C’era una volta la Pen-isola che non c’é più - di Mariarita Iannone.

http://www.stampalibera.com/wp-content/uploads/2013/07/mi.jpgC’era una volta un popolo brontolone, disunito e isolato. In una terra costantemente in pena. Da cui: pen-isola(ta).

Questo popolo era allegro, giovane e fiero ma senza esperienza ne’ maturita’. Un popolo che piu’ che aprirsi ed esplorare il mondo, si trincerava sempre piu’ dietro l’illusione che il resto non lo riguardasse. Che il resto del mondo fosse una minaccia e, pertanto, meglio ignorarla.

Questo popolo era fiero ma non troppo in verita’. Sapeva bene di aver costruito una ‘mala’ terra; a partire dalla testa e a seguire dalla coda. Ma la ‘mala’ testa, in particolare, altro non faceva che accusare la conseguente e inevitabile mala coda. Prendendo la testa, letteralmente e costantemente, ad accettate la coda. Praticamente la propria coda! Accettando se stessa, in finale. Sempre piu’

Quando qualcuno del mondo esterno chiedeva interessato: “scusate ma perche’ voi due, testa e coda, non tentate almeno di capirvi, di parlarvi ad esempio?” la mala testa rispondeva che la conseguente e inevitabile mala coda non capiva assolutamente nulla e la conseguente e inevitabile mala coda rispondeva che la mala testa non voleva nemmeno sentire.

In realta’ risultava che la mala testa non capiva assolutamente nulla e che la conseguente e inevitabile mala coda non sapeva per nulla sentire! In pratica, l’esatto contrario.

L’osservatore del mondo esterno si ritrovo’ piuttosto confuso. Non riusciva infatti a definire tale situazione. Com’era possibile infatti che un unico organismo si prendesse ad accettate da solo, in secula seculorum? Eppure ci doveva essere un modo, pensava l’esterno, di far si’ che questi due pezzi dello stesso ingranaggio potessero allinearsi e quindi dedicarsi ad attivita’ meno divisive. Meno controproducenti. Meno autolesive!

Eppure, pensava e ripensava l’esterno osservatore, c’e’ cosi’ tanto di grandioso, di maestoso e di intuitivo in quest’isola(ta) in pena. Di allegro, a ben pensare! Come puo’ mai essere?

L’osservatore venuto da lontano non riusciva proprio ad afferrare il semplice concetto che, probabilmente, lo pseudo-equilibrio fra coda e testa era in certo modo dato proprio dall’insultarsi e dall’infangarsi a vicenda – una sorta di sport nazionale – senza mai nemmeno esser interessati; ne’ testa ne’ coda; ad entrare nel merito di nulla, oppure a riflettere persino su quanto tutte e due stavano effettivamente dicendo! Nemmeno sapevano, in verita’, che cosa l’una e l’altra stessero dicendo. Questo era, infatti, il vero divertimento!

Cio’ infatti non importava per niente. L’essenziale era insultarsi e infangarsi a vicenda: di rigore. Tale attivita’ ricreativa e sportiva funziona cosi’. Non sarebbe la stessa se si incominciasse ad alterarne le regole ne’ ad analizzarne il merito. Ovvero a tentare di capire di cosa si stia parlando: ne’ da testa, ne’ da coda.

Pertanto l’osservatore esterno, invece di lasciare in pace testa e coda dell’isolata pena – dal resto del mondo – cosi’ che queste potessero continuare a divertirsi come pareva loro era costui, al contrario, sempre piu’ rapito e affascinato da tale quanto mai straordinaria commistione biologica, innata in tali personaggi della bella pen-isola. Anche volendo infatti, l’interessato, non avrebbe potuto piu’ sganciarsi emotivamente da tale affascinante gioco d’accettate a testa e a coda; ma anche a destra e a manca. Occasionalmente, anche da e a centrini vari.

L’osservatore era ormai cotto. Era innamorato perso e non riusciva piu’ a tornarsene a casa sua ed affiggere le sue foto, evidenziare le pagine del suo diario di viaggio ecc. che aveva tanto devotamente riprodotto quando assisteva appunto all’auto-gladio dei suoi nuovi, strambi amori lontani.

Era troppo tardi ormai. Come si sa, l’innamoramento e’ un sentimento troppo potente e non lascia scampo a chi vi cade in trappola! Questo osservatore interessato doveva, ormai, partecipare anche lui. Doveva per forza entrare nel gioco; non aveva scelta. E non dipendeva da lui! Perche’ era l’amore che lo catapultava sempre in mezzo. A testa e a coda.

Queste erano come imbattibili, irresistibili magneti per lui ormai.

Iniziava, anche l’interessato del mondo esterno, ad abbracciare le stesse regole del gioco dell’accettarsi in testa e in coda e; sebbene costui restasse fondamentalmente un outsider in tutto e per tutto; non era piu’ in grado nemmeno lui ormai di distinguere un gioco ‘normale’ da questo gioco fin troppo unico al mondo!

