Bersani bruciato : evitato leader “senza orizzonti” - di Luciano Lago

http://www.stampalibera.com/wp-content/uploads/2013/03/pierluigi-bersani-300x197.jpgArrivati alla serata del 30 marzo  non ci sono soluzioni previste  nella  ingarbugliata situazione politica italiana al di là dell’unico dato certo: il Presidente della Repubblica rimane al momento l’unico arbitro con il potere determinante di “dettare il gioco”.

Altro dato certo è che Pierluigi Bersani si è bruciato irrimediabilmente nel suo tentativo maldestro di fare un governo comunque , nonostante i veti incrociati e la sua indisponibilità ad imbarcare il PDL il una grande coalizione per un governo di programma (come gli veniva richiesto da Berlusconi ed Alfano). Né sono valsi a nulla  i suoi tentativi di dividere la Lega dal PDL o di convincere i “Grillini” a dare un appoggio al suo governo.

A giudizio di tutti gli osservatori qualificati ,Bersani ha giocato male le sue carte ed ha perso un’opportunità: quella di mettere nell’angolo Grillo ed il suo movimento.

Uno scampato pericolo per l’Italia, diciamo noi, quello di avere un leader scialbo, provinciale e senza un orizzonte , come ha chiaramente dimostrato già nel corso della  sua campagna elettorale.

Bersani infatti ha dimostrato chiaramente di non avere un programma e piuttosto di farfugliare circa  un generico “piano di cambiamento e di ammodernamento” senza mai entrare nel merito di quale fosse questo cambiamento. Piuttosto si è adagiato su un preteso modello Hollande, da adottare anche in Italia, guardandosi bene però di specificare che lo stesso leader socialista in Francia, una volta al governo, ha prodotto il licenziamento di circa 6.000 operai, si è dovuto rimangiare la “tassa sui ricchi” giudicata incostituzionale e lui stesso  ha dovuto riconoscere di aver sottovalutato la portata della crisi. Il tutto con una precipitosa perdita di popolarità in Francia.

In sostanza Bersani ha dimostrato di non voler cambiare la linea fin ad oggi seguita dal suo partito e dalla sinistra in genere, quella  di un acritico sostegno alla politica dell’eurocrazia di Bruxelles e Francoforte, della gestione monetaristica e di austerità fatta per conto della BCE e del FMI che ha portato alla disgrazia ed alla miseria  popolazioni come quella greca ed alla più profonda recessione dal dopoguerra i paesi come Spagna, Italia e Portogallo.

Certo il PD si propone dei “correttivi” che tradotti significherebbero andare a Bruxelles con “ il cappello in mano” a chiedere qualche deroga sul patto di stabilità (quello del 3% )  ma si guarda bene di mettere in discussione i trattati europei già sottoscritti quali Lisbona, Fiscal Compact e MES (fondo di stabilità) che tolgono di fatto all’Italia qualsiasi possibilità di scelta su politiche di bilancio, di spesa pubblica di servizi sociali.  Bersani sa bene che un nuovo governo a guida PD procederebbe con l’imposizione di nuove tasse (magari una patrimoniale) e con l’esecuzione di tutte le direttive di tagli che provengono da Bruxelles con la scusa del “ce lo chiede l’Europa”.

Dal PD continuano a sostenere che il problema dell’Italia stia nella “lotta alla corruzione”, alle “mafie ed all’evasione fiscale”, occultando il fatto che la prima mafia,  sanguisuga dell’economia italiana ,è quella della cupola bancaria che ci ha imposto il sistema dell’euro, dell’usura e della cessione di sovranità ad una oligarchia tecno finanziaria di stanza a Bruxelles e Francoforte.

Tutta la solita “doppiezza” caratteristica di questo partito della sinistra schieratosi da tempo con gli interessi del grande capitale  che strizza l’occhio contemporaneamente  al suo elettorato rimastogli costituito in prevalenza dai dipendenti pubblici della casta parassitaria garantita, inclusa quella degli alti burocrati delle amministrazioni e della magistratura. Per gestire questa strategia non c’è bisogno di presentare un programma: basta mantenersi sul vago: “Riforme sì, Europa si  ma con più crescita… lavoro… giustizia»

Naturalmente Bersani si è guardato bene di parlare di questioni concrete come del gigantesco scandalo del MPS , quasi che questo non riguardasse il suo partito ed anzi ha cercato di schivarlo e minimizzarlo ma non può nascondere che  intanto la procura  di Siena ha trovato il testo di un presunto accordo fra l’ex sindaco di Siena Ceccuzzi, PD, con il caporione berlusconiano Verdini: un patto segreto per spartirsi le poltrone nella banca fra «sinistra» e «destra». Una conferma del fatto che, di fronte agli interessi di gestione di denaro e posti,  non esiste più governo ed opposizione ma  piuttosto che sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia.

Adesso Bersani, bruciato politicamente per  causa delle sue stesse mosse,  dovrà cedere il passo e ritirarsi lasciando che avanzi un sostituto che potrebbe anche essere qualche altro personaggio scelto da Napolitano, magari un esponente della tecnocrazia bancaria estratto dal CDA della Banca d’Italia (come lo furono Ciampi e Dini) che proceda a fare un governo “di garanzia o istituzionale”.

In questo caso sappiamo bene a chi rispondono e quali interessi siano prioritari per questo tipo di governi, viste le precedenti esperienze.  Possiamo anche indovinarne le prime mosse,  per pagare gli interessi alle banche  ci diranno che c’è una via obbligata: privatizzazioni e vendita di pezzi del patrimonio italiano, quelli che più fanno gola alle grandi  “corporations” multinazionali  (in prevalenza tedesche) che sono già appollaiate  al di là delle Alpi come avvoltoi pronti a ghermire la preda.

Fonte: http://www.stampalibera.com/?p=61737

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