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C’è un nuovo, potente antidepressivo in circolazione. Si presenta sotto le sembianze di un
diario perpetuo dall’ingannevole titolo Che gioia vivere (Elèuthera, 2011, 160 pp, 14 Eu) redatto dallo scrittore e giornalista finlandese Pierre Enckell, già autore di eccentrici
dizionari dedicati alle onomatopee o ai nomi di cane.
Qui Enckell ha raccolto e incasellato in ciascuno dei giorni dell’anno 365 frasi estratte dal diario di centoventi autori letterari di tutte le epoche
(fra i più presenti Franz Kafka e Lev Tolstoj) ispirate ai più neri stati d’animo e alle peggiori condizioni fisiche, ciascuno scritto nel giorno dell’anno in cui compare nel diario. Una
carrellata di umore nero, lamentele, commiserazione e ipocondria che è stata ideata con un duplice scopo: da un lato mettere alla berlina l’abitudine di considerare opera d’arte degna
di pubblicazione qualsiasi manifestazione grafologica partorita da un grande scrittore perché se non è proibito a nessuno di utilizzare la scrittura come valvola di sfogo per le proprie
pene e preoccupazioni, è proprio necessario diffondere in migliaia di esemplari il più piccolo raffreddore?.
L’altra finalità, indicata anche dal poeta Valerio Magrelli su Repubblica del 30 dicembre 2011, è quella di ingenerare nel lettore di questa
imponente mole di note depressive un inaspettato effetto catartico rivolto al sorriso e all’ottimismo.
Posso personalmente testimoniare l’efficacia terapeutica del diario: ricevutolo in dono natalizio da un’amica spesso sollecita nell’indicarmi atteggiamenti più propositivi nei confronti dei travagli professionali, già dalla prima nota di Benjamin Costant che compare al primo gennaio Non ho fatto niente. Ho solo sofferto di reumatismi, mi ha messo inspiegabilmente di buon umore. Bisogna provare: vagare fra i giorni dell’anno in compagnia dei lamenti di Tolstoj per le notti insonni o il mal di denti, delle intemperanze intestinali di Che Guevara o della noia di Raymond Queneau risulta paradossalmente spassoso, provocando, per il gioco degli eccessi, uno stato d’animo opposto a quello lamentato dai letterati.
Spesso l’insofferenza degli scrittori si rivolge contro la stessa abitudine di tenere un diario e produce gemme surreali come quella del 14 febbraio 1940
attribuita ancora a Queneau Questo diario mi risulta sempre meno interessante o la nota datata 29 febbraio 1897 di Tolstoj Ieri era il 28. O ancora, Oggi, niente come
scrisse Cesare Pavese il 25 aprile 1936.
Non mancano poi profonde lamentazioni per problemi fisici, fra le quali un misterioso Ieri sera mi sono slogato il pollice destro di Victor Hugo
del 16 novembre 1847, o per il cattivo tempo che sembra affliggere membra e menti di parecchi autori. O, infine, per una diffusa apatia che impedisce di scrivere e costringe a letto fino a
tarda mattina.
La mia preferita, per efficacia simbolica ed effetto consolatorio, è però quella che inaugura il mese di maggio, a firma dello scrittore e sceneggiatore francese Jean Marie Gourio: Quest’anno ho preso la decisione di smettere di invecchiare. Non ho resistito nemmeno un secondo: figurati che forza di volontà. ( Fonte: www.mentelocale.it)
Autore: Andrea Baroni
Che gioia vivere. Diario perpetuo per depressi e ipocondriaci (Elèuthera, 2011, 160 pp, 14 Eu) di Pierre
Enckell
In questo irriverente diario di viaggio nella condizione umana, scandito come un calendario perpetuo che lascia ampio spazio ad
annotazioni auspicabilmente in controcanto, ogni nuova giornata offre un appunto sconsolato ripreso dai diari, tutti rigorosamente editi, di oltre centoventi scrittori - da Tostoj a Kafka, da
Simenon a Dali, da Che Guevara a Twain - alle prese con le piccole noie dell'esistenza quotidiana. Un esilarante piagnisteo d'autore, in cui banalità e lamenti formano un monologo che annulla
le differenze tra un autore e l'altro in una maniacale attenzione per le proprie condizioni fisiche e i propri stati d'animo. Insomma, un florilegio quotidiano di involontario umorismo nero che
in realtà funziona come un potente antidepressivo a rapido effetto catartico.
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