Chi fa davvero il bene dell’Italia e chi invece fa il suo male. La teoria del complotto

A prescindere dai contenuti delle rivelazioni di WikiLeakes che riguarderebbero l'Italia (e altri Paesi), sembra incredibile che vi sia qualcuno che possa davvero credere all'esistenza di una sorta di "spectre" il cui scopo sarebbe quello di colpire l'immagine del nostro Paese e di abbattere, di conseguenza, il suo premier. E invece, come dimostra il comunicato emesso dal Consiglio dei ministri sulla vicenda, la teoria di un complotto ordito a livello planetario contro l'Italia è stata elaborata e resa pubblica addirittura dal governo.

 

L'accusa non è generica, ma circostanziata. Per deturpare l'immagine del Bel Paese, la "spectre" - questa di fatto l'accusa - avrebbe usato e fatto girare in tutto il pianeta - si deve ritenere con la complicità di agenti italiani - foto e video dei rifiuti che sommergevano, e sommergono ancora, le strade di Napoli (nonostante le assicurazioni - ma questo lo aggiungiamo noi pur essendo estranei al complotto - date in più occasioni negli ultimi due anni da Silvio Berlusconi, secondo cui il governo avrebbe risolto il problema ora in tre giorni, ora in dieci, ora in un paio di settimane). Non contenta di Napoli, la "spectre" avrebbe speculato pure sul crollo - ha fatto anch'esso il giro del mondo - della Casa dei Gladiatori a Pompei.

 

E, da ultimo, si sarebbe gettata a capofitto sullo scandalo che ha investito Finmeccanica, la holding italiana che si occupa di aeronautica, elicotteristica, spazio, energia, trasporti ed elettronica per la difesa e la sicurezza, alla quale i pubblici ministeri della Procura di Roma hanno contestato, fra gli altri, reati come la frode fiscale e la dazione di mazzette a politici. Uno scandalo che nelle ultime ore ha coinvolto anche un'altra importante azienda italiana, l'Enav, una Spa di cui è azionista il ministero dell' Economia, che si occupa della gestione e del controllo del trasporto aereo civile nazionale.

 

Tradotta in soldoni, la tesi del governo è che la responsabilità di avere danneggiato l'Italia nel mondo va attribuita non a chi quei fatti ha contribuito a determinare per incuria o incapacità manageriale o per una gestione aziendale un po' troppo disinvolta (se le accuse agli uomini di Finmeccanica saranno dimostrate nei processi), ma a chi ne ha dato, ne dà e ne darà conto alla pubblica opinione. Si ripete l'accusa che fu fatta a Roberto Saviano per avere spiegato in "Gomorra" cosa è, come si muove e prospera la camorra in Campania: "Fa una cattiva pubblicità all'Italia nel mondo", disse di lui il presidente del Consiglio Berlusconi.

 

Ora, di chi parla dei rifiuti di Napoli o dello stato pietoso in cui versano siti archeologici come quello di Pompei, si dice che "non vuole bene all'Italia". E un ministro arriva a sostenere che "è veramente scandaloso che vi siano italiani che pur di dare addosso a Berlusconi facciano il tifo perché l'Italia crolli" (Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione).

 

Stando a questo modo di ragionare, il bene dell'Italia lo fanno non coloro che ne denunciano i mali, così che questi, una volta estirpati, possano rendere migliore il Paese agli occhi del mondo. Il bene lo farebbero invece gli altri, quelli che negano ad esempio la crisi economica, o l'aumento della disoccupazione, o che sostengono che il crollo della Domus dei gladiatori è dovuto alla vetustà della struttura, o che il problema dei terremotati dell'Aquila è stato risolto alla grande, così come quello rifiuti a Napoli. Lo scandalo non è rappresentato dalle critiche, giuste o sbagliate che siano, rivolte a un presidente del Consiglio - ve ne sono sempre state, più o meno condivise, nei confronti di tutti quelli che hanno preceduto l'attuale. Lo scandalo, al contrario, è che un ministro arrivi a dichiarare che coloro che giudicano non adeguato alla guida di una nazione un premier, in realtà auspicano che quella crolli.

 

E' scandaloso anche che un ministro della Repubblica italiana, e poco importa se di propria iniziativa o su richiesta di qualcuno a cui non poteva dire di no, per soddisfare le ambizioni di un'attrice bulgara abbia fatto spendere allo Stato italiano, e quindi ai contribuenti, 400 mila euro. Soldi che sono serviti, secondo una documentazione ufficiale resa pubblica dal ministro del governo della Bulgaria, per ospitare al Festival del Cinema di Venezia lei insieme a 40 suoi connazionali giunti in volo da Sofia, per assegnarle un premio nel corso di una cerimonia per pochi intimi, in una sala abbastanza defilata rispetto alla sede della Mostra (se per pudore o perché tutte le altre sale erano impegnate, non si sa).

 

Il ministro in questione si chiama Sandro Bondi. Lo stesso che non accettò di andare a Cannes, dove avrebbe dovuto rappresentare l'Italia, in segno di protesta contro gli organizzatori di quella Mostra del cinema, che avevano deciso di proiettare, fuori concorso, un film documentario di Sabina Guzzanti sulla ricostruzione dell'Aquila terremotata. "Deturpa all'estero il buon nome del nostro Paese", bollò il documentario Sandro Bondi. Concetti, come si vede, che tornano.

Ecco, sono atteggiamenti come questi che fanno davvero male all'Italia. Non le denunce dei suoi mali. ( Fonte: www.americaoggi.info)

Autore: Alfredo Orlando 

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