Capolavori della Nostra Letteratura: Il fu Mattia Pascal

http://www.italica.rai.it/argomenti/grandi_narratori_900/speciale_pirandello/img/15.jpg"Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal": così inizia "Il fu Mattia Pascal", romanzo pubblicato nel 1904, in cui Pirandello mette in scena la vicenda singolare e grottesca di un personaggio sospeso tra essere ed apparire, attraverso un umorismo che scompone la realtà, scoprendone gli aspetti più nascosti e dolorosi.

 

Mattia fa il bibliotecario in un paesino della Liguria, conduce un’esistenza monotona, odiato dalla moglie e dalla suocera, caratterizzato da una particolare anomalia fisica - un occhio strabico - che riflette il suo approccio deformante al reale. Per un beffardo scherzo del destino, Mattia è identificato nel cadavere di un suicida. Approfittando del caso e di un'eccezionale vincita al gioco, egli cambia identità e si trasferisce a Roma, "seppellendo" Mattia Pascal e creando un altro se stesso: Adriano Meis. Libero della propria condizione anagrafica e degli schemi sociali, s’illude di poter costruire una nuova vita. Ma la delusione è subitanea: egli, semplicemente, non esiste, è il "fu" Mattia Pascal. La sua vitalità è quella di un fantasma senza volto, costretto a vivere, paradossalmente, di quell’identità che altri gli hanno cucito addosso e di cui è impossibile liberarsi. Inscenando un nuovo suicidio, torna al suo paese d’origine, per riappropriarsi di una vita che, però, gli è ormai stata tolta per sempre. Il cerchio, finalmente, si chiude: constatata l'impossibilità d’una propria qualunque realizzazione, Mattia è costretto ad accettare una volta per tutte di rimanere sospeso tra la vita e la morte.

 

L’esperienza di Mattia Pascal diviene paradigma della sconfitta universale dell'uomo, incapace di liberarsi delle maschere artificiali che regolano i rapporti sociali, condannato inesorabilmente all’immobilità della propria condizione, "così, sempre, fino alla morte, senz’alcun mutamento, mai…". ( Fonte: http://www.italica.rai.it)

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