Bauman e quell’interregno dell’identità moderna

http://www.ilfuturista.it/images/resized/images/stories/cultura/zygmunt_200_200.jpgGiornata “liquida”, quella che ha accolto il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, nella città di Padova. Un rombante temporale, preludio di pioggia, ha imperato nel tardo pomeriggio, mentre il pensatore della modernità liquida veniva intervistato da Dario Di Vico del Corriere della Sera. La prima questione evocata dal giornalista è stata: quali sono le identità liquide? Premesso che per il professore la società moderna è liquida, perché è il risultato dello scioglimento di certezze consolidate: dalle istituzioni alle grandi ideologie, senza trascurare la nostra identità. Egli ha affermato che tale modernità non sarà la società del futuro, ma certamente ci sarà un periodo di interregno. Al momento, secondo il professore, non ci sono gli strumenti efficaci per l’azione collettiva.

 

I liquidi, infatti, non possono preservare la loro forma per troppo tempo, mutano continuamente e in maniere imprevedibile. La condizione di bisogno implica la necessità di ri-identificazione continua che genera, da una pare attrazione e, dall’altra dolore. Attrazione, perché aperta a più possibilità. Dolore, insicurezza, continua il professore, perché non possiamo prevedere il futuro ( i grandi cambiamenti degli ultimi 100 anni erano inattesi, pensiamo anche agli atti terroristici), viviamo nell’incertezza. Termina la riflessione riferendosi all’amico Giddens, il quale ha coniato il concetto di relazioni pure, che non hanno alcuna forma di vincolo. L’unico vincolo è la gratificazione reciproca e niente altro. Il risultato di questi rapporti “senza impegno”ha creato una forte ansia. Per poter stabilire rapporti puri abbiamo bisogno di più persone, per romperli ne basta una..e questo genera ansia, paura nel partner. Ci sentiamo impotenti.

Un’altra suggestione emersa è stata: Perché le celebrità sono guardate e ascoltate con tanta ammirazione? Le celebrità sono note per il fatto di essere note, non sono celebrità per quello che fanno ma per la notorietà che hanno. Aprendo un account su facebook è come se vi metteste sul mercato, proprio come un bene di consumo. Certo, come ogni bene di consumo rischiate di non essere notati, ma se tutto va bene potrete diventare molto noti.

 

L'oro scoperto dal fondatore di facebook, attualmente uno degli uomini più ricchi del mondo, è la paura generata dalla fragilità dei legami umani. Su questo "capitale" (abbondanti nella nostra modernità liquida) ha fondato la propria fortuna.

L’appartenenza oggi non è più associata, come un tempo,alla comunità ma al network il processo di individualizzazione che percorre la società contemporanea è il problema nodale. Oggi il nostro posto nella società deve essere un nostro prodotto. La comunità è diversa dal network; la comunità è consapevole che voi ne siete membri, le comunità del passato vigilavano sui loro membri ed escludevano chi non accettava le norme . Il network funziona in modo diverso, è creato da due tipi di attività: connessione e disconnessione, disponibili entrambe con facilità. E’ possibile cambiare la composizione del network cancellando qualche amico dalla propria lista di amici (alcuni ne hanno 2000) su face book.

La comunità era un luogo sicuro, il network invece è insicuro..basta un click per cancellare ed essere cancellato. Nella vita offline è tutto più complesso, per rompere un rapporto dovrete, afferma Bauman, inventare delle scuse, affrontare la rabbia del vostro partner.

 

Sta a voi decidere in che forma vivere, ci troviamo di fronte a un bivio.

Il docente a proposito di facebook, infine, ha dichiarato. Recentemente ho chiesto ai miei amici di facebook: facebook, twitter, foresquare ecc. vi fanno sentire più vicini? Un mio amico ha risposto: mi sento più vicino alla persone da cui sono lontano, che vivono in altri paesi. Poi, un minuto dopo, ha aggiunto: forse però oggi sono più lontano dalle persone a cui sono vicino.

 

E poco dopo ha aggiunto: sono confuso. Ecco, noi con lui. Credo. ( Fonte: www.ilfuturista.it)

 

Autore: Sara Zanon

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