Berlusconi è l'uomo del fare perché l'opposizione glielo permette. La Neverland del Premier

Vive in una sua Neverland, il presidente del Consiglio; il protagonista della celebre storia scritta da James M. Barrie "non vuole crescere mai"; chiuso nel ridotto dell'"isola che non c'è", si racconta mirabolanti menzogne, finendoci col crederci; e più sono mirabolanti più se ne mostra convinto, anche se ormai a crederci deve essere rimasto lui solo: la spazzatura a Napoli? Tempo quindici giorni, anzi dieci, ma che dico: una settimana, cioè entro Capodanno, ed è tutto risolto. Il terremoto dell'Aquila? Tutto risolto, anche se non si è risolto un bel nulla. E via così, promettendo e sgovernando. Il partito del "fare", ripetono come un mantra leader e leaderini del centro-destra. Del "fare", sì, quello che a loro pare, al di sopra e al di là delle leggi, delle regole, delle norme che loro stessi si sono dati e che violano sfacciatamente. E guai se provi a farlo presente: ti danno del comunista, del forcaiolo, del giustizialista. Sono quello che sono, non deve stupire che facciano quello che fanno. Soprattutto fanno quello che fanno perché chi dovrebbe impedirglielo - l'opposizione, chi dice di essere e fare opposizione - fa altro, e in altro è occupato e impegnato.

Sui mali, sui problemi, le lacune, le inefficienze, i guai dei progressisti hanno ragionato Romano Prodi sui giornali del gruppo Caltagirone ("Messaggero", "Mattino", "Gazzettino"); e Angelo Panebianco, sul "Corriere della Sera". Ragionamenti e riflessioni interessanti.   

Cominciamo con Prodi. La confusione, l'obnubilazione in cui si dibatte il mondo progressista non è caratteristica solo italiana, osserva il Professore, ricordando che un vento di destra - e spesso di destra proterva e inquietante - attraversa un po' tutta l'Europa, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e tra breve, probabilmente, la Spagna: "...In questa fase storica l'economia di mercato, escludendo una quantità crescente di cittadini e mostrando difficoltà ad affrontare le nuove sfide come quelle ambientali, avrebbe bisogno di essere corretta da una politica capace di garantire la collettività di fronte alle insicurezze e agli squilibri che essa stessa ha creato. Questa politica di riassicurazione e di riequilibrio non dovrebbe in teoria trovare ostacoli insormontabili, anche perché, a differenza dell'antico socialismo, il moderno riformismo non ripudia i fondamenti del mercato ma vuole semplicemente garantire che il mercato lavori in modo appropriato...".

Ma allora come mai, quando si arriva al dunque, l'elettore volta le spalle ai progressisti e premia i conservatori e talvolta i reazionari?  "Credo che la prima ragione sia che anche l'elettore che capisce e soffre per le crescenti ingiustizie sia nel contempo preoccupato che la lotta contro di esse sia esercitata dai partiti di centrosinistra per mezzo di strumenti che mettano a rischio le proprie conquiste", risponde Prodi. "Inoltre la lista delle riforme necessarie appare spesso poco credibile. Questa lista è in generale scritta col bilancino, con l'occhio più attento agli opinion polls che alla capacità di risolvere i problemi, più dedicata a non scontentare che non a cambiare la società. Ne risulta l'inefficacia di una proposta alternativa all'attuale maggioranza, che pure è ritenuta ampiamente inadeguata all'interno del paese e non credibile all'estero".

Le parole di Prodi hanno il tono e l'accento pacato di chi tiene una lezione in un'aula magna d'università, ma la sostanza è un atto d'accusa di cui Bersani, e tutto il centro-sinistra nel suo complesso dovrebbero tener conto: l'Italia oggi si trova a dover compiere scelte ed esercizi difficili e costosi, simili a "quei tuffi con un triplice avvitamento che si vedono alle Olimpiadi, ma lo stare fermi porta al ripetersi delle sconfitte, fino al momento in cui l'inevitabile peggioramento delle condizioni di vita e delle occasioni di lavoro spingerà i giovani alla rivolta, indipendentemente da chi siederà al governo dell'Italia".

Speculare l'intervento di Panebanco sul "Corriere della Sera": "...Si tratti di scuola, di rapporti di lavoro, di magistratura, di revisioni costituzionali o quant'altro, non c'è un settore importante della vita associata in cui il conservatorismo della sinistra non si manifesti con forza. Forse ciò aiuta a spiegare una circostanza che sarebbe altrimenti incomprensibile: il fatto che l'opposizione di sinistra non si sia minimamente avvantaggiata in questi anni, stando ai sondaggi, delle gravi difficoltà di un governo che ha dovuto fronteggiare le conseguenze della crisi mondiale e che è stato inoltre investito da scandali e furibonde divisioni. Tanto è vero che tutti continuano a prevedere, in caso di elezioni, una vittoria (quanto meno alla Camera) del centrodestra...". Panebianco poi pone la questione che un po' tutti, da tempo ci si pone: perché nemmeno la forte disillusione di tanti italiani nei confronti di Berlusconi, il fatto che ormai più nessuno creda nella «rivoluzione liberale» sempre promessa e mai attuata spostano a sinistra l'asse politico del Paese? Può essere che la risposta giusta sia la seguente: dovendo scegliere fra ciò che ritiene un male (Berlusconi) e ciò che ritiene un male ancora maggiore (la sinistra), il grosso degli italiani continua a optare per la minimizzazione del danno, per il male minore. Una delle ragioni, forse, è che, tolta una cospicua ma minoritaria area di conservatori a oltranza, la maggioranza relativa degli italiani pensa che stare fermi condannerebbe il Paese alla decadenza economica e sociale e che risposte magari insufficienti, o anche sbagliate, ai problemi collettivi, siano comunque preferibili alle non risposte.

Diagnosi spietata, ma sostanzialmente esatta, quella di Panebianco: "Ci sono due modi per fare opposizione a un governo. Il primo consiste nel contrapporre ai progetti governativi di modifica più o meno profonda dell'esistente, proposte diverse, che ovviamente si giudicano migliori, di modifica altrettanto o anche più profonda. Il secondo consiste nel difendere l'esistente. Quest'ultima è stata la scelta della sinistra in quasi tutti i campi di interesse collettivo. Ne è derivata una paurosa mancanza di idee nuove sul che fare, una mancanza di idee che ha fatto subito appassire la rosa appena sbocciata del Partito democratico".Il centro-sinistra italiano, dice Panebianco, non è in grado di trovare risposte creative, cosicché è ridotto a giocare solo sulla difensiva: "In altri Paesi, sinistre messe alle corde sono state capaci di reagire e di rinnovarsi, di inventarsi idee nuove e proposte. La sinistra italiana ne sembra incapace. Continua a denunciare i barbari per evitare di parlare a se stessa e al Paese di progetti per il futuro".

In effetti da tempo la crisi ha raggiunto livelli e proporzioni che vanno ben al di là delle pur grandi responsabilità di Berlusconi; e che la fiducia che ha ottenuto, appesa al voto dei Calearo e degli Scilipoti, evidenzia e accentua la fragilità di chi ci sgoverna. E' urgente, necessario, chiedersi cosa e come si possa fare per riconquistare condizioni minime di legalità repubblicana, da stato di diritto. E sarebbe anche un modo per corrispondere alle domande e alle questioni poste da Prodi e da Panebianco. ( Fonte: www.americaoggi.info)

Autore: Valter Vecellio

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