Berlusconia: soldi, dossier e spazzatura

Mentre agosto sta trascinando mezzo mondo in un inferno di fuoco, alluvioni, frane e misteri metereologici da ecosistema in coma in Italia va in scena la tragedia della ‘notte dei cristalli’, ovvero l’ultimo arrembaggio di Berlusconi prima della fondazione della sua agognata Italia SpA.

 

Le cronache, le analisi, le ricostruzioni ed i retroscena elaborati da gran parte dei commentatori sono quasi tutti viziati dall’illusione di poter guadagnare qualche lettore in più in un periodo di fiacca per le vendite della stampa nazionale.

 

Ogni giorno si ‘interpretano’ elementi ‘nuovi’ sui quali immaginare ‘attacchi’, pacificazioni’, ‘confronti’ ed altro. Invece tutto è molto più semplice. Il premier ha un modo prevedibile di agire, non e un Pico della Mirandola ed ha un solo obiettivo esistenziale: essere il Capo assoluto di tutto. Il fango nel ventilatore gli è utile.  

 

La tabella di marcia della strategia del Cavaliere è stata disegnata molti mesi fa, quando divenne chiaro che una piccola parte del Pdl non era disponibile alla formalizzazione del regime di Berlusconia e non seguiva il lìder maximo sulla strada delle riforme ad personam e del regime. L’unica possibilità, quindi, per chiudere la partita a rubamazzo erano le elezioni anticipate.

 

Nelle intenzioni la spallata definitiva avrebbe dovuto prender corpo subito dopo le ultime regionali per sfruttare il successo ottenuto dal centro destra in quella consultazione. Poi, forse a causa della crisi economica o per la inaspettatata capacità di resistenza interna dei finiani, i tempi si sono allungati. Ora ci siamo.

 

L’Uomo di Arcore, notoriamente spregiudicato, dopo l’espulsione del presidente della Camera dal partito si è giovato di una campagna di stampa picconatoria contro il ‘nemico’ Gianfranco, lanciata prima dai fedelissimi ‘Libero’ e ‘Il Giornale’ e poi sposata a furor di edicola da tutti gli altri quotidiani. L’oggetto è la bufala della casa a Montecarlo. A guardarla bene la faccenda è patetica. Una signora fermamente fascista lascia il suo patrimonio ai post fascisti di An e tra quei beni c’è un appartamentino definito da chi ne ha valutato il valore con la parola “fatiscente”. Si trova in una parte non certamente nobile del Principato, i costi per rinnovarlo e le complicazioni per gestirlo non valgono la cendela e così viene venduto.

 

Come per prassi in quel di Monaco scendono in campo società straniere (vere o di comodo), dette off shore. E sempre, come per prassi in Italia, la transazione nasconde il solito sospiro nazionalpopolare tra amici: alla fine il fratello della compagna di Fini si ritrova affittuario della casetta. In un Paese nel quale un presidente del Consiglio organizza feste nelle quali ospita puttane (persone rispettabilissime, ma non consone in alcune situazioni) e poi le ospita per la notte o si fa varare leggi antiprocessi dopo essere stato rinviato a giudizio per corruzione si tratta di una cosa da educande.

 

Direttori, capo redattori, redattori semplici, inviati e corsivisti, la libera stampa insomma, esaltati dallo scoop monegasco, intanto, dimenticano in un baleno che alcuni collaboratori e dirigenti del Pdl sono indicati dalla magistratura come appartenenti a consorterie note o segrete, conniventi con organizzazioni mafiose o camorristiche e lasciano in ombra i misteri dalla mai avvenuta ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo o non si ricordano più dei numerosi altri episodi di corruzione che spuntano ovunque come funghi dopo un temporale .

 

Una bufera sul nulla del nulla (visto che nessun ‘reporter indagatore’ ha neppure supposto che nelle tasche di Fini sia finito un solo euro illegale) dilaga come uno tsunami, ma evita di sottolineare un sospetto agghiacciante: alcuni agenti dei servizi segreti, su mandato ‘ignoto’, potrebbero aver lavorato per ‘attenzionare’ il presidente della Camera ed i suoi seguaci, schedandoli, fotografandoli, producendo dossier. Ovviamente il silenzio sulle avventure ben più avvincenti di Verdini, Bertolaso, Dell’Utri, Cosentino, Scajola e compagnia bella è tornato ad essere totale.

