''Buoni pasto? No, grazie'': i supermarket non li accettano più

Il sistema dei buoni pasto sta entrando in crisi. Gli esercizi commerciali non li vogliono più. E l’adesivo esposto sulle vetrine di supermercati, bar e ristoranti, che consente il pagamento con il “blocchetto” potrebbe presto diventare un miraggio per i circa 2,2 milioni di lavoratori che pranzano fuori durante l’orario d’ufficio.

A lanciare l’allarme sulla "tenuta" del meccanismo è Aldo Cursano su Repubblica. “Ormai i buoni pasto sono diventati una sorta di strumento finanziario. E chi ci rimette sono da una parte i lavoratori e dall'altra noi esercenti": dice il vicepresidente della Fipe, l’associazione dei pubblici esercizi che aderisce a Confcommercio.

Così è. E i dipendenti rischiano di rimanere con il blocchetto in mano, perdendo in toto quegli 80-150 euro al mese che ormai vengono considerati parte integrante della busta paga.

 

I “buchi” del sistemaIl sistema – secondo Cursano – è infatti fortemente penalizzante.
Prima di tutto perché sul buono dove è riportato un valore di 5 euro, in realtà l’esercente riscuote meno. E in secondo luogo perché il rimborso del ticket da parte della società che lo emettono avviene con un ritardo tale da trasformarsi in un aggravio del 30% per ristoratori e baristi.

Il meccanismo dei buoni funziona così: “alle origini” si fa una gara indetta da un'azienda e vinta da una società emettitrice di ticket. La quale, per vincere, deve offrire un sconto. Per capirci, se il buono ha un valore di 5 euro, potrebbe aggiudicarsi la commessa a quota 4 euro.
L’azienda che emette il ticket, però, deve guadagnarci. E quindi per recuperare lo sconto applicherà una commissione all'esercizio convenzionato dove il ticket può essere speso.
Insomma, è come se l’esercente dovesse offrire un pasto del valore di 5 euro mentre dall'altra se ne ottengono 3,50. In più, riscuotendo il contante con mesi di ritardo.

I supermercati iniziano a dire “no”

Motivi sacrosanti, secondo i supermercati, per iniziare a dire “no” e chiedere contanti.
Già oggi, infatti, importanti catene della ristorazione, come Mcdonald's, non accettano i buoni pasto. Così come Esselunga e grandi cooperative aderenti a Coop.
Altri, come Carrefour, stanno valutando se valga la pena continuare ad accettare i ticket.
( Fonte: www.ilsalvagente.it)

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