Codogno. Ospedale: la pediatria è in ginocchio

Il reparto di pediatria di Codogno in ginocchio. La responsabile del servizio, Clara Lusardi, ha dato le dimissioni. E il sindacato lancia l’allarme sul futuro del reparto e di tutto l’ospedale. Il personale dedicato ai bambini già ridotto all’osso, senza la Lusardi, stimata professionista e punto di riferimento per molti ammalati del territorio, sarà ridotto a 3 unità: un solo medico strutturato e due incaricati. Un ospedale da 800 parti all’anno potrà reggere senza un supporto pediatrico? Il quesito sorge spontaneo e a porlo è la rappresentante sindacale della Uil Rosy Messina. «Perdere la Lusardi - dice - non è un fatto di poco conto. È un medico con vent’anni di servizio, molto apprezzata. A Codogno stanno succedendo strani episodi. Già per due volte hanno mandato dei fattorini a prendere l’ecografo dell’ostetricia, per portarlo a Lodi. Ci chiediamo come mai. Quello è l’unico apparecchio destinato alla diagnosi precoce. Il servizio ha un altro ecografo, ma vecchio e inadeguato per certe funzioni, che più volte ha lasciato a piedi gli operatori. Ci chiediamo quale sia la strategia in atto. Se intendono sguarnire il servizio per chiudere le attività lo dicano chiaramente». Ma le critiche non finiscono qui.

La Messina si chiede come mai «la Regione abbia riconfermato l’attuale amministrazione aziendale. Cercano di portarci via le apparecchiature per gli esami - commenta - e lasciano andare via la Lusardi, che è una brava professionista senza nemmeno interrogarsi sul motivo delle dimissioni. Quali mamme andrebbero a partorire a Codogno sapendo che la pediatria è debole e mancano i servizi adeguati per i controlli? Pensano forse che le utenti vadano a Lodi? La popolazione della Bassa preferisce spostarsi su Piacenza e Cremona». Poi la rappresentante sindacale della sanità torna a ribadire la sua preoccupazione per la mancanza dei primariati. «Gli unici primari destinati solo all’ospedale di Codogno - dice - sono il chirurgo Renato Pricolo, l’internista Luciano Fugazza e il responsabile del pronto soccorso Maurizio Buvoli. La sensazione è che trattino l’ospedale di Codogno non come un polo per acuti, ma come l’infermeria della Bassa. Senza primariati l’ospedale non ha alcun prestigio. Andiamo avanti per inerzia, ma la gente vuole la professionalità. Perché non nominano il primario in ortopedia o in cardiologia e non si decidono a sistemare l’ospedale?».

Messina si chiede anche che fine abbia fatto il lascito di 430mila euro donato al presidio codognese. «Come sono stati investiti quei quattrini? Non dico che debbano essere destinati per forza ai primari, ma se servono per questo motivo perché non farlo?. Abbiamo dei bravi professionisti - dice -, dobbiamo metterli nelle condizioni di lavorare bene. Le incertezze non aiutano. I pazienti hanno bisogno di operatori pieni di entusiasmo. Come si fa a tenere aperto un punto nascite da 800 parti senza pediatri?». La Lusardi, contattata, «al momento preferisce non rilasciare alcuna dichiarazione». Con le sue dimissioni però la gestione del reparto è un enigma. Non è la prima volta che il reparto di pediatria di Codogno si trova in difficoltà per la carenza di personale, ma questa volta è la stessa facente funzioni ad andarsene. Clara Lusardi, fino all’inizio del 2000 al Maggiore, è stata nominata facente funzioni nel reparto di Codogno.

Apprezzata da moltissime famiglie, per disponibilità umana e professionalità clinica, in ospedale, per anni, si è sobbarcata turni diurni e reperibilità notturne senza soluzione di continuità, a causa della carenza di personale. Il reparto, che ruotava intorno a lei, ora si trova in difficoltà. Secondo il direttore sanitario di presidio Valerio Tagliaferri però non c’è alcuna volontà di svuotare l’ospedale. «La cosa importante, per me - dice -, è che ci siano dei responsabili, se poi non si chiamano primari poco importa. Per capire cosa succederà alla pediatria bisogna aspettare che siano nominati il direttore sanitario e amministrativo dell’Azienda ospedaliera. Adesso è prematuro. Del resto, la politica della Regione Lombardia è quella di autorizzare solo un certo numero limitato di primari all’anno e i direttori generali hanno le mani legate».( Fonte: www.ilcittadino.it/ Autore: Cristina Vercellone)

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