Celiachia, sempre più casi. Il 20% delle diagnosi sono sbagliate

Celiaci non si nasce, si diventa. La frequenza della celiachia è in costante aumento e l'intolleranza al glutine compare sempre più spesso fra gli adulta o addirittura fra anziani. Tanto da avere indotto l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) a lanciare un appello a prestare attenzione ai segni della celiachia proprio fra queste fasce di età e non solo fra i bambini.

 

L'ipotesi giudicata dagli esperti la più attendibile sarebbe legata ai fattori ambientali: il consumo abbondante e pressochè esclusivo di farine fatte con grani ad alta resa per la produzione nei campi ma molto ricchi di glutine tossico, sono probabilmente alla base della perdita della tolleranza al glutine in età avanzata. Secondo i dati raccolti da ricercatori italiani del Center for Celiac Research dell'università di Baltimora, negli Stati Uniti, il numero delle nuove diagnosi fra gli over 60 è raddoppiato in 15 anni.

 

I dati arrivano da un ampio studio epidemiologico condotto da ricercatori italiani dell'università di Baltimora, negli Stati Uniti, in collaborazione con l'università Politecnica delle Marche di Ancona, la Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, il Women and Children's Hospital di Buffalo ed il Quest Diagnostics Inc. di San Juan Capistrano in California. Lo studio pubblicato sulla rivista Annals of Medicine, ha riguardato 3500 cittadini americani di cui i ricercatori conservavano campioni di sangue raccolti nel 1974, quando già tutti erano entrati nell'età adulta; gli stessi soggetti sono stati analizzati poi a quindici anni di distanza, nel 1989. «Il numero di persone diventate celiache è raddoppiato in quindici anni, passando da un caso su 501 nel 1974 a uno ogni 219 nel 1989» spiega il coordinatore della ricerca Alessio Fasano, direttore dell'University of Maryland's Mucosal Biology Research Center e del Celiac Research Center.

 

Per Carlo Catassi dell'Università Politecnica delle Marche ad Ancona, condirettore del Center for Celiac Research e membro della Fondazione Celiachia, questi risultati «ribaltano il concetto diffuso secondo cui la perdita di tolleranza nei confronti del glutine avvenga per lo più nell'infanzia: la malattia può manifestarsi a qualsiasi età». «Tutto questo ha un'importante conseguenza sul piano pratico e clinico: significa che non bisogna mai abbassare la guardia, facendo screening di celiachia anche e soprattutto nell'anziano», consiglia Elisabetta Tosi, Presidente dell'Associazione Italiana Celiachia. La celiachia è una patologia autoimmune scatenata dal consumo di glutine, proteina presente nel grano, orzo e segale. I sintomi classici sono la diarrea, il gonfiore intestinale e i dolori addominali, ma spesso si manifesta con altri sintomi come dolori articolari, stanchezza cronica e depressione rendendo più difficile la diagnosi: se non riconosciuta, l'intolleranza al glutine può causare un cattivo assorbimento di nutrienti, danno dell'intestino e altre complicanze.

SBAGLIATO 1 TEST SU CINQUE Una diagnosi su cinque di celiachia è sbagliata: per Gino Roberto Corazza, direttore della Clinica Medica San Matteo di Pavia,i pazienti accertati sono ancora la punta dell'iceberg, ma quasi nel 20% dei casi si tratta di falsi positivi, persone che cioè non sono veramente malate, ma sono ugualmente sottoposte a dieta priva di glutine. «Tra il 1995 e il 2005 si sono rivolti a me 605 pazienti celiaci: quasi nel 20% dei casi la diagnosi non è stata confermata» afferma il medico ospite oggi al Festival della Salute di Viareggio. In Italia i casi accertati sono 85mila, «ma si tratta solo della punta dell'iceberg - continua il professore - sono 350mila i pazienti non ancora diagnosticati, secondo le ultime stime».

 

Negli ultimi 5 anni le diagnosi sono più che raddoppiate, e sempre più spesso (nei 3/4 dei casi) la patologia viene scoperta in età adulta. Ma così come sono lievitati i casi accertati, è cresciuto anche il rischio di falsi positivi. Il che significa che molti pazienti, quasi 1 su 5, segue un regime dietetico restrittivo senza motivo. «Il rischio è quello di sottovalutare, in seguito, l'insorgenza di sintomi che sono tipici della celiachia - chiarisce Corazza - e dunque di non indagarne le origini e prescrivere una cura adeguata». Allo stesso modo continua a persistere il problema inverso, quello di una diagnosi tardiva, che può comportare gravi conseguenze, anche letali. Nel 1998 il tempo medio che occorreva per riconoscere la celiachia erano 11 anni. Oggi l'attesa si è ridotta a 4 anni. Sempre troppi.

 

«Molti medici generici ne sanno ancora troppo poco» aggiunge Corazza. La lunga durata di questo «limbo diagnostico» trova ragione anche nella mancanza di indicatori ben precisi per questa patologia. «Non esiste un solo test per verificare con certezza la celiachia - afferma Gloria Mumolo, gastroenterologa dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa -, occorrono diversi tipi di analisi, tra cui la gastroscopia, almeno 4 biopsie nei casi di pazienti adulti, esami inerenti gli anticorpi e infine test genetici. E nonostante ciò è necessario avere molta competenza e molta esperienza nel campo per poter interpretare correttamente tutti i risultati». ( Fonte: www.leggo.it)

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