Bankitalia. Nel 10% delle famiglie il 45% della ricchezza

L'Italia, al pari di altri paesi sviluppati, resta un paese con poche, grandi famiglie dove si concentra quasi la metà della ricchezza.

Questa, nel primo semestre dell'anno, ha subito una lieve battuta d'arresto dopo la ripresa del 2009 causata dalla ripartenza della Borsa seppure il debito rimanga a bassi livelli nel confronto internazionale.

L'indagine della Banca d'Italia sulla ricchezza delle famiglie italiane (che riprende e completa quella sui bilanci delle famiglie dello scorso febbraio) mette in evidenza come l'Italia resti un paese dove, la quota di ricchezza netta posseduta dalle famiglie italiane è pari al 5,7 per cento di quella mondiale, superiore alla quota italiana del Pil e della popolazione del mondo (rispettivamente pari a circa il 3 e l'1 per cento).

Secondo le stime disponibili, spiega l'istituto centrale "nel confronto internazionale l'Italia registra un livello di disuguaglianza della ricchezza netta tra le famiglie piuttosto contenuto, anche rispetto ai soli paesi più sviluppati". Tuttavia, con una crescita lenta e costante negli ultimi 10 anni, è salita la percentuale di famiglie con ricchezza netta negativa (dal 2,3 al 3,2%).

Il 10% di famiglie più ricche possiede di converso ben il 44,7% della ricchezza totale (10 anni fa era il 46,5%).

Alla fine dello scorso anno la ricchezza lorda delle famiglie italiane alla fine del 2009 è stimata da Via Nazionale in quasi 9.500 miliardi di euro, quella netta in 8.600 miliardi, corrispondenti a circa 350 mila euro in media per famiglia e costituita per quasi la metà dalle abitazioni (4.800 miliardi) che negli scorsi anni, prima del rallentamento del mercato immobiliare, rappresentavano un importante motore di crescita.

La ricchezza netta complessiva è aumentata tra la fine del 2008 e la fine del 2009 di circa l'1,1%, per effetto di un aumento del valore delle attività finanziarie (2,4%) superiore a quello delle passività (1,6%); le attività reali hanno registrato un rialzo più lieve (0,4%).

A prezzi costanti, usando come deflatore quello dei consumi, l'aumento della ricchezza complessiva è stato dell'1,3%. Una crescita che però si è arrestata nei primi sei mesi dell'anno (-0,3 per cento in termini nominali) in seguito a una diminuzione delle attività finanziarie e a un aumento delle passività, che hanno più che compensato la crescita delle attività reali.

Nel confronto internazionale le famiglie italiane risultano poco indebitate; alla fine del 2008 l'ammontare dei debiti era stato pari al 78 per cento del reddito disponibile lordo.

Dati relativamente leggeri se si confrontano a quelli di Germania e Francia dove risultava pari a circa del 100 per cento o a quelli degli Stati Uniti e del Giappone, pari al 130 per cento. ( Fonte: www.americaoggi.info)

 

   
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