"Cari giovani, il lavoro dovete crearvelo voi!" di Clemente Mazzetta

http://new.caffe.ch/media/2013/12/21360_3_medium.jpg"Dobbiamo formare persone che abbiano voglia e capacità di fare impresa, che abbiano più spirito imprenditoriale". Giambattista Ravano, 56 anni, direttore del dipartimento Tecnologie Innovative (Dti) della Supsi, nonché membro del Consiglio svizzero della scienza e della tecnologia, guarda avanti. Al Ticino che verrà. E alle nuove esigenze professionali.
È innovativo questo cantone?
"Siamo in media con la Svizzera che è certamente innovativa, come viene riconosciuto internazionalmente anche per il numero di start-up".
Cosa bisogna fare  per essere più competitivi?
"Bisogna puntare sull'alta qualità,  sui prodotti migliori in grado di vincere sul mercato, superando l'handicap di essere i più costosi".
Che humus c'è in Ticino per questo tipo di aziende?
"In Ticino troviamo un terreno abbastanza fertile per innovare attraverso progetti di ricerca applicata".
Quali sono gli atout?
"Abbiamo delle buone istituzioni  universitarie per i nostri giovani, una posizione geografica favorevole fra nord e sud e prossimamente  arriverà l'AlpTransit che ridurrà la distanza fra noi e Zurigo. Di contro abbiamo un territorio limitato e una viabilità  'complessa'. Ma anche per il Ticino valgono le condizioni quadro, la fiscalità, la qualità della vita in  Svizzera...".
Sviluppare le autostrade digitali, come chiede il Plrt, può essere utile?
"Potrebbe essere un fattore critico di successo anticipatorio rispetto ad altri Paesi. Se potessimo connetterci a velocità dieci volte l'attuale per scambiare dei dati, per favorire l'uso dei cloud, per far cooperare le persone, creeremmo quell'humus  ideale per le aziende che stanno lavorando in modo nuovo, in rete".
Esiste una strategia per sviluppare questo settore?
"Con la fondazione Agire che ha il compito di fare technology transfer e di aiutare le imprese a valore aggiunto per svilupparsi  con finanziamenti pubblici, il Ticino ha una strategia interessante, perché non vuol far guidare tutto dallo Stato, che invece si  occupa di migliorare le condizioni quadro. Ma ciò che dobbiamo sviluppare è la capacità di  dare ai giovani, con le nostre scuole universitarie, un maggior spirito imprenditoriale".
Perché  in Svizzera c'è una minore cultura imprenditoriale?
"Rispetto agli Stati Uniti certamente. Occorre insegnare agli ingegneri a fare prodotti che non siano solo tecnicamente perfetti, ma che facciamo innovazione, che si impongano sul mercato".
Si può insegnare questo tipo di attitudine?
"Certo. Esistono corsi di imprenditorialità anche da noi. Il problema è che non sono inseriti istituzionalmente nei corsi di laurea.  In altri Paesi  fa parte del dna dell'ingegnere e dell'economista".
In Ticino chi si diploma in ingegneria trova subito un'occupazione?
"In generale il 90% trova lavoro nei primi tre mesi; di questi giovani il 70% è occupato in Ticino, il resto altrove".
Come lavoratore in proprio o come dipendente?
"Il problema  è che tutti cercano un lavoro dipendente. Un posto. Ma in questo mondo,  dove è sempre più difficile trovare un lavoro, devono essere loro stessi a crearlo".
Mancano figure professionali in Ticino o la Supsi  ne produce a sufficienza?
"Formiamo generalisti, informatici, meccanici, elettronici, civili, in numero adeguato.  Ma ci sono alcune specializzazioni che non produciamo e che non potremmo offrire. Per questo  vengono 'importati' ingegneri con  specializzazioni particolari. Non potremmo però rispondere alle esigenze particolari delle aziende formandone semplicemente di più,   per una  questioni di numeri: non si può proporre un corso specialistico per  tre ingegneri".
Negli ultimi vent'anni su questi aspetti come è cambiato il cantone?
"Ha subito un cambiamento veloce a cui le università hanno dato  una spinta  fortissima. Ma negli ultimi cinque anni i paradigmi di produzione e di servizio stanno cambiando ancor di più nel mondo e in Ticino. E cambieranno pure nei prossimi cinque anni".
In che direzione?
"Per la produzione  sarà meno importante dove fare, ma come  fare. L'impresa giocherà su più tavoli con meno vincoli spaziali. Concentrerà il  know-how e non si occuperà più di produrre a bassi costi, ma ad alta qualità".
E il Ticino sarà sempre la terra dei bassi salari?
"Produrre a basso costo non è più un concetto che appartiene alla Svizzera. Anche il Ticino deve giocare sulle qualità e sulle competenze. A lungo termine non si può pensare di vincere con la mano d'opera a basso costo".
Fonte: www.caffe.ch
cmazzetta@caffe.ch
@clem_mazzetta

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