Boom di funghi e di intossicati

Tra il 2004 e il 2009 oltre 4.000 casi di intossicazione, 12 morti, tra cui un bambino di 3 anni, 37 persone affette da insufficienza renale, 7 delle quali finite sul tavolo operatorio, trapiantati. Sono questi i dati, spaventosi, forniti da Franca Davanzo, direttrice del Centro Antiveleni dell'Ospedale Niguarda.

Responsabile del tragico bilancio non è una strana malattia, bensì la "passione" per i funghi. O meglio, l'impreparazione di tanti, troppi, italiani che nella stagione autunnale si dilettano ad andare in cerca di questi ghiotti e profumati vegetali.

Una pratica rischiosa sotto più punti di vista. Decine le vittime che trovano la morte cadendo dai dirupi, ma ancor di più quelle che assaggiano funghi di cui non conoscono la specie, e che gli esami clinici etichettano poi, nel migliore dei casi, come non commestibili."Ogni anno trattiamo un migliaio di persone e in almeno 2 o 3 casi non c’era più nulla da fare" - racconta la Davanzo.

Nel 2010 il bollettino delle disgrazie è iniziato già a fine Agosto, con 20 persone scivolate sui sentieri in soli 10 giorni. Sul banco degli imputati, quindi, c'è soprattutto l'incompetenza dei cercatori, lanciati sui declivi boschivi con l'unico scopo di riempire il cesto con gli esemplari più "succosi".

Il pericolo si annida anche a tavola, dove vengono serviti piatti infarciti del gustoso ingrediente, spesso senza un controllo preventivo su ciò che si è cucinato. "Purtroppo le modalità sono sempre le stesse”, dice la tossicologa, “si raccolgono funghi credendo di conoscerli e non si fanno identificare da esperti micologi, sebbene il servizio sia reso disponibile gratuitamente dalle Asl".

L’intossicazione è doppiamente insidiosa quando si manifesta nell'organismo dopo parecchi giorni, quando ormai è tardi per intervenire. Le conseguenze su fegato e reni possono anche essere irreversibili.

Se le favole ci hanno insegnato a diffidare delle specie più colorate e appariscenti, come ad esempio del classico Amanita Muscaria con cappello rosso a pois bianchi, alcuni esemplari, che possono crescere anche sui bordi erbosi delle strade, somigliano in tutto e per tutto ai comuni prataioli, ma sono velenosi.

É il caso dell'Agaricus xanthodermus, volgarmente battezzato “falso prataiolo”, che può provocare disturbi gastroenterici. Il suo aspetto trae in inganno, ma fortunatamente l'odore sgradevole è in grado di scoraggiare anche il cercatore meno accorto. Il Boletus Satanas ("porcino malefico"), di cui sono ricchi i terreni calcarei e i boschi di latifoglie con climi caldi, promette sintomi all'altezza del suo nome diabolico appellativo.

Le tipologie tossiche sono comunque talmente numerose, anche sulla nostra penisola, che il miglior "salvagente" per chi si "tuffa" per la prima volta nel regno dei funghi è ricorrere al parere di un micologo. Con il suo lasciapassare, le ricette di funghi saranno finalmente sicure, oltre che squisite. ( Fonte: milanoweb.com )

Autore: Sara Marmifero

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