" Ci vorrebbe un “pellegrinaggio” a Bascape’. " Una riflessione di Don Luigi Gatti, Parroco di Turano Lodigiano

http://locali.data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/gloc/la-provincia-pavese/2011/03/26/jpg_3783422.jpgMaggio in Italia è un mese di relazioni e rapporti annuali, è un mese di feste, di classifiche, prime comunioni, cresime, matrimoni anzi di anniversari di matrimoni perché oggi sposarsi e avere un figlio è diventato un azzardo, mentre solo qualche anno fa era una gioia e quasi un investimento

 

Dovrebbe essere un mese bello e invece ci carica sempre più di pensieri “interrotti” che quest’anno sono tre in particolare: l’immigrazione, la giustizia e il problema degli abusi.

 

- L’immigrazione. Il mondo sarebbe diverso se avessero ascoltato il grande Enrico Mattei, il quale sosteneva di lasciare un giusto margine di guadagno ai popoli e alle terre da cui si estraeva il petrolio, che sarebbero oggi un po’ meno poveri e forse anche il fenomeno migratorio “attenuato” o perlomeno bloccato all’origine perché deve essere duro per tutti dover lasciare la propria terra. Dobbiamo sforzarci di riflettere sull’origine dei fatti oltre che prendere atto delle conseguenze.

- Le sette sorelle, le multinazionali che oggi chiamiamo poteri forti, si opposero e il cattolico Mattei “precipitò”, con l’aereo, nei campi di Bascapè laddove appunto si dovrebbe fare una volta all’ anno un viaggio della memoria.

- La giustizia. Tutti diciamo che in Italia è un problema non certo o non solo per i motivi di chi l’ha sollevato. A fronte dei pochi magistrati cui è stata tolta la vita per il loro lavoro dobbiamo constatare che in questi 150 anni la giustizia fa acqua da tutte le parti mentre la mafia fa affari da tutte le parti. Tutti vediamo la lentezza e il costo della giustizia che è destinato ad aumentare in quanto ha sempre più bisogno di intercettazioni e di telecamere nascoste, che a volte sono come un tribunale senza appello… Se uno sbaglia deve finire in carcere e non sotto un treno per la vergogna.

Anche il costo di un detenuto di circa 250 euro al giorno, non dice che solo dieci, forse anche meno, vanno ai detenuti mentre il resto va per la custodia e per il “palazzo della giustizia”

- Gli abusi sessuali. Ne parlo non senza qualche timore perché è certamente più comodo defilarsi. Le cronache ci scaricano particolari così agghiaccianti da chiederci se non bisognerebbe intervenire prima per tutelare le vittime degli abusi correndo anche il rischio di rendere più sintetica l’istruttoria in corso. Alla chiesa viene chiesto di collaborare con le forze competenti ma non sarebbe bello che anche la magistratura lo facesse? Certamente ci sono dei passaggi vincolanti quando c’è di mezzo il penale per cui non é possibile semplificare troppo, quando non si corre il rischio di venire a sua volta indagati. La domanda sorge spontanea ma come sappiamo la risposta sta solo negli “atti processuali” che tutti dobbiamo accettare.

- Non è preoccupante che la chiesa debba aspettare sempre il pm di turno per scoprire un prete malato e dipendente della cui ‘tripla’ vita tutti sembravano a conoscenza, tranne chi di dovere? La visita pastorale e il rapporto personale con i preti non sono forse uno strumento più evangelico dello “sportello” delle denunce tanto auspicato? E un po’ più di fraternità e di vita comune fra i preti non sarebbero d’aiuto, di ‘prevenzione’ o di ‘contenimento‘ così che la solitudine che il celibato comporta non diventi una sofferenza in più? E quando la giustizia ha fatto il suo corso, condannando persone già condannate dalla vita, rimane il problema degli autori della violenza e delle vittime. Non bastano i progetti sui ‘sex offenders’ bisogna tirare fuori la ‘differenza cristiana’ e la chiesa deve tentare un approccio diverso al problema degli abusi uscendo dall’angolo in cui si è messa nel timore di un nuovo dossier, sempre pronto ad ogni… otto per mille.

Don Luigi Gatti

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