Cefalea a grappolo: possibile cura dall’Lsd

http://www.online-news.it/wp-content/uploads/2011/04/CEFALEA+ARENA-300x240.jpgLa cefalea a grappolo potrebbe essere curata con LSD: uno studio presentato al Congresso Internazionale di Cefalea tenutosi a Berlino e condotto su sei pazienti ha evidenziato significativi miglioramenti se trattati con 2-bromo-LSD, un derivato non allucinogeno di questa droga. Gli episodi di cefalea possono durare per settimane o mesi, con diversi attacchi acuti anche nello stesso giorno, tanto che questa patologia viene definita ”cefalea del suicidio”. ”Alcuni dei pazienti ha riportato significativi miglioramenti nell’anno successivo ai trattamenti”, ha osservato John Halpbern, psichiatra alla Harvard Medical School di Boston.

 

Le cause di questa patologia non sono chiare, ma recenti studi hanno evidenziato come gli attacchi siano collegati al cambiamento della struttura dell’ipotalamo, una regione del cervello che regola la temperatura del corpo, la pressione sanguigna ed i ritmi circadiani del sonno e della veglia. L’implicazione di questa area cerebrale spiegherebbe anche la periodicità degli attacchi di cefalea, che sembrano intensificarsi specialmente durante i solstizi.

 

Non essendo note le cause, ad oggi non è stato possibile individuare una cura: solo i sintomi possono essere alleviati con antidolorifici, con trattamenti basati su inalazioni di ossigeno puro al cominciare dell’attacco, oppure con sostanze allucinogene come la psilocibicina o l’Lsd. Torsten Passie, psichiatra dell’Hannover Medical School in Germania, ha così incentrato i suoi studi sugli effetti dell’Lsd e assieme ad Hapbern ha individuato un derivato non allucinogeno della sostanza stupefacente. Somministrando una dose di 2-bromo-LSD, anche detta BOL, ogni 5 giorni per un totale di tre dosi, i pazienti non hanno avuto attacchi per settimane, in alcuni casi per mesi.

 

“Sembra esserci un effetto profilattico a lungo termine che non siamo in grado di spiegare”, ha commentato Halpbern, che ha poi sottolineato come tale effetto possa condurre ad una potenziale cura. nella comunità medica c’è chi ha sollevato il dubbio che l’effetto ottenuto dal trattamento sia di tipo placebo, ma per verificare se i risultati ottenuti siano o meno validi sarà necessario attendere l’inizio della seconda fase della sperimentazione, che avverrà su un campione di 50 pazienti. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)

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