 

Che fanno gli italiani nel frattempo? Pensano ad altro, è anche agosto, ma li raggiunge comunque l’eco lontano del gossip mediatico e, nutriti con generosità, cominciano a sospettare che anche l’ex leader di An sia un ‘magliaro’.

 

Missione compiuta.

 

Ma quale missione? Prima di andare al voto il premier vuole rimuovere l’incauto ex co-fondatore del Pdl dalla sedia di presidente di Montecitorio. I motivi sono tre. Il primo è politico: non subire nel periglioso percorso verso le elezioni l’iniziativa di un direttore d’orchestra ‘ostile’ alla Camera. Il secondo è di principio: punire un dissidente che ha avuto l’ardire di contestare il Capo supremo, parlando per altro di legalità. Il terzo è quello di terrorizzare i parlamentari di Futuro e Libertà per far capire a tutti che chi si oppone finisce nel tritatutto.

 

Berlusconi non segue la liturgia ufficiale del Palazzo, si muove in funzione del consenso popolare, pensa al suo elettorato e sa bene come chi gli vota contro (per altri partiti) è ormai dilaniato da dubbi e depressione.

Così con la fantasia che lo contraddistingue e fidando sulla generosità dei giornalisti riesce a far scrivere persino all’Espresso (annoverabile tra i media di opposizione) una sua ricostruzione surreale sulle origini del conflitto: “La Tulliani cercò di arrivare a Palazzo Grazioli, ma non ci riuscì. Una volta s’era fatta assegnare un posto a tavola vicino al mio e fu fatta spostare. Da allora ha cercato di mettere Fini contro di me”. Il premier è convinto che l’immagine del Casanova sia gradita al suo ‘popolo’ e quindi non disdegna neppure qualche pruriginosa allusione, considerarato anche che siamo in estate.

 

In sintesi: il turbine pettegolistico lanciato dalla stampa è una delle tappe verso le urne, disillude sempre di più gli elettori di centro sinistra (spingendoli verso l’astensione) e permette a quelli del centro destra di distrarsi dai guai prodotti dalla totale incapacità del governo.

 

Perchè qui è il nodo. Il Paese è allo stremo, la disoccupazione quasi irrecuperabile, il debito pubblico cresce, i ritardi in ogni campo sono enormi ed i comportamenti dei politici sono largamente censurabili. Il progetto di Italia SpA non prevede che i cittadini capiscano lo stato delle cose, altimenti altro che nomina ad amministratore unico.

 

Nel copione scritto dal presidente del Consiglio all’opposizione è stato affidato il ruolo del dormiente. Bersani, Di Pietro, Casini si girano tra le lenzuola di comodi giacigli in ordine sparso. Vendola è convinto di essere il leader del futuro (per la felicità del Cavaliere) e quel che resta di Rifondazione, Pdci e Verdi forse è al mare perchè non si ha notizia alcuna della loro esistenza.

 

Siccome il troppo non è mai utile nelle strategie di condizionamento di massa le prossime giornate attenueranno le grida, ferragosto è vicino, tutti al mare. Ma a settembre il governo potrebbe presentare in Parlamento un paio di proposte inaccettabili per i finiani. Il governo cadrà e la giostra si rimetterà in moto, per rilanciare la pubblicazione di nuovi dossier, pettegolezzi, scandali-bufala pilotati.

 

Non si nota alcuna reazione contro questa travolgente marcia verso il regime. A meno che…a meno che qualcuno non decida di tornare a parlare coi cittadini, spieghi loro la pericolosità della situazione, non proponga ai non berlusconiani (numericamente la maggiornaza) di unirsi intorno a pochi temi sostanziali: un nuovo Parlamento costituente che si occupi di abrogare le leggi ad personam, risolva il conflitto di interessi, potenzi l’azione della magistratura contro la corruzione, liberi la Rai dai partiti, vari un pacchetto di misure in grado di proteggere aziende e cittadini colpiti dalla crisi e premetta una riforma del sistema elettorare che ripristini il proporzionale in modo da riaffidare alle idee politiche (partiti veri) il compito di governare e faccia tramotare definitivamente il bipolarismo, il vero responsabile dello sfascio della democrazia italiana.

 

Finito il compito tutti a casa, elezioni ed ognuno per la sua strada verso un’Italia dove ci si allea sulla base di principi ideali e non di interessi. Difficile accada, anzi quasi impossibile. Il futuro è ignoto.

( Fonte: inviatospeciale.com )

 

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