" Cgil, era piccolo sciopero. Ora ha un grande motivo: i licenziamenti " di Lucio Fero

http://www.newseconomia.com/wp-content/uploads/2011/03/sciopero11marzo.jpgEra uno sciopero senza motivo, sciopero d’istinto, di rabbia, di rito e di forza impotente. Fino ad ieri. Ma oggi un motivo chiaro e netto lo sciopero della Cgil ce l’ha, glielo ha dato il governo per mano e volontà di Maurizio Sacconi. Il governo ha detto: di questi tempi, basta. Basta con l’impossibilità sempre e comunque di licenziare, anche quando l’impresa non ce la fa più. Basta con l’affogare tutti insieme impedendo all’impresa di gettare “zavorra”. Basta con il mondo che c’era prima, piaccia o non piaccia. Ragion per cui se un sindacato che ha la maggioranza degli iscritti in azienda firma un accordo aziendale che salta e ignora le regole dei contratti nazionali, si può fare. Anche se serve a licenziare. Governo dal pugno duro, che non guarda in faccia a nessuno.

 

A nessuno? I farmacisti sono stati salvati dalla liberalizzazione, gli avvocati hanno in Parlamento una legge che li salva da ogni ipotesi di concorrenza, i proprietari di patrimoni immobiliari restano a vivere, ci mancherebbe, nel mondo prima…Il pugno duro il governo lo mostra e lo cala solo sugli operai, anzi sui dipendenti delle aziende. Anzi, a guarda bene, il governo soprattutto il pugno lo cala sulla testa della Cgil. La Cgil dei “comunisti” cui Sacconi ha giurato farà fare la fine di Cartagine. E’ la missione della sua vita, vendicare la memoria del Psi e di Bettino Craxi dai comunisti. E quindi Sacconi così governa: mi metto d’accordo con Cisl e Uil e la Cgil la faccio fuori. In un eccesso di zelo ed ebbrezza creativa Sacconi ha confezionato la norma di legge che dice: un contratto aziendale sempre batte e vale di più dewl contratto nazionale. La cosa imbarazza, messa così, anche Bonanni ed Angeletti. Ma Sacconi è un vero statista e ha voluto cogliere l’attimo. Con sapienza e maestria, nel momento in cui la Cgil proclamava per domani sei settembre uno sciopero generale che non convinceva neanche tutta la sinistra e che rischiava di restare tanto isolato quanto rabbioso, Sacconi ha regalato alla Cgil un motivo, un buon motivo. Ha regalato alla Camusso la parola d’ordine di sicura presa del “No ai licenziamenti”. Ha regalato alla Cgil un’adesione allo sciopero da parte anche di chi della Cgil non è. Ha regalato a un paese nervoso e teso un buon motivo per azzuffarsi. Perfino Confindustria ha detto sì all’ultima di sacconi ma ha fatto capire che ora, qui e così, non era il caso.

 

Ora la Cgil sciopera contro i licenziamenti al di fuori del contratto nazionale. E quando martedì un cittadino non troverà il bus o il treno o l’aereo non se la prenderà con il “solito” sciopero ma saprà, avrà all’ingrosso sentito che è contro la “libertà di licenziare”. Susanna Camusso, la Cgil e i “comunisti” non potevano sperare di meglio: quel Sacconi lì è proprio il ministro perfetto contro cui scioperare. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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