" C'è di più, noi altre" di Claudia Bruno

Quando si parla di cambiamento, raramente si tiene conto di quello che le donne fanno per cambiare il mondo. Ho sentito tante volte uomini – in politica, al bar, sul web, sui giornali - riconoscere che le donne fanno tanto, perché senza di loro "la casa crollerebbe, il tessuto di relazioni familiari e amicali cederebbe, i bambini non crescerebbero nel migliore dei modi, l’ambiente di lavoro non sarebbe lo stesso" perché loro "sono più brave a sopportare il dolore, a resistere, ad adattarsi, a mantenere saldi i rapporti" perché sono più "flessibili". Tutto vero, ma…mi è sempre sembrato che questo riconoscimento fosse, come dire, riduttivo.

Poi, ne ho avuto la conferma.

Negli ultimi anni ho conosciuto tante donne, tutte diverse, tutte appassionate. Attiviste politiche ed esploratrici quotidiane, geografe e ambientaliste, neo-massaie e artiste, docenti e studiose, libere pensatrici e lavoratrici accanite, "letteralmente femministe" e "assolutamente non femministe". Le ho incontrate in gruppi o da sole, sulla carta e in carne e ossa, e ognuna mi ha dato modo di constatare praticamente cosa significa contribuire al cambiamento. Non mi verrebbe mai in mente di definire questo contributo esclusivamente in termini di cura, così come la cura è stata intesa per secoli di storia, vale a dire come 'manutenzione' (della casa, dei figli, delle relazioni, dell’ambiente di lavoro).

 

C’è di più. C’è altro.

Con sincerità, sopportare il dolore e resistere, non sono le uniche qualità che una donna può avere, anche se capisco che a molti farebbe comodo. La vera forza delle donne va oltre la capacità di adattarsi, anzi forse sta proprio nella capacità di stabilire delle soglie oltre le quali l’adattamento non è più concesso, di fissare dei limiti per riconoscere dove finisce la flessibilità e inizia la disponibilità incondizionata, di fare spazio all’imprevisto (perché, non arrendersi ai modelli che la cultura dominante impone, cos’è per la società intera se non un imprevisto?).

Tra l’angelo del focolare e la escort del potente di turno, insomma, c’è di mezzo un oceano di goccine che si muovono. Fuori dalle mura domestiche e oltre i cristalli liquidi di televisori e computer, ci sono donne che dicono, fanno, pensano, realizzano. Donne "non a disposizione", donne "non addomesticabili". Donne che cambiano il mondo e che lo fanno a partire dalle loro vite, mettendo in gioco i loro corpi (e non nel senso che i consumatori di intrattenimento sono abituati a pensare). Non si tratta di casi 'eccezionali', sporadici. Queste donne sono tante. Sono tante in termini numerici, ma sono tante anche nel senso che ognuna è talmente grande che un’etichetta sarebbe troppo stretta per contenerla.

Quando penso a queste donne è impossibile dire "loro", ma è difficile anche dire "noi", per via delle irriducibili differenze che ci distinguono l’una dall’altra. Proprio queste irriducibili differenze, però, sono il motore che ci permette di essere in contatto, o in rete (come molte preferiscono dire). Insomma di cercarci continuamente.

Allora dico "noi altre". Noialtre che costantemente ci ingegniamo per rompere l’ordine, che resistiamo agli stereotipi amplificati dalla videocrazia, che non ci abbandoniamo all’ovvietà dei fatti, che sappiamo immaginare quello che non c’è (ancora) a partire da quello che (già) abbiamo tra le mani. Noialtre che non ci arrendiamo alla pigrizia del vivere secondo desideri che non sono i nostri. Ma anche noi altre perché mai uguali e identiche a qualcosa di già definito, figuriamoci a noi stesse.

 

(Alle "noi altre" che ho già conosciuto e a tutte quelle che non ho ancora incontrato dedico questo blog).

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