Benzina: aumenta la “cresta” alla pompa. Da mezzo litro a tre quarti: il governo autorizza

Il benzinaio può fare la “cresta”, il governo autorizza. Anzi autorizzava già prima: mezzo litro di errore “legale” ogni mille alla pompa. Ne paghi mille, te ne possono versare 999 e mezzo. Presto potrebbero fare di più e meglio: il mezzo litro pagato e non versato nel sarbatoio si avvia a diventare tre quarti di litro. Il perché non c’è, o almeno non c’è nelle macchine erogatrici e nella tecnologia. C’è un altro perché, quello del “tassa e nascondi”. Nascondi dietro il caro benzina, aumenti dei carburanti: colpa dell’instabilità del Medio Oriente, colpa della tragedia nel Golfo del Messico, colpa delle speculazioni. In Italia ogni occasione è buona par ritoccare all’insù i prezzi della benzina. Se il barile aumenta il suo costo, immediatamente le pompe di benzina adeguano i loro prezzi, con una solerzia che purtroppo non trova la stessa applicazione quando il costo del petrolio scende ma, questa volta, si profila un aumento del costo reale della benzina frutto di un “regalo” ai gestori fatto dal Governo e pagato dagli automobilisti.

Per adesso è solo un`ipotesi, ma se dovesse passare lo schema di decreto attualmente allo studio del ministero dello Sviluppo economico, le pompe di benzina italiane diventerebbero le meno precise d`Europa. Già oggi la legge contempla un margine di errore nell’erogazione del carburante pari + o/ 0.5 per mille, tradotto: mezzo litro ogni mille può essere pagato al benzinaio senza che lui lo metta in nessun serbatoio. Sembra un’inezia, ma se si moltiplica il mezzo litro, pari a circa 75 centesimi di euro, per tutte le pompe di benzina che esistono e per i dodici mesi di un anno si capisce che un’inezia, in termini economici, non è. L’idea del Governo è di aumentare questo margine di errore del 50%, portandolo allo 0.75 per mille, tradotto non più mezzo litro ogni mille ma 0.75 litri ogni mille, l’equivalente del contenuto di una bottiglia di vino.

Quando si dice “oltre al danno anche la beffa”. La benzina italiana è tra le più care d’Europa e del mondo, colpa dei petrolieri, colpa delle tasse elevate, ma colpa anche dei gestori delle pompe. Nessun attore che partecipa alla definizione del prezzo finale della benzina si può infatti chiamare fuori dalla corsa all’aumento scaricandone la responsabilità sugli altri. Da quando esistono i controlli più della metà delle pompe sono risultate irregolari, in più della metà dei casi si è scoperto che i benzinai ispezionati versavano nei serbatoi degli automobilisti molta meno benzina di quanta ne facevano pagare e di quanta ne risultasse sul display della pompa. In altre parole più della metà dei benzinai “frega” regolarmente gli automobilisti facendo la cresta sul pieno.

Ad una persona logica questo aumento potrebbe sembrare quindi del tutto privo di senso. I benzinai non sono certo costretti a misurare la quantità di carburante che erogano a mano, travasandolo dalle taniche nei serbatoio, ci pensa una macchina, un computer a fare questa operazione. A logica quindi, con il progresso tecnologico e le conseguenti migliorie tecniche, le pompe di benzina dovrebbero diventare ogni giorno più precise, e non il contrario. Ma, scorrendo con attenzione l’agenda politica, forse questo regalo trova una sua spiegazione. Già martedì potrebbe essere infatti sul tavolo del Consiglio dei ministri la riforma del settore carburanti, che dovrebbe imboccare la strada del disegno di legge autonomo, e non fare quindi più parte del disegno di legge sulla concorrenza e i benzinai sono già pronti allo sciopero. Proprio martedì si riunirà il coordinamento unitario dei gestori carburanti di Faib-Confesercenti e Fegica-Cisl, “per decidere le azioni da intraprendere, nel caso trovassero conferma le voci di un intervento del Governo nel settore attraverso un decreto che annullerebbe tutti gli impegni assunti dal ministro Romani e dal sottosegretario Saglia”. Vuoi vedere che il Governo sta mettendo le mani avanti? ( Fonte: www.blitaquotidiano.it

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