http://media.caffe.ch/media/2012/07/17670_17_medium.jpgPiù si allarga il panorama delle religioni a disposizione, meno si avverte il desiderio di dibattere il proprio credo, le proprie ispirazioni di fede. È come se il tema religioso, sempre più "diluito", finisse per non avere più al nostro palato il sapore originale. Allo stesso tempo, però, e forse proprio grazie a tutte le implicazioni etiche e sociali che contiene, la religione (per quanto sempre meno importante a livello individuale) resta oggetto di accesi dibattiti di pubblico dominio.
In estrema sintesi queste sono le conclusioni dello studio del Fondo nazionale svizzero della ricerca scientifica (Fnsnf) dedicato a "Collettività religiose, Stato e società". E sono conclusioni che non sorprendono nè gli uomini di Chiesa, nè i teologi come Markus Krienke. "Non è questione di fede, ma un dato di fatto che non va generalizzato perché, anche a livello individuale, il senso religioso ha ancora il suo peso - commenta il docente  di dottrina sociale alla facoltà di Teologia dell'Usi di Lugano e collaboratore del Caffè -. Bisogna comunque ricordare che oggi l'approccio religioso è tipicamente post-moderno; più che dalla religione il distacco è con le istituzioni che la rappresentano, che non sono più viste come un modello, campione di uno stile di vita".  Anche il teologo, come i 135 ricercatori bernesi del Fnsnf che hanno partecipato a 28 progetti sul tema, conferma che a livello individuale ci si allontana sempre più dalle religioni tradizionali. E sono soprattutto i giovani, quando si tratta di questioni i dottrina, a rivendicare  il diritto di scelta autonoma. "È la secolarizzazione, il non adottare più comportamenti sacrali allontanandosi da schemi, usi e costumi tradizionali - aggiunge Krienke -. Attenzione, questo non vuol  dire che il fattore religione si estingue, ma certo si 'ritira' a livello di cultura generale. Infatti, quando si tratta di dibattiti pubblici, quando coinvolge temi etici, sociali o culturali in generale l'aspetto religioso emerge eccome. È a livello personale, individuale che non genera più dibattito; la religione rimane nel privato e non viene vissuta in termini 'estremi', come una missione".
Un altro aspetto dello studio che non coglie di sorpresa gli studiosi e lo stesso teologo è la constatazione che, malgrado le apparenze della vita politica quotidiana, la conflittualità potenziale tra religioni nel Paese è sopravvalutata. "Il risultato non deve sorprenderci, anzi è quasi scontato se si considera come certi temi 'religiosi' come i minareti o il velo islamico siano stati dibattuti a tutti livelli, ma non sul piano strettamente religioso - conclude Markus Krienke ricordando l'impegno della Confederazione  nel mettere le varie comunità su un piano di parità-. È quindi più che comprensibile che, tra gli indirizzi dettati dallo studio, ci sia la raccomandazione  a media e autorità di tener conto non solo delle comunità religiose 'classiche', ma anche delle nuove comunità durante i dibattiti". E questo impegno nazionale ad assumersi maggiori responsabilità per la parità tra le diverse realtà di culto paradossalmente finisce per confermare in pieno l'enunciato della ricerca sulle collettività religiose in Svizzera. Insomma, più che a livello individuale, sembra che i temi a carattere religioso siano, anzi, debbano essere dibattuti - magari coi guanti - solo a livello pubblico. ( Fonte: www.caffe.ch)
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