" Cara passami il fucile, c'è Walter in tv" di Paolo Cosseddu

Sono letteralmente basito dal teenageriale entusiasmo che ha bagnato le mutandine dei commentatori a cui è toccato di raccontare il discorso di Veltroni al Lingotto, giusto due giorni fa. O meglio, del vecchio barba bianca non mi stupisco, della sua grettezza diffido da sempre e l'arteriosclerosi di certo non può averla migliorata. Mi aspettavo di più da Salvati, che è pur sempre stato il primo a parlarne, di Pd, quando la sola idea era tabù, e per questo almeno i fondamentali dovrebbe ricordarseli. Pure lui perde colpi, evidentemente.

Infatti, aldilà delle opinioni politiche, che come le palle ognuno c'ha le sue, prima di tutto c'è un problema di mestiere, e sarebbe sempre meglio evitare di lasciarsi andare a espressioni tipo "difficile immaginare una prospettiva più affascinante" o peggio "ha parlato da leader, con la passione e l'eloquenza d'un leader ed anche con il senso di unità e di generosità che un leader deve avere". Cos'è, uno scherzo? L'informazione non è lo show di metà partita delle ragazze pon-pon. Eccheccazzo, ricomponetevi, che è uno spettacolo indecoroso.

Poi, lasciate che vi dica due cose sul ritorno al Lingotto di Veltroni: i seguiti dei grandi film sono quasi sempre deludenti, e le eccezioni tipo Padrino parte II sono rare. Il film visto sabato non è tra quelle, è più genere Weekend con il morto 2, ma non funziona perché lo sai già, che c'è il morto. La sala pienissima, certo. Anche perché piccolina, astutamente. Le prime dieci file tutte, diconsi tutte occupate da apparatnik di partito, mica da gente vera. Non appena il big di turno - nel senso di Gentiloni, non è che stiamo parlando di Barack Obama - lasciava il palco a un ospite riempitivo (e se Fioroni era main event figuratevi le spalle), la gente lasciava il posto per uscire a parlottare.

Saremo stronzi, ma noi alla Leopolda abbiamo inchiodato duemila persone a botta per tre giorni di fila, nessuno muoveva un muscolo o faceva un fiato. Sempre noi, per dire, siccome siamo sempre sotto esame e dicono che siamo esser solo polemici, che non abbiamo contenuti, di contenuti ne avevamo infilati a bizzeffe.

A Torino, invece, è andata in scena la solita retorica veltroniana, epperò più vaga e meno intrigante del 2008. Senza idee, a meno che non vogliamo parlare del progetto di fare gli Stati Uniti d'Europa: che per carità, ma dico avete presente il contesto? Tanto vale progettare lo sbarco su Marte, intanto però dimmi due cose sulla mia vita di merda, concrete e fattibili, grazie: o vattene affanculo, che ho già dato e non è più il 2008. Un concetto, quello normalmente comprensibile per cui oggi non saremmo più nel 2008, con quel che ne consegue, a cui quasi nessuno è sembrato far caso lì per lì. Neppure Bersani. Eppure, era piuttosto clamoroso.

Veltroni ha fatto al contrario un discorso come se per la prima volta nella sua vita si stesse candidando a premier. Il dettaglio interessante è che ha descritto tutta la procedura tranne chiamarla col suo nome esplicitamente. Perchè noi siamo scemi, sapete. Non una parola spaccata su, tipo, cosa è andato storto dopo il 2008. Perché quel Pd fece il 34 per cento e oggi la sola idea è ridicolmente impensabile. Su dove cazzo fosse lui, per dire: non per essere cattivi - anche se, quando ci vuole ci vuole - ma sappiamo con certezza che non era in Africa, ecco.

