Bankitalia, famiglie sempre più indebitate. Costretti a ridurre le spese sanitarie

http://informarexresistere.fr/wp-content/uploads/debiti.jpgLa crisi spinge gli italiani a ridurre i risparmi e a indebitarsi per affrontare spese come l'acquisto di una casa, insomma le famiglie hanno meno soldi sul conto corrente e, allo stesso tempo, ricorrono sempre più ai mutui e al credito al consumo. E la stessa dinamica si registra per le imprese.

Secondo i calcoli della Banca d'Italia, riportati nel supplemento al bollettino statistico "Moneta e banche", infatti, a gennaio 2011 i prestiti bancari alle famiglie sono saliti del 5% su base annua, mantenendo la stessa velocità di crescita segnata negli ultimi mesi, e quelli alle aziende del 4,8%, in accelerazione su dicembre (quando avevano segnato un +3,6%). Intanto i depositi per l'intero settore privato sono calati dell'1,7% rispetto a 12 mesi prima, una discesa che prosegue da novembre con un ritmo che diventa sempre più accentuato.

Il cambiamento degli italiani, meno formiche e più cicale, si ripercuote sulle sofferenze, che aumentano del 30% (dato non corretto per le cartolarizzazioni), quasi invariato rispetto a dicembre. Il rialzo dell'ammontare dei prestiti risente, infatti, spiega via Nazionale, del riconoscimento nei bilanci, dal giugno del 2010, di larga parte dei prestiti «che erano stati precedentemente cancellati a causa di operazioni di cartolarizzazione. Ne discende, a partire da quella data, una distorsione verso l'alto nella dinamica dei prestiti e di altri aggregati».

A pesare sulla crescita sono proprio i mutui e il credito al consumo, che, però, con l'inizio del 2011 diventano più cari, almeno per le famiglie. A gennaio i tassi d'interesse sui mutui sono aumentati al 3,36% dal 3,18% di dicembre. Si tratta del dato più alto dall'agosto del 2009, mentre quelli sul credito al consumo sono saliti all'8,78% dall'8,33%.

Va meglio, invece, per le società non finanziarie: i tassi sui nuovi finanziamenti alle imprese, sempre a gennaio, sono diminuiti di dieci punti base, al 2,69%, un calo guidato dai tassi sui prestiti d'importo superiore a un milione di euro. Inoltre, Palazzo Koch registra una lieve riduzione anche per gli interessi riconosciuti sui conti correnti (allo 0,35% dallo 0,36%), stessa dinamica per i tassi passivi sui depositi (0,69% contro 0,70% del mese prima).

«Il rafforzamento delle regole di bilancio europee è un passo obbligato». Il monito è del vicedirettore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, secondo cui «le tensioni perduranti sui mercati finanziari» testimoniano come «i legami tra solidità dei conti pubblici e stabilità finanziaria sono stretti». E tuttavia, avverte Visco intervenendo a un convegno sulla governance europea all'Università dell'Aquila, «il rientro del debito e la stabilità finanziaria non potranno affermarsi se non saranno sostenute da politiche volte a innalzare permanentemente il tasso di crescita della produttività e dei redditi in tutti i Paesi dell'area e dell'Unione».

Per quanto riguarda l'Italia, Visco sottolinea che «il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica richiederà nei prossimi anni un significativo contenimento della dinamica della spesa». Un'azione, osserva il vicedirettore della Banca d'Italia, che «deve fondarsi su analisi dettagliate delle singole voci di spesa e su meccanismi che consentano di valutare l'adeguatezza dell'entità complessiva di ciascuna voce indipendentemente dalla spesa storica». E «ancor più che negli altri Paesi dell'area», conclude Visco, «il consolidamento dei conti pubblici sarà tanto meno difficile e gravoso quanto più riforme strutturali saranno in grado di innalzare il tasso di crescita dell'economia».(d.a.)

Costretti a ridurre le spese sanitarie

La crisi incalza gli italiani che tagliano dove non si dovrebbe, sull'alimentazione, sullo sport e sulle cure, in particolare quelle odontoiatriche. In sostanza, si taglia sulla salute. Uno su 10 non va dal dentista anche se occorre, l'alimentazione viene dirottata verso cibi non salutari e la sedentarietà, il fumo e l'alcol fanno il resto. I cittadini, insomma non «stanno tutti bene». È il ritratto del Paese, descritto nell'ottava edizione del rapporto Osservasalute 2010, presentata all'università Cattolica di Roma, dal quale emerge che è aumentato in tutte le regioni il numero di quelli obesi e in sovrappeso, compresi i bambini e, indicatore eclatante, negli ultimi cinque anni l'aspettativa di vita ha subito una frenata: solo 3 mesi in più per le donne e 7 mesi per gli uomini. Il rapporto non fa mistero del fatto che lo stato di salute generale si sta sgretolando sotto i colpi delle cattive abitudini, adottate a volte per necessità ma anche «per il deteriorarsi, soprattutto al Sud, di interventi adeguati e investimenti nella prevenzione», come sottolinea Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica. Più volte Ricciardi ha posto l'accento sul gradiente Nord-Sud aggravato dal federalismo «che in sanità esiste dal 2001» e per il quale «le regioni deboli rischiano di essere travolte e la sanità può essere l'elemento dirompente». Tra individui in sovrappeso e obesi, in Italia, il 45,4% della popolazione, una percentuale prossima a 1 su 2, ha un pessimo rapporto con la bilancia e, in prospettiva, anche con il proprio stato di salute. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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