Civati: «La politica italiana non sia solo immagine e potere»

Dalla Stazione Leopolda di Firenze al Caffè Letterario di Roma. Due mesi fa i rottamatori, Pippo Civati e Matteo Renzi, erano pronti a rivoluzionare il Pd, ma qualche sera fa Roma ad indicare “la Giusta direzione” Renzi è assente. Ufficialmente impegnato per Pitti, più credibilmente non presente perché «non vuole fare una corrente», di fatto abbandona il consigliere regionale lombardo Civati. Ma davvero alla fine i rottamatori sono già rottamati?

Civati, si è consumata la rottamazione all’interno dei giovani dem? Con Renzi sulla Fiat vi siete trovati su posizioni diverse, se non opposte. È la dimostrazione che l'età non può essere l'unico discrimine per tenere insieme un progetto politico?
Per fare una battuta non siamo una corrente e soprattutto siamo coerenti. Io e Matteo abbiamo posizioni diverse sulla questione Mirafiori, ma non significa che non possiamo condividere un percorso politico. L’età non è un discrimine, noi parliamo di una generazione. Quello che vorrei è una politica più serena, che eviti le polemiche di una settimana costruite su ogni singola battuta e soprattutto mi auguro di confrontarmi con Matteo sul caso Fiat. Se guardiamo la diversità di opinione con le lenti del passato, basta una polemica per offendersi e far finire tutto. La nuova politica è anche dimostrare il disaccordo e confrontarsi, senza per questo perdere di vista il progetto comune.


Siete nati e cresciuti nella vita e nella politica negli anni del berlusconismo. Qualcuno nel centrodestra si autodefinisce Berlusconi generation, ma sono tutti gli italiani under 40 a essere condizionati dai sogni comunicativi e politici del Cavaliere. Da dove ripartire per raccontare e rappresentare un'altra Italia, un'Italia post-berlusconiana?
I nostri dirigenti parlano solo ora di emergenza democratica, come se Berlusconi fosse arrivato adesso. La verità è che se si votasse nel 2013 andrebbero al voto persone nate e cresciute dopo la discesa in campo di Berlusconi. Il nostro obiettivo è proprio quello di costruire e rappresentare una nuova Italia, dando una nuova interpretazione del Paese. Con il progetto “Prossima fermata: Italia” vogliamo fare una politica diversa, rappresentando una generazione che non si riconosce nel berlusconismo, nella politica come immagine e potere. Una generazione pronta per una fase nuova e un’Italia diversa.


A proposito di giovani, sul tuo blog stai realizzando, tramite un lavoro collettivo, un Manifesto partito dei giovani. Cosa ti hanno chiesto i giovani? Quali sono i loro suggerimenti?
L’obiettivo del Manifesto è quello di dare finalmente rappresentanza a un’intera generazione che non ce l’ha. Basti pensare che il Pd, un partito progressista, è scelto solo dal 20% degli under 55. Il Manifesto è un invito a considerare i giovani, le loro proteste e le loro necessità. Sono privi dei diritti di cui godono i loro coetanei europei. Parlare dei giovani significa parlare dei problemi strutturali del paese. Riequilibrare gli investimenti verso crescita e sviluppo, dare lavoro, prendere atto che la concezione della famiglia è cambiata e che i single e le coppie di fatto non possono avere meno diritti, mettere in piedi un vero ricambio generazionale. ( Fonte: sito farefuturo)

Autore: Lina Urbani

 

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