Cappuccetto Rosso Sangue al Future Film Festival: la recensione

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/Cappuccetto_Rosso_GRCappuccetto Rosso Sangue è il film inaugurale del Future Flilm Festival e dà l'impressione di voler cavalcare l'onda iniziata proprio dalla stessa regista, Catherine Hardwicke, con il suo Twilight. Gli ingredienti ci sono tutti: protagonisti belli e dannati (letteralmente), presenze mostruose e foreste che non lasciano dubbi sul potenziale pericolo che custodiscono, perennemente avvolte dalla nebbia o coperte dalla neve.

Il contrasto tra il bianco e le chiome scure degli alberi rende il paesaggio praticamente monocromo se non per alcuni dettagli che invece spiccano proprio per l'audacia del colore, come la mantella rossa che la nonna regala alla protagonista.

 

Ma veniamo alla storia. In un villaggio, ostaggio di un lupo mannaro che richiede una vittima a ogni luna piena, vive Valerie (Amanda Seyfried), una bella fanciulla bionda innamorata di Peter (Shiloh Fernandez), un giovane ma povero taglialegna; purtroppo la ragazza è promessa in sposa a Henry (Max Irons), ricco fabbro di bell'aspetto.

 

Per fuggire al matrimonio combinato Valerie decide di scappare con Peter, ma proprio in quel momento il mostro uccide sua sorella. Inizia così un circolo vizioso di bugie e segreti in cui tutti sono sospettati perché, come rivela padre Salomon (Gary Oldman), famoso cacciatore di lupi mannari, la creatura durante il giorno assume fattezze umane.

 

Potremmo facilmente etichettare la pellicola come rilettura in chiave gotico-orrorifica della celebre favola, ma così non è: il film non aggiunge nulla sul piano emotivo rispetto a quanto già faccia il racconto originale. Molto più innovativa la versione proposta dal cartone animato del 2005, Cappuccetto Rosso e gli 007 nani, dove la favola veniva raccontata sulla falsariga di I Soliti Sospetti (1995).

 

Il sospetto nostro però, dopo la visione di questo film, è che ormai Catherine Hardwicke abbia capito come fare soldi facili al botteghino abbandonando definitivamente la sua vena indipendente, dominante nel suo primo lungometraggio, Thirteen (2003), in favore di questo gusto estetizzante più attento alla forma che al contenuto. ( Fonte: www.mentelocale.it)

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