C’è ben poco da FARE se si cerca di imitare il Movimento 5 Stelle - di Claudio Romiti

http://www.lindipendenza.com/wp-content/uploads/2013/02/grillogiannino.jpgAscoltando alcuni spezzoni del surreale dibattito post-voto, trasmesso in streaming, all’interno della direzione nazionale di FARE, ho trovato conferma nell’impressione secondo la quale anche i miei amici che volevano fermare il declino non abbiano assolutamente capito ciò che sta realmente accadendo nel Paese. Se così fosse non perderebbero altro tempo a discutere – dopo aver rimediato qualche spicciolo in termini di voti - di organigrammi, di commissioni per lo statuto, di incarichi a tempo e altre varie amenità programmatiche.

 

Se avessero compreso che oramai il quadro politico è diviso tra la vecchia classe politica e il Movimento 5 Stelle – che ci piaccia o no l’unica forza percepita come alternativa al sistema dei partiti del bipolarismo del nulla – la smetterebbero di baloccarsi in inutili battaglie navali dialettiche che a nulla servono a modificare il medesimo quadro. E stando così le cose, con un grillismo che ha fagocitato qualunque forma politica che puntasse alla rottamazione dell’attuale ceto politico, lo scarso risultato di FARE era già scritto ancor prima che si materializzasse lo sputtanamento operato da Zingales ai danni di Oscar Giannino.

 

Quest’ultimo poi, accentuando l’errore di prospettiva che sto teorizzando, negli ultimi giorni della campagna elettorale non ha perso occasione per dichiarare pubblicamente di sentirsi accomunato a Grillo, nonostante le differenze programmatiche, nella aspirazione a mandare a casa la stessa classe politica. Un errore strategico grave, il quale non avrebbe comunque modificato di molto il risultato del voto, che mi ero permesso di segnalare nei vari forum frequentati da molti attivisti e simpatizzanti di FARE. Ora, dopo che il M5S ha fatto piazza pulita di ogni altra vera opposizione al suddetto sistema dei partiti, dovrebbe essere più facile comprendere che in politica non si può cavalcare il medesimo sentimento di conserva con chi appare molto più credibile.

 

La massa degli elettori, lungi dal valutare il valore a la fattibilità dei programmi, in questo caso sceglie l’originale e scarta la fotocopia. Soprattutto quando Grillo basa tutto il suo consenso su una aspirazione lungamente e coerentemente perseguita: mandare a casa l’intera classe politica. E lo fa riempiendo la sua azione di contenuti che la gran parte dei suoi elettori nemmeno conoscono. Il contrario di ciò che ha tentato inutilmente di realizzare FARE per fermare il declino, enfatizzando probabilmente in modo eccessivo un programma che è risultato troppo indigesto ad un popolo il quale, soprattutto in una fase così critica, vota sempre più con la pancia e con il cuore. Un cuore spesso gonfio di rabbia che trova nelle semplici parole d’ordine di Grillo qualcosa che nessuna prestigiosa compagine di cattedratici potrà mai fornire: un profondo senso di rivalsa. E sotto questo profilo, ho l’impressione che sia tardi per ricondurre questo immenso senso di frustrazione verso un approdo politico diverso da quello del M5S. Soprattutto se ci cerca di intercettare questa marea montante a colpi di statuti, commissioni, organigrammi e compagnia cantante. Temo che il tempo delle chiacchiere sia finito.

Fonte: http://www.lindipendenza.com/fare-grillo-statuti-romiti/#sthash.6O3rCj6X.dpuf

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