Bankitalia: in Italia appalti a rischio collusione e corruzione

Il livello di corruzione e collusione nel settore degli appalti pubblici è in continuo aumento, nonostante la campagna quasi decennale portata avanti dalle principali istituzioni italiane. Questo è il grido d’allarme di Bankitalia, che ha presentato un’ indagine (L’affidamento dei lavori pubblici in Italia: analisi dei meccanismi di selezione del contraente privato) in cui emerge la frammentazione del sistema italiano, la forte influenza della politica e le evidenti carenze strutturali.

Questi tre fattori si coniugano perfettamente al panorama storico della penisola: in 150 anni di storia italiana nessuno è mai voluto realmente intervenire e la corruzione è ormai un dato di fatto dal quale non si può più prescindere.

Il nuovo studio di Bankitalia non è una scoperta, ma una conferma. Il sistema degli appalti pubblici deve essere riorganizzato completamente, con una maggiore centralizzazione e un più coerente sistema di controllo. Le dure parole degli economisti di Palazzo Koch sono più che amplificate se affiancate alle recenti notizie relative ai processi sugli appalti in Toscana e per il G8. Nel primo caso Balducci, De Santis e Piscicelli (indagati proprio per corruzione) sono ora liberi, obbligati a firmare solo due volte a settimana; il caso G8 si è concluso lo scorso 17 dicembre con un nulla di fatto nei confronti di Verdini e Fusi, accusati di abuso di ufficio e favoreggiamento.

I ricercatori di Bankitalia hanno confrontato la situazione italiana con quelle di altre economie esposte al rischio corruzione. Negli ultimi anni anche nei Paesi in via di sviluppo la riforma dei contratti e l’eliminazione dell’esclusione automatica delle offerte anomale ha permesso “di migliorare e ridurre i rischi a cui è esposto il sistema degli appalti”.

Ci sono infatti delle indiscutibili difficoltà nel ricorso al formato di gara attuale, detto AB (aste al prezzo più passo con eliminazione automatica delle offerte anomale) che “presenta un’elevata vulnerabilità al rischio di collusione tra imprese”. I tanti guai dell’Italia sembrano lentamente convogliare proprio nel tanto criticato sistema dei contratti e delle concessioni.

L’unica soluzione, a detta di Bankitalia, dovrà essere “un accentramento delle valutazioni di anomalia delle offerte in capo a stazioni appaltanti di maggiori dimensioni e un innalzamento degli importi delle garanzie fideiussorie prestate dai soggetti aggiudicatari”, in grado di ridurre “i rischi di rinegoziazioni successive e di mancato completamento dell’opera”.

I grandi appalti pubblici mai terminati sono un altro tasto dolente. Ma quali sono le vere cause e quali sono le prospettive? “Nonostante le numerose riforme di settore degli ultimi anni – si legge ancora nell’analisi Bankitalia – il sistema italiano è caratterizzato da un’elevata frammentazione, esposto in misura considerevole ai rischi di collusione e corruzione e rinegoziazioni successive con gli aggiudicatari dei contratti. […] Sono inoltre presenti carenze sul piano della progettazione degli interventi”.

Per migliorare e migliorarsi, saranno dunque necessari interventi che purtroppo le casse dello Stato attualmente non possono permettersi. Non si possono negare i benefici che potrebbero derivare da “una maggiore centralizzazione per la progettazione degli interventi”, seguita da “una nuova normativa tecnica di dettaglio per gli appalti più semplici”.

Un altro punto fondamentale riguarda “il rafforzamento delle misure di contrasto ai fenomeni di corruzione, specie attraverso la riorganizzazione degli organismi di attestazione”, senza dimenticare “un inasprimento dei controlli relativi alla contrattazione” e “una maggiore trasparenza delle informazioni”. ( Fonte: www.voceditalia.it)

Autore: Alessandro Gatta

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