" Carcere: stop alle pene alternative " di Rosa Ana De Santis

http://www.altrenotizie.org/images/stories/2012-5/severino2.jpgL’emergenza carceri per cui Pannella porta avanti la sua estenuante battaglia, raccogliendo solidarietà d’eloquio e poco altro, trova un ennesimo, assurdo stop ai tentativi di arginarne l’urgenza e l’indecenza. A dirlo con amarezza è proprio il Guardasigilli, il Ministro Severino, che sperava di concludere l’esperienza di governo portando a casa almeno il ddl sulle pene alternative, che invece viene bocciato al Senato.

La misura, che sarebbe stata sempre posta al vaglio dei giudici, avrebbe riguardato almeno 2.100 destinatari, ma il balletto dei numeri, spesso sottostimati dallo stesso DAP ai relatori in Commissione Giustizia, ha fatto passare il provvedimento come una soluzione di scarsa efficacia. Detenzione domiciliare o messa alla prova sarebbero state le alternative al carcere, ma non si sarebbe trattato di un diritto acquisito.

Eppure è stata fatta ad arte la mistificazione, secondo il Ministro, insinuando il dubbio che si trattasse di indulto o di un’amnistia permanente. Il risultato è uno stop che paralizza ogni possibile intervento delle Istituzioni per adeguare a criteri di civiltà e giustizia la situazione delle carceri italiane che ormai abbandonate al degrado non assolvono più a quella funzione rieducativa della pena,  che specie per reati minori,  è il primo obiettivo di giustizia di una democrazia moderna.

Le pene alternative infatti avrebbero riguardato le sanzioni detentivo fino a quattro anni con opzione della pena domiciliare o di lavori di utilità sociale. Il disegno di legge del governo, il 5019 bis, avrebbe di fatto esteso la platea di quanti già adesso possono avvalersi di queste alternative che ad oggi poteva riguardare solo chi avesse commesso reati previsti dal comma 5 dell’art. 73 (produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità), o  dagli articoli 186 comma 9-bis e 187 comma 8-bis del d.lgs.285/1992 del Nuovo codice della strada, per la guida in stato di ebbrezza.

Il Ministro ha cercato di portare avanti questo disegno di legge mettendolo al riparo dalle strumentalizzazioni della campagna elettorale che invece, già iniziata, come sempre trova nella questione carceraria un tema eccellente per orchestrare retorica a caccia di voti sulla pelle dei detenuti, di cui poco importa all’opinione pubblica,  e nessun reale impegno per risolvere l’emergenza.
Si farà un estremo tentativo entro fine legislatura e il Ministro ripartirà dal presidente Schifani e dai capigruppo al Senato. L’immobilismo è l’unico tratto comune degli ultimi governi sull’emergenza carceri, nonostante i rapporti “Antigone” e non solo abbiano continuato a testimoniare i numeri dell’emergenza: sovraffollamento, condizioni disumane, malattie e suicidi.

Un carcere che funziona come una gabbia e non come un luogo in cui allo sconto della pena si unisce, parallelamente, il percorso di recupero e reintegro nella società. Un carcere che apre le porte per i più poveri e i meno difesi: gli immigrati, i clandestini, i tossicodipendenti che possono rimanere a marcire come fossero i peggiori criminali. Peggiori tanto quanto chi uccide una donna con violenza, chi evade il fisco, chi ruba con i falsi in bilancio e manda sul lastrico migliaia di onesti cittadini.

E così mentre la legge diventa sempre meno uguale per tutti, le carceri lo sono già. Nel silenzio generale di un Paese che dimentica la sua legge madre, come l’ha definita Benigni in RAI, o che, miseramente, non la conosce.
Fonte: www.altrenotizie.org

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