" Bronx Roma, la città non città " di Manlio Lilli

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/lazio/campidoglio_200_200.jpgDiversi scrittori antichi descrivendo Roma, concordemente riconoscono nella Subura, l'attuale rione Monti, l'area urbana più degradata. Affollatissima, sporca, rumorosa e soprattutto pericolosa, anche a causa dei numerosi incendi e crolli che coinvolgono le insulae, edifici alti fino a cinque piani dove un numero illimitato di famiglie plebee viveva ammassato in appartamenti in affitto, nel chiasso di rumori e colori. Lì Giulio Cesare ebbe i natali, e lì, secondo la tradizione si recava Nerone, sotto mentite spoglie, per saggiare gli umori del popolo, e Messalina, in incognito, alla ricerca di trasgressione.

 

Quella Roma prima dei re e poi delle magistrature repubblicane e successivamente degli imperatori era una città nella quale la sicurezza non costituiva certo un elemento distintivo. Ma che seppe consolidare il suo ruolo centrale in Italia e in Europa con una politica di crescita. Consolidando quella leadership attraverso un sistema amministrativo, la cui solidità si rispecchiava nelle sue costruzioni, di grande mole e di indiscutibile rilevanza. Una città nella quale, nonostante la politica non abbia mai mancato di guadagnare tangibili vantaggi dalla propria posizione privilegiata, le opere, grandi e piccole, si sono realizzate senza soluzione di continuità.

 

Da quella Roma a quella di Alemanno la situazione, relativamente alla sicurezza, non cambia. Non siamo nella Subura ma poco ci manca. Lo indiziano drammaticamente i dati. I 28 omicidi dall'inizio dell'anno, i reati che, secondo alcune proiezioni, sono di nuovo in aumento. E fra questi anche le rapine. Episodi di violenza dal centro alla periferia con cadenza ormai quotidiana. Violenza che non risparmia neppure le opere d'arte come dimostrano i recenti danneggiamenti alle fontane del Moro a piazza Navona e di Trevi. Una violenza che deflagra spesso, non soltanto di notte, nei luoghi della movida romana, ma anche in piena periferia. Come é accaduto a Tor Bella Monaca dove alcune persone hanno sparato colpi di arma da fuoco contro un'auto guidata da un quarantaseienne con precedenti. Scene di terrore che ripropongono l'insicurezza della capitale. Una crux che non può definirsi recente, ma che l'amministrazione attuale non sembra aver contrastato adeguatamente. Nonostante il tema sia stato una delle bandiere sventolate dall'ex ministro dell'agricoltura nella campagna elettorale per il Campidoglio contro Rutelli. Trovare giustificazioni nell'esiguità degli organici delle forze dell'ordine é possibile. Ma sarebbe altrettanto doveroso ammettere di non aver predisposto alcuna misura preventiva, realmente efficace, contro il dilagare del fenomeno. L'incontro della fine di agosto tra il ministro dell'interno Roberto Maroni e il sindaco Gianni Alemanno nell'ambito del comitato dell'ordine pubblico e la sicurezza, presieduta dal prefetto Giuseppe Pecoraro, venne suggerito da un episodio. L'omicidio a colpi di pistola del diciottenne Edoardo Sforna, a Morena. Così come quello della metà di Luglio, si svolse dopo pochi giorni dall'uccisione di Flavio Simmi, a Prati. In quest'ultima circostanza il sottosegretario all'Interno annunciò un aumento di unità delle forze dell'ordine. 360 uomini suddivisi tra carabinieri (300) e poliziotti (60), una divisione di compiti fra polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani e il ricorso alle guardie giurate. Certamente un ausilio alla risoluzione del problema. Ma probabilmente ancora insufficiente a reintrodurre un clima nuovo in città.

 

Il cambiamento, il sovvertimento del drammatico status quo, avrebbe bisogno di molto altro. Avrebbe bisogno di una rete di politiche sul territorio, di interventi non episodici ma strutturali. Il problema non é solo di ordine pubblico. Anche perché é chiaro che le forze dell'ordine, nonostante organici numericamente inadeguati e diverse altre criticità, si spendono allo strenuo delle loro forze. Soltanto intervenendo alla radice, sulle cause che producono come ultimo esito violenza, si può sperare di sollevare dalla città quel velo di terrore che la deprime. Incidendo negativamente anche su altri contesti. Lavorare sulla solidarietà, sulla coesione, sullo spirito civico é difficile. Roma é un gigante che viste le sue proporzioni é quasi incontrollabile. Proprio per questo la strada da percorrere deve essere quella di affiancare all'opera repressiva delle forze dell'ordine, una proposta variegata di offerte. Cultura e sport spalmati dal centro alle periferie per colmare i vuoti, per togliere spazio alla violenza. Riuscire a coordinare questa politica che i municipi debbono avviare in maniera più decisa darebbe una scossa. Indicherebbe la volontà di fare sul serio. Restituendo alla città una vivibilità che anche i tanti reati hanno portato ai limiti di guardia. L'idea non é nuova. Già é stata sostenuta ed ancora lo é. Forse é arrivato il momento di provare a verificarne la bontà, passando a realizzarla. Ricordando che la destra è anche sociale. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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