Ma la retorica, dicevo. Come quando incontri una vecchia compagna di scuola e pensi: madonna, com'è invecchiata male. Anzi, peggio: come un romanzo che avevi letto, un romanzo di quelli un po' verbosi, ma intrigante, che ti aveva spinto ad arrivare in fondo per vedere dove voleva andare a parare l'autore. Beh, il problema è un po' questo. Che noi ce lo ricordiamo, come finiva il romanzo. Non manteneva le promesse. Era un finale di merda.

Non perché nel 2008 non si siano vinte le elezioni: lo sapevamo tutti, che le avremmo perse. Pensateci, a quanti leader politici può capitare, nella vita, di esser votati con così tanto trasporto anche quando la sconfitta è certa? Ben consci, avevamo dato fiducia a quel progetto con tutto il nostro entusiasmo, perché prometteva di cambiare davvero le cose, persino nella probabile sconfitta. A Walter sarebbe bastato ricordarsi che il Pd gliel'aveva messo sotto il culo il popolo, il suo popolo, e non quell'apparato di cui aveva promesso di liberarci: e invece niente, ovviamente. Che spreco.

Ora, è del tutto evidente che Veltroni di tutto questo non si renda conto. Altrimenti non farebbe così, non direbbe le stesse cose, senza uno straccio di autocritica, fingendo che non esista un tragico precedente. Roba che farebbe pure bella figura, e invece niente. Non so in che mondo viva, ma è davvero fuori come un balcone se non ha capito quanto stracazzo sia inferocita la gente con lui. Non so come non gli fischino le orecchie per le bestemmie e gli echi di spari che ex democratici di tutto il paese rivolgono ai propri coglioni, quando lo sentono partire con la sua supercazzola kennediana: che poi è anche vilipendio di cadavere, e la cosa sta diventando morbosa. E non parlo solo dei dalemiani, o dei bersaniani che presto potrebbero scoprire di aver eletto il loro leader per nulla, che gli toccherà risostenere Uolter e ragassi davvero vorrei esser lì per vedere la faccia che faranno. No, mi riferisco ai nostri normali elettori: che hanno un sistema nervoso molto provato, e stavolta secondo me vanno ad appenderlo per le palle al monumento di Lincoln.

Ma allora, direte voi, come è possibile che i corsivisti siano tanto in calore per lui? Bella domanda. Perché hanno genuine preoccupazioni a proposito di Berlusconi, quelli in buona fede (non tanti, a occhio): e siccome hanno capito che Bersani non ce la può fare, pompano quello che gli sembra il meno peggio. E un po' esagerano, un po' tanto. Perché temono che Vendola possa vincere le primarie, ma non credono possa vincere le elezioni contro Berlusconi. E perché di Vendola non si fidano, perché non fa parte del loro giro. Perché ritengono che serva per forza mettersi d'accordo con Fini e Casini, e sanno che con Vendola non sarebbe possibile mentre con Veltroni, evidentemente, sì.

Perché sono dei vecchi stronzi pieni di amarezza, e hanno deciso di sfogarla su di noi. Perchè contano ci sia ancora un sacco di gente disposta a credere che non c'è alternativa. Perché sono anche presuntuosi, e pensano di poter riciclare le stesse stronzate all'infinito, ché tanto il popolo è bue (ma persino il bue c'ha le corna, ricordo). Perché sono culturalmente inadeguati alle sfide attuali, hanno smesso di studiare e le ultime cose di contenuto che hanno scritto risalgono al 1975, e da allora riciclano. Perché sanno che far parte della classe dirigente, anche se sfigata e perdente, è meglio che starne fuori, e sanno che la fine di Berlusconi potrebbe far spazio a cose nuove che spazzino via tutto, pure loro. Così, pur di conservare i loro privilegi divini, sono disposti a farli pagare a tutti noi. Certo, un'asportazione netta del male berlusconiano, zac, ma senza toccare le metastasi in cui proliferano.

Perché vogliono che tutto resti esattamente com'è.

Tombola. ( Fonte: www.http://popolino.splinder.com)

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