Banche italiane promosse all'esame di 'stress'

Non solo a scuola c'è stata la stagione degli esami, con gli studenti pronti a scattare, per festeggiare o per dimenticare, verso le agognate vacanze. Anche alla finanza nazionale, insieme a quella europea, è toccato subire la verifica, non dell'Invalsi, con gli stress test.

 

Promosse tutte e 5 le  "principali" banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi Banca), mentre sono stati "bocciati" solo 7 dei 91 istituti europei esaminati (5 Casse di Risparmio spagnole, l'Ate Bank greca e la tedesca Hypo Real Estate).

 

Con il test, le autorità di vigilanza europee (con il CEBS, Committee of European Banking Supervisors, guidato dal vice-direttore di Banca d'Italia, