più frequentemente fra loro, il gruppo ha analizzato le prime tre amicizie di ogni utente, individuate in base alla frequenza di telefonate, per determinare i modelli dell'utente medio maschio e femmina nelle diverse età.

I ricercatori si aspettavano di trovare una "omofilia", cioè la tendenza a scegliere un amico dello stesso sesso. Invece, sembra che tra le varie forme di rapporto a trionfare sia quello romantico: i dati hanno rivelato che il migliore amico di una persona, in particolare fra i 20 e i 30 anni, è del sesso opposto e della stessa età.

Tuttavia, esistono notevoli differenze nel modo in cui uomini e donne comunicano con il proprio presunto partner romantico. In primo luogo, nella vita di una donna l'uomo rimane la persona a cui si telefona più spesso per circa 15 anni, rispetto ai sette anni nel caso degli uomini. Anche l'età del picco massimo di chiacchierate fra partner è diversa: 27 anni per le donne e 32 per gli uomini.

Dopo i 50 anni, però, le cose cambiano. La preferenza per un partner romantico si esaurisce sia negli uomini che nelle donne, e nella frazione dei più anziani presenti nel data base, entrambi i sessi cercano prima di tutto compagnia. Nelle donne, il rapporto con uomo è sostituito da una forte relazione con un'altra donna, di solito di una generazione circa più giovane. Dunbar e colleghi interpretano questo modello come un rapporto madre-figlia.
Coniugando la forte preferenza delle donne prima per un uomo e in seguito per una figura filiale, i ricercatori concludono che sia la biologia a plasmare il comportamento femminile, che influisce a sua volta sugli uomini. Dunbar ipotizza che le donne avviino e diano priorità alla relazione con un partner romantico più precocemente degli uomini, un comportamento che a poco a poco porta gli uomini a ricambiare. Questa relazione continua a essere la massima priorità per tutta l'età fertile della donna media, che successivamente rivolge la propria attenzione alla prossima generazione di donne che si avvicinano al periodo fertile.

"Probabilmente abbiamo sottovalutato l'importanza di queste reti di sostegno familiare", dice Dunbar, secondo cui l’attuale diminuzione della dimensione della famiglia potrebbe riflettere la mobilità delle donne moderne, che le isola dalla propria rete di sostegno materno. Ritiene inoltre che i legami tra madre e figlia e la forza dell’influenza di una donna sull'accoppiamento siano così forti da essere alla base delle tendenze naturali della società umana: "Credo che, a parità di condizioni, il modello sociale 'normale' degli esseri umani sia matrilineare".

I dati suggeriscono anche un differente modello di amicizia maschile. I tabulati telefonici suffragano la concezione comune che le donne abbiano intense amicizie di tipo uno-a uno, che si conservano e si modellano attraverso comunicazioni frequenti; in effetti, Dunbar ritiene che la comunicazione digitale, con i suoi messaggi istantanei e le sue forme veloci, sia (in genere) su misura per uno stile di amicizia femminile. Al contrario, i maschi, suggeriscono i dati, hanno un approccio molto diverso: a parte lo stretto rapporto degli anni romantici con una donna, hanno un numero più alto di amicizie sia con uomini sia con donne. Questa conclusione suffraga un popolare modello secondo cui gli uomini preferiscono legami di gruppi e attività condivise.

I modelli di amicizia maschile e femminile rilevati nello studio si conformano alle osservazioni già fatte da tempo in psicologia e in altri campi, ma alcuni ritengono che le più ampie interpretazioni biologiche siano troppo speculative. "Si tratta di dati molto interessanti", ha commentato lo psicologo dell'Università di Rochester Harry Reis, che studia le interazioni sociali umane e ha scritto molto su intimità e amicizia nei maschi e nelle donne. "Ma ci sono innumerevoli spiegazioni alternative per i modelli che sono emersi." Tra i casi in discussione ci sono le situazioni non romantiche in cui individui di sesso opposto comunicano di frequente, per esempio tra collaboratori o con un datore di lavoro. Un altro caso è la possibilità che il modello di relazione di una donna si sposti con l'età perché nel corso della vita può aver perso il partner per la sua morte o per un divorzio.

L'antropologo Daniel Hruschka dell'Arizona State University a Tempe, che ha scritto un libro sull'evoluzione dell’amicizia nelle diverse culture, è stato colpito dalle somiglianze piuttosto che dalle differenze nei dati sugli uomini e sulle donne. "Nel loro periodo iniziale di riproduzione uomini e donne chiamano il sesso opposto molto più di quanto non facciano più tardi nella vita", osserva Hruschka, aggiungendo che anche i modelli madre-figlia sono più deboli di quanto si aspettasse. I dati suggeriscono che sia gli uomini sia le donne dividano il loro tempo chiamando i figli e i coniugi. "Queste differenze sembrano piuttosto piccole rispetto agli stereotipi imperanti sulla frequenza con cui le donne comunicano con i bambini."

Dunbar, che sta per pubblicare un saggio in cui confronta le differenze dei rapporti fra uomo e donna nelle diverse culture, ipotizza tuttavia che i modelli identificati siano universali, il che però non significa che si applichino a tutti. "Il nostro problema, in un certo senso, è che stiamo guardando delle medie", dice Dunbar. Le persone che non sono conformi alle ipotesi dello studio, per esempio le donne senza figli, si presume che siano una minoranza. "Sono senz'altro lì da qualche parte, ma è un dato che probabilmente non riusciremmo a distinguere.”
( Fonte: www.lesienze.it)
(L'originale di questo articolo è apparso su "Scientific American" il 20 aprile 2012; riproduzione autorizzata.)

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