" Charities: aumentano i bisogni e diminuiscono le risorse" di Vincenzo Comito

http://www.finansol.it/wp-content/uploads/2013/01/researching-a-charity3-donation-can.s600x600.jpgDiverso tempo fa abbiamo dedicato su questo stesso sito qualche articolo all’influenza negativa che l’attuale crisi stava avendo nel mondo sugli enti di beneficenza. Oggi, dopo che è passato ormai parecchio tempo rispetto a quelle note, vogliamo in qualche modo aggiornare l’analisi andando a vedere quali sono le principali, comunque negative, tendenze più recenti in atto sull’argomento.

Si può, in generale, in effetti intuitivamente presumere che la crisi abbia visto crescere i bisogni di intervento da una parte, mentre dall’altra abbia visto restringersi la dotazioni di fondi disponibili per farvi fronte. Ed è in effetti quello che è successo e continua nella sostanza ad accadere. Una delle cose più importanti e più sconvolgenti che va, in generale, registrata sull’argomento è quella che la povertà assoluta che si pensava, sino al 2007,  fosse ormai in via di estinzione in occidente, è invece diventata con la crisi un elemento importante, mentre minaccia di apparire come permanente,  del quadro economico, sociale, politico, con cui oggi abbiamo a che fare.

Si moltiplicano così le file davanti ai restos du coeur francesi, o davanti alle mense della Charitas italiana, o anche nei breakfast club per i bambini in Gran Bretagna, mentre i giornali francesi hanno registrato molto di recente che ormai circa un quarto della popolazione di quel paese è a rischio povertà. Questo senza ricordare con troppo  dettaglio che in un paese come la Grecia sono tornate malattie che si credevano ormai estinte, dalla tubercolosi alla malaria e che nello stesso paese le pensioni anche delle fasce di  popolazione più bisognosa sono state tagliate di ben cinque volte nell’ultimo periodo.

Di fronte a questo quadro sempre più desolante, risultato, più e oltre che della crisi, delle perverse politiche di austerità perseguite in particolare dai governi di quasi tutti i paesi europei, dalla Grecia, alla Spagna, dalla Gran Bretagna all’Italia, naturalmente le risorse messe a disposizione dal settore pubblico come da quello privato per affrontare questi problemi si vanno rapidamente prosciugando. Ma vediamo qualche dettaglio sull’argomento ricorrendo alla stampa economica. Così, come appare da un articolo pubblicato sul Financial Times del 23 dicembre 2012, a firma di Robin Wiggelsworth, in Gran Bretagna solo nel 2012 le donazioni private si sono ridotte del 15% in termini reali, scendendo a 9,3 miliardi di sterline, il calo più rilevante degli ultimi otto anni. Negli Stati Uniti le donazioni di valore superiore a 1 milione di dollari si sono ristrette per cinque anni consecutivi, passando da un totale di 43 miliardi di dollari nel 2007 a soli 11 miliardi nel 2012. Naturalmente nei due paesi citati anche i sussidi pubblici si sono ridimensionati.

Sono trascinate nel vortice delle difficoltà non solo le piccole organizzazioni di assistenza locali, ma anche le grandi strutture internazionali del settore. Così l’Unicef certifica che le sue entrate si sono ridotte del 7% nel 2012, scendendo a 3,4 miliardi di dollari; lo stesso trend, più o meno, si può registrare, secondo la stessa organizzazione, per le altre grandi organizzazioni internazionali del settore. Qualcuno avrà notato, negli scorsi mesi, a questo proposito, in molte piazze italiane, la presenza di molti giovani con le insegne della stessa Unicef, che cercavano di raccogliere fondi tra i passanti. Si tratta di una delle azioni di emergenza messe in opera di recente dall’organizzazione per cercare di parare in qualche modo il colpo.

Bisogna peraltro segnalare che si possono registrare  anche dei movimenti in  controtendenza; così, per quanto riguarda il sostegno pubblico, viene messo  in rilievo da parte della stessa Unicef ed anche  di Médecins Sans Frontières  un aumento del sostegno finanziario da parte di diversi paesi emergenti, così come di alcuni paesi occidentali le cui economie sono rimaste abbastanza prospere. Si segnalano in particolare, a questo proposito, i casi del Brasile, dei paesi scandinavi, della Svizzera, mentre si registra invece un crollo degli stanziamenti da parte dei paesi del Sud Europa.

Tutte le previsioni concordano poi sul fatto che il 2013 dovrebbe vedere un ulteriore, importante, calo nelle cifre sopra indicate. Come si può vedere, il quadro delineato appare abbastanza desolante e senza grandi speranze di miglioramento a breve termine. Anche in questo caso, solo con molta buona volontà o con una grande dose di autosuggestione qualcuno può intravedere una luce in fondo al tunnel.

Fonte: http://www.finansol.it/?p=7137#more-7137

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