" Biutiful". La recensione

Con “Biutiful” ritorna dietro la macchina da presa un regista e sceneggiatore molto amato in tutto il mondo: Alejandro Gonzáles Iñárritu. Differentemente dai film precedenti, qui l’autore porta sullo schermo la storia di redenzione di un solo uomo: “Biutiful è tutto quello che non ho mai fatto prima: una storia lineare imperniata su un personaggio” afferma il regista.
Dopo aver abituato lo spettatore alla sua impronta caratteristica, ovvero raccontare più storie che via via si intrecciano, con diversi linguaggi e in diversi paesi, oggi lo sorprende con una linea tutta nuova, senza però abbandonare alcune tematiche a lui care e il modo intimo e intenso di raccontarle.

Uxbal è separato dalla moglie e si prende cura dei suoi due figli. È un uomo che fa affari con gli immigrati, pagando per conto loro le bustarelle alla polizia, che chiude un occhio sui loro commerci per strada e Uxbal trae guadagno da questa necessità. Oltre a ciò l’uomo ha un dono spirituale, che gli permette di parlare con i morti e lo fa in cambio di denaro. Quando scopre, però, di avere una malattia seria, la situazione cambia e inizia a predisporre tutto per il futuro dei suoi bambini.
“Biutiful” è un film che nonostante la sua linearità, mette molta carne al fuoco, si addentra nel cuore e nell’animo del suo protagonista, tanto quanto in quello dei personaggi secondari, di cui lo spettatore può percepire il grosso fardello, che si portano addosso quotidianamente.
Uxbal ama profondamente i suoi figli, ma capita spesso che li rimproveri duramente; il dono che possiede dovrebbe mostrare la sua sensibilità, ma è attento solo al guadagno, così come l’amicizia, che sembra esistere con alcuni immigrati, si rivela essere solo a scopo lucrativo.

Durante l’arco del film Uxbal intraprende un viaggio interiore, che lo porta a rivedere il suo modo di essere, mostrandosi generoso e aperto nuovamente all’amore. L’intento del regista è stato quello di sviluppare un’esistenza complessa mostrandola nella sua semplicità. Il tema portante è quello della paternità, sia sulla paura di perdere un padre che su quella di essere padre, sempre alla ricerca del giusto equilibrio nel rapportarsi ai figli.
È un film sulla perdita: la perdita delle persone care e la perdita di se stessi. Uxbal è quello che è a causa delle disillusioni del proprio passato, è un uomo che si è indurito nel tempo, diventando cinico e distaccato da tutto tranne che dai suoi bambini, con i quali a volte si mostra, però, rigido.
L’ambientazione che Gonzáles Iñárritu ha scelto è Barcellona e nello specifico il quartiere di Santa Colonna e del vicino Badalona, dove senegalesi, cinesi, pachistani e molti altri vivono tutti insieme, parlando ognuno la sua lingua senza preoccuparsi o aver bisogno di integrarsi. Secondo l’esperienza che il regista ha fatto la maggior parte delle persone che arrivano da così lontano nelle città europee non lo fanno per integrarsi in una cultura, ma per sopravvivere e per aiutare quelli che hanno lasciato al loro Paese.
Tutto ciò per Gonzáles Iñárritu ha rappresentato un contesto perfetto in cui ambientare la pellicola.

Per quanto riguarda l’attore principale, che doveva incarnare Uxbal, il cineasta ha pensato a Javier Bardem fin dal profilarsi di quest’uomo nella sua mente. Bardem è semplicemente unico: ha la capacità di immergersi totalmente nel personaggio a cui dà vita, tanto da riuscire a raccontare un'altra vita senza che sia più lui. Per l’interpretazione di Uxbal, Bardem ha vinto il premio come Miglior Attore Protagonista a Cannes 2010, condividendolo con Elio Germano.
L’obiettivo finale che Gonzáles Iñárritu e Bardem volevano raggiungere è la trasformazione di quest’uomo duro e severo in un uomo liberato, che comprende la resa e acquisisce la saggezza.
“Biutiful” è un film intenso e intimo, che riesce a fotografare una realtà urbana in modo schietto e la complessità di una vita che cresce e si sviluppa in determinate situazioni di necessità. ( Fonte: www.cinemalia.it/ Autore: Francesca Caruso)

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