Chirurgia d’avanguardia per abbattere le barriere

La tecnologia di domani al servizio della disabilità, per ridare una vita nuova e cancellare le barriere sociali che talvolta si vengono creando. Una chirurgia all’avanguardia, intelligente e sensibile a chi si trova in grande difficoltà.

Come nel caso di Argus II, l’occhio bionico.

Un insperato miracolo della chirurgia ha parzialmente restituito la vista a un paziente del Moorfield’s Eye Hospital di Londra, cieco da 30 anni.

L’occhio bionico è in realtà un processore montato su occhiali da sole, che invia in forma di dati le immagini catturate via wireless attraverso un cavo molto sottile a un sistema di elettrodi collocati sulla retina.

Quando questi elettrodi sono stimolati inviano messaggi lungo il nervo ottico al cervello, in modo che l’uomo è in grado di distinguere contorni luminosi e punti scuri corrispondenti agli elettrodi stimolati.

Oppure il caso dei mutilati di guerra. La frase sembra un po’ old-fashioned, da Prima Guerra Mondiale, ma purtroppo è ancora di grande attualità. Il dipartimento della Difesa statunitense, in collaborazione con l’esercito, sta mettendo a punto un programma per migliorare sensibilmente la qualità della vita dei veterani di Afghanistan e Iraq che hanno riportato mutilazioni o ferite di guerra.

Si tratta di protesi collegate a nervi veri, comandate direttamente dal sistema nervoso e in grado di ri-donare sensazioni vere. Già dal 2007 un team internazionale guidato dal laboratorio di Fisica applicata della Johns Hopkins University sta lavorando per creare braccia artificiali che funzionino esattamente come quelle naturali. Il primo nato da questo progetto si chiama Proto 1, è un vero e proprio arto da controllare naturalmente, dotato di percezione tattile e un livello avanzato di libertà di movimento.

Proto 1 viene congiunto ai nervi residui degli arti amputati, mentre la sperimentazione addirittura prevede che le regioni di muscoli inutilizzati in prossimità delle parti ferite siano trapiantate collegandole direttamente alle sezioni elettroniche delle protesi.

Ci auguriamo che i ricercatori si diano da fare, per eliminare le barriere culturali, cambiare la percezione di disabilità e migliorare la vita delle persone che hanno subito danni o menomazioni permanenti. ( Fonte: http://smartercity.liquida.it)

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