Eccolo quindi; proprio lui; che iniziava incessantemente ad accettare pure lui! Anzi, egli stava divenendo sempre piu’ bravo al gioco. Si sa, l’amore fa miracoli!

Era ormai diventato talmente bravo che – pensate – non volendo escludere nessuno dal formidabile gioco e volendo che tutti invece partecipassero al meraviglioso divertimento, si ritrovo’ praticamente ad accettare tutti quanti! Cioe’ sia testa che coda! Pensate che bravo!

Non avendo costui appreso che la regola e’ che devi accettare o solo testa o solo coda; egli – ciecamente innamorato – prese ad accettate prima coda e poi anche testa. Nessuno escluso.

Insomma si ritrovo’, l’outsider, a un certo punto a non capire piu’ nemmeno lui chi avesse vinto e chi avesse perso; accettando infatti tutti quanti. E neppure se avessero vinto tutti o nessuno oppure perso tutti o nessuno. Insomma un vero CAOS!

Ecco che, illuminatasi una luce d’improvviso, intui’! Caos! Yes! What else?

Questo e’ il segreto del gioco! Quando ottieni caos totale sai di preciso che hai decisamente giocato alla perfezione. Riflettette l’outsider.

E che diamine! Penso’. Non potevano dirmelo subito? Che ci vuole dopo tutto a diffondere totale caos? Sai che geni questi qui! Siamo capaci tutti quanti a fare un sacco di caos! Figurati che mistero! O che talento!

Anche da noi, nella City a Londra, non facciamo altro che causare caos e diffondere accettate a destra, manca e centrini. Sai che ci vuole dopo tutto! La regola e’ nessuna regola!

Figurati se non lo sappiamo noi che l’abbiamo proprio inventata! Che l’abbiamo congegnata per primi mandando affan…lo ogni legge, ogni diritto, ogni giudice e di certo ogni sorta di spiraglio democratico! Ha ha ha ha ha! Troppo divertente. Mi diverto un sacco. Anzi, mi diverto proprio un Sachs! Ha ha ha.

Eeee NO! Su questo aspetto l’interessato del mondo esterno invece aveva totalmente torto.

La differenza fra i gold-men della City e i giocatori dell’isola(ta) in pena era ben rimarcata, in verita’. Lui non aveva affatto intuito proprio per niente. D’altronde, quando uno e’ sinceramente innamorato, non vede bene. Anzi, non vede quasi nulla.

Egli pensava d’aver visto ma invece era accecato. Dall’amore. E dal divertimento, soprattutto.

Un conto e’ giocare senza regole. Tutt’altro giocare con regole precise.

L’osservatore innamorato aveva mancato precisamente il nocciolo del distinguo!

Quello che lui infatti vedeva (male) come caos; era invece il risultato di un gioco con regole assolutamente certe e decisamente da rispettare alla lettera affinche’ il gioco funzionasse.

La sua estrazione da gioco d’azzardo, cioe’ con nessuna regola tecnicamente, crea incertezza e caos. L’estrazione da gioco dell’auto-accettarsi a mo’ di testa-coda non crea caos, come fraintende l’outsider che ha poco insight nel gioco del gladio. Questo non e’ caos. Caos e’ il suo! Paradossalmente. Ma egli non vede perche’ e’ ‘innamorato’.

Questo qui si chiama equilibrio di due accettatori che stanno in piedi – in certo senso – solo se si accettano a vicenda; accettandosi (da accettare) ma anche accettandosi (di accettare).

Le sfumature colloquiali ed anche sintattiche non sono percettibili dagli outsider. A meno che questi diano prima solida e tangibile prova di amore vero! E, soprattutto, di fedelta’.

Se non lo fanno, a costoro apparira’ il tutto sempre e soltanto uno pseudo-equilibrio. Uno affascinante e divertente certo. Uno pero’ le cui flessibili, creative, dinamiche ma pur certe e ben solide regole non verranno mai afferrate. Infatti non le afferra mai! E’ proprio troppo… innamorato. Vuole addirittura far fuori tutte le regole! Pensando che qui si voglia il caos che hanno loro; li’. Poco insight; poco insight! Sul serio.

In questo modo, non si riuscira’ mai a giocare per bene. Alla fine, se non si gioca per bene e rispettando le regole certe che vi sono qui – NON li’ – che gioco e’? E dov’e’ il divertimento? Se un gioco non e’ piu’ un gioco, che gioco sarebbe?

Che noia e che barba! Uno che non gioca secondo le regole ed accetta ciecamente in tutte le direzioni dev’esser mezzo matto. Altro che innamorato. Ma che e’ fuori di testa per caso?

Ma che te ne vuoi fare di un matto? Che totale mancanza di stile. E che totale mancanza di eleganza. Raffinatezza ZERO, proprio.

Siamo di nuovo alle invasioni barbariche. Che barba! …trucchi…

…emerge il fondato sospetto che ci siamo divertiti un po’ troppo… Encore une fois!

Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=65033

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