Berlusconi - Fini: la fine di un ciclo, ma per Bossi il Governo regge

Tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini "si è aperto qualcosa che è più di una crisi di governo. È la fine di un ciclo". La fotografia migliore per sintetizzare lo stato dell'arte dei rapporti tra i due cofondatori del Pdl è, paradossalmente, quella scattata da Massimo D'Alema.

 

Un fermo-immagine confermato dai continui distinguo che - tra maggioranza e minoranza del partito - costellano le attività parlamentari e di governo. Scadenzano le dichiarazioni politiche. Riempiono i resoconti di Aula e commissioni.

I due, insomma, appaiono ormai a molti osservatori su posizioni talmente distanti che difficilmente è ipotizzabile un riavvicinamento.

Una fine di un ciclo che si arricchisce anche dall'accelerazione al dibattito politico sulle larghe intese che é stato impresso dallo stesso D'Alema e che viene guardato con molta attenzione (e preoccupazione) da Berlusconi. Se, infatti, non è prevedibile capire cosa accadrà nei prossimi mesi, i continui "sdoganamenti" del Pd a Fini vengono letti quasi come prove generali di una "congiura" da consumarsi in autunno.

Per il momento chi non sembra preoccuparsi affatto è Umberto Bossi: "Il governo per ora va bene" dice il Senatur che chiude a cambi nella maggioranza: "Ma quali larghe intese - attacca - ci siamo noi e Berlusconi: siamo partiti in un modo e continuiamo cosi".

Chiuso, per il momento, il capitolo Cosentino (anche se i finiani continuano a chiedere le dimissioni da coordinatore campano) sul tavolo restano ancora molte questioni aperte. Due su tutto: il ddl sulle intercettazioni e la futura riorganizzazione del partito. Berlusconi, viene riferito, punterebbe proprio sul rafforzamento del Pdl per ‘arginarè Fini e proteggere la maggioranza dal suo continuo logoramento. Compito, questo, che potrebbe essere uno dei primi appuntamenti di lavoro con lo stato maggiore del partito, nel nuovo castello romano affittato dal premier. Pur considerandolo, come buona parte degli elettori, "fuori" dal partito, ed essendo stato più volte tentato da una redde rationem, Berlusconi si sarebbe alla fine convinto che mettere i "finiani" alla porta non sia, nei fatti, praticabile.

La strategia insomma è quella di andare avanti giorno per giorno su quelli che sono i provvedimenti arrivando, quando si può, ad un compromesso (vedi Brancher e Cosentino) oppure alla ‘contà, come con la manovra. È pur vero che diversi deputati vicini al Cavaliere sono convinti che con Fini si debba arrivare, nel bene o nel male ad una svolta. Ecco perché tra le ipotesi messe sul tavolo per consentire una tregua o una "convivenza da separati in casa" potrebbe essere quella di offrire alla componente che fa capo al presidente di Montecitorio un riconoscimento ufficiale attraverso il congresso da convocare già nel 2011 e non, come si prevede ora nel 2012.

Niet assoluto invece sulla possibilità di rivoluzionare il vertice del partito con un coordinatore unico. La proposta lanciata dal ministro degli Esteri Franco Frattini non piace a molti e, a quanto si racconta, non sarebbe stata presa nemmeno in considerazione dallo stesso Cavaliere.

Un cambio però non dispiace ai deputati vicini a Fini. Se Italo Bocchino chiede un passo indietro di Nicola Cosentino e Denis Verdini definendoli "coordinatori balneari", Granata cita il ministro degli Esteri e Maria Stella Gelmini come valide alternative. Insomma per il momento sembrano prevalere le colombe. Tra le quali, come sempre, si nasconde qualche "falco" che comunque affaccia ipotesi di elezioni anticipate ora che il consenso è ancora alto a fronte del rischio di cifre ben diverse tra due anni. ( Fonte: americaoggi.info)

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