" Bonus Bebè, ora il governo vuole i soldi indietro" di Marco Sarti

http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/bambino.jpg«Felicitazioni per il tuo arrivo! Lo sai che la nuova legge finanziaria ti assegna un bonus di mille euro?». Era il 2006. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi​ si rivolgeva così ai neonati italiani. Centinaia di migliaia di lettere personalizzate per pubblicizzare il piccolo aiuto economico che il governo aveva destinato alle famiglie appena visitate dalla cicogna. Un’iniziativa lodevole e affettuosa - la lettera si concludeva con «un grosso bacio» del premier - che per tanti beneficiari si è trasformata in un incubo. Da almeno due settimane il ministero dell’Economia sta inviando migliaia di raccomandate per chiedere la restituzione del denaro ricevuto. Nella maggior parte dei casi i destinatari sono chiamati a corrispondere anche una sanzione amministrativa di tremila euro.

 

Tra i requisiti necessari per ottenere il bonus la legge aveva previsto un limite di 50mila euro al reddito complessivo delle famiglie. «Ma quel modulo - si legge in un’interrogazione parlamentare del Pd - non spiegava se la cifra era lorda o netta. E proprio questa piccola dimenticanza ha generato il caos. In tanti, infatti, hanno dichiarato il reddito netto». A distanza di cinque anni almeno ottomila famiglie sono state riconosciute colpevoli di aver riscosso «illecitamente» il bonus.

 

In pochi giorni la vicenda diventa un caso. I quotidiani - prima tra tutti la Stampa di Torino - pubblicano i racconti dei genitori infuriati. Il Governo prova a correre ai ripari. Parlando in commissione Affari Sociali, il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi assicura che le famiglie chiamate in causa «sono tenute a restituire esclusivamente la somma indebitamente percepita, senza alcuna maggiorazione a titolo di interesse». Le migliaia di raccomandate del ministero dell’Economia parlano di «autocertificazioni mendaci». Accusano, in poche parole, di truffa allo Stato. Giovanardi è costretto a giustificarsi sul suo sito internet: «Mi scuso per i toni sgarbati e minacciosi della lettera che gli uffici del ministero dell’Economia vi hanno inviato».

 

Nel frattempo, però, le lettere continuano ad arrivare. Chiedono la restituzione del bonus bebè e i tremila euro di penale. Le associazioni a tutela dei consumatori alzano la voce. C’è chi, come l’Aduc, invita a non restituire quanto dovuto. «Il ministero non ce la dice tutta - si legge sul sito - In diversi casi la richiesta di restituzione è stata inoltrata oltre i cinque anni da quando il bonus è stato riscosso, quindi soggetta a prescrizione». Pietro Giordano, segretario generale dell’Adiconsum chiede al ministero dell’Economia di sospendere le richieste di restituzione del bonus. «La dicitura reddito “complessivo” si prestava a interpretazioni ambigue - racconta - A monte delle dichiarazioni c’è stata una informazione istituzionale incompleta e non puntuale». Più dura la posizione del Codacons, che annuncia un esposto all’Antitrust per pubblicità ingannevole. In sostanza - questa la posizione dell’associazione - la lettera inviata alle famiglie a firma Silvio Berlusconi avrebbe lasciato intendere a tutti «di aver diritto a quel bonus».

 

Domani, forse, il Parlamento metterà fine alla vicenda. Per impegnare il governo a fare chiarezza, il Pd Pier Paolo Baretta ha presentato una risoluzione in commissione Bilancio alla Camera. L’obiettivo è quello di invitare gli uffici territoriali della ragioneria generale dello Stato a chiedere la restituzione - laddove fosse certificato l’errore - dei soli mille euro del bonus bebè. Senza ulteriori sanzioni. «Almeno - spiega Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione Cultura - si riconosca che la buona fede delle famiglie è stata tratta in inganno dalla superficialità con cui il governo ha presentato l’iniziativa». ( Fonte: www.linkiesta.it)

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