Boicottare Silvio, il presidente che fa anche il croupier

http://multimedia.blogosfere.it/d/15493-2/berlusconicalderoli.jpgTra gli ingranaggi dello Stato biscazziere c’è anche lui, Silvio Berlusconi. Le modalità con cui la sua Mondadori partecipa alla società Glaming che si occupa di poker on line, giochi da casinò le ha spiegate e soprattutto portate alla luce Report. Non è nulla di moralmente discutibile, forse lo è il fatto che un’azienda del presidente del consiglio tratta beneficio economico dalla disperazione degli italiani che nel gioco on line cercano un po’ di luce economica, considerando che la situazione economica attuale è anche imputabile, almeno in parte, al governo. Ma non è neanche questo il punto, se non che stiamo parlando dell’ennesimo elemento che evidenzia la totale incompatibilità di Silvio Berlusconi con la guida dell’esecutivo. E a tracciare i confini di quest’altra “deviazione” istituzionale è Milena Gabanelli in risposta ai legali della Mondadori.

Sull'intera operazione c’è un dubbio concreto. Mondadori è entrata a giugno e si occupa della raccolta dei giochi on line. Ma mentre le norme introdotte dalla legge di stabilità in merito alla trasparenza e ai requisiti di onorabilità dei concessionari che si occupano della raccolta dei giochi fisici sono entrate in vigore a giugno stesso, quelle per le società che si occupano di on line sono entrate in vigore solo da luglio, cioè dopo l'entrata di Mondadori. A firmare la legge, datata 14 luglio 2011 – osserva la conduttrice di Report – è lo stesso presidente del Consiglio insieme con il ministro Tremonti. E questo lo dice lo stesso dirigente dei monopoli intervistato da Report. Se le norme sulla trasparenza e sui requisiti di onorabilità fossero state applicate anche in questo caso, forse la concessione non avrebbe potuto essere assegnata, perché c'è di mezzo una fiduciaria, i cui proprietari sono sconosciuti e perché il premier è di fatto proprietario al 53 per cento di Mondadori ha in corso un processo per frode fiscale.

Un caso, direbbe qualche suo sostenitore tirando fuori la costituzionale libertà di impresa. E quindi riaprendo il problema di sempre che, a quanto pare si fa sempre più urgente: il conflitto di interessi. Proprio la scorsa settimana c’era stato l’ultimo caso-allarme, quella norma sulle successioni infilata nel pacchetto sviluppo che, valendo per tutti gli italiani, valgono soprattutto per la sua situazione. Sempre negli stessi giorni un’altra approfondita ricerca ha messo in evidenza come le reti televisive del Caimano facciano incetta della pubblicità commissionata dallo Stato, quella pubblicità progresso che nel solo 2010 ha trasferito quasi cinque milioni dalle casse dello Stato a quelle dei media del presidente del consiglio. Introiti senza sforzo, mentre agli altri organi di informazione, suoi concorrenti, sono andate solo le briciole. Il progresso, evidentemente, è quello di Mediaset e affini.

Sono solo gli ultimissimi esempi che spiegano l’enorme vantaggio che la posizione di privilegio nella politica assicura a un uomo che, in un paese normale e con regole certe, sarebbe ineleggibile. Anzi che è palesemente ineleggibile perché titolare di concessioni pubbliche. Fa sempre bene ricordare quelle norme del 1957 secondo le quali non sono eleggibili «coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta». Una descrizione che ha un nome solo, oggi.

Questo, e altre piccole deformazioni imposte al sistema, fanno di Silvio Berlusconi un leader antidemocratico. Com’è risultato più che evidente anche dalle varie manifestazioni della macchina del fango, dal costretto abbandono della Rai da parte dei principali critici verso il suo esecutivo, poi rimpiazzati immediatamente con uomini vicini al regime. Ma ultimamente sembra in fase di realizzazione quell’ultimo arrembaggio alla cosa pubblica, prima che la sua esperienza politica volga al termine. Fermare prima il fenomeno tutto italiano, però, è cosa ancora possibile. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

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