Belpietro, la violenza e le strumentalizzazioni

L’uso della violenza è inaccettabile, senza eccezioni. Ma la presunta aggressione al direttore di ‘Libero’ è diventata l’ennesimo strumento di manipolazione della realtà in mano al centro destra.

 

La ricostruzione dell’episodio che ha coinvolto il giornalista Maurizio Belpietro è ancora nebulosa. Quella che segue è la cronaca che l’agenzia Ansa ha diffuso a poche ore dal fatto: “Un uomo armato di una pistola, non si sa ancora se un’arma giocattolo, è stato sorpreso da un agente della scorta del direttore di ‘Libero’, Maurizio Belpietro. L’uomo è stato notato dall’agente che aveva appena accompagnato all’uscio di casa Belpietro, in un condominio del centro di Milano in via Monti di Pietà, mentre era sulle scale. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, di altezza di circa un metro e 80, sui 40 anni, ha puntato l’arma verso l’agente, che è riuscito a ripararsi dietro una colonna del pianerottolo e ha poi sparato due colpi a scopo intimidatorio. Un terzo colpo è stato poi esploso successivamente. L’uomo è riuscito a fuggire anche perchè il condominio ha diverse uscite. Non sono state trovate tracce di sangue sul luogo. Sulla vicenda indaga la Digos e la squadra mobile della questure di Milano. Sul posto sono confluite diverse volanti”.

 

In seguito si è descritto il presunto aggressore come “travestito” da agente della Guardia di Finanza, poi solo con una “camicia grigio-verde estiva da finanziere con mostrine”. Tra le tante cose poco chiare non si comprende perchè un agente di scorta invece di reagire a chi ha tentato di ucciderlo spari dei colpi “a scopo intimidatorio”, ovvero in aria e non contro il pericoloso killer.

 

Siccome l’Italia è il Paese dei misteri irrisolti forse la vicenda rimarrà per sempre oscura, ma al di là della cronaca un elemento è chiaro.

 

In occasione delle recenti dure contestazioni contro Schifani, Bonanni e Ichino, proprio il direttore di ‘Libero’ aveva chiesto al ministro degli Interni, Roberto Maroni, se quegli episodi non annunciassero “pericoli di terrorismo”.

 

L’esponente del governo aveva risposto: “C’è da preoccuparsi perchè non sono contestazioni, sono veri e propri atti di violenza” per poi aggiungere: “Io non li chiamo i giovani dei centri sociali ma i professionisti della violenza”, per spiegare infine che il terrorismo “è iniziato così, ed per questo che stiamo studiando le misure più adeguate per evitare che questi atti di violenza si trasformino poi in una stagione che abbiamo visto e che non vogliamo più rivedere”.

 

Di terrorismo si parlo anche quando Massimo Tartaglia scagliò contro Berlusconi una statuetta il 13 dicembre del 2009 in piazza Duomo, a Milano.

 

Come è finita quella vicenda? L’uomo il 29 giugno di quest’anno è stato assolto dal gup di Milano nel processo con rito abbreviato perché non imputabile. Come aveva chiesto anche della procura di Milano. Tartaglia è stato riconosciuto “incapace di intendere e di volere”, insomma non era un pericoloso attentatore ma un malato di mente.

 

Per Belpietro si è ripreso a parlare di terrorismo. Naturalmente ‘fomentato’ dall’opposizione. Ha dichiarato Fabrizio Cicchitto, che ha condannato subito “il linguaggio violento usato nelle piazze, in Parlamento e in televisione e l’esaltazione della contestazione che toglie la parola agli avversari politici” e che “mette in moto un meccanismo che alla fine suscita e provoca la violenza autentica”.

 

Roberto Maroni, ministro dell’Interno, ha esternato: “E’ necessario abbassare i toni perché certe accuse, che si leggono magari su alcuni siti internet, possono dare a qualche mente malata lo spunto per fare queste cose”.

Roberto Castelli, altro leghista, ha ricordato “con grande preoccupazione che anche all’inizio degli anni di piombo, fra i primi bersagli ci furono i giornalisti”

 

Angelo Alfano, ministro della Giustizia, ha sentenziato: “E’ un fatto gravissimo che trova la sua origine in un clima teso, dai toni arroventati, non consono a logiche democratiche, che può portare a gesti inconsulti da parte di squilibrati o a gravi atti che rispondono solo a un insano sistema di violenza e di prevaricazione”.

 

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha affermato: ”Questo preoccupante episodio si inquadra in un clima di odio e di intimidazioni, alimentato da chi vuole strumentalmente alzare il livello di scontro per minare il sistema democratico del nostro Paese. Per tali ragioni, bisogna abbassare i toni ed isolare i violenti ed i loro cattivi maestri che vogliono riportare l’Italia agli anni bui del terrorismo”.

 

Ignazio La Russa ministro della Difesa e protagonista il 10 marzo scorso durante una conferenza stampa del premier di un ‘placcaggio’ ai danni del reporter Rocco Carlomagno (che faceva domande non gradite) ha detto: “Questa escalation del clima di violenza non nasce da sola, per caso: i cattivi maestri degli anni della spranga che poi sono sfociati nel terrorismo, ce li ricordiamo bene e hanno avuto un ruolo importante”.

 

L’associazione tra critica, contestazioni anche dure e terrorismo è pretestuosa e inevitabilmente spinge a ‘riclassificare’ gli spazi di libertà per chi non intende ‘conformarsi’ all’informazione di regime.

 

Ed intanto le indagini sull’episodio che avrebbe coinvolto Belpietro stanno incontrando delle difficoltà. Le telecamere di sorveglianza non hanno fornito nessun elemento utile, non avendo ‘visto nulla’ e del ‘killer’ non vi è traccia. Gli inquirenti, intanto, ripetono ossessivamente di non “escludere nessuna ipotesi”.

 

( Fonte: inviatospeciale.com )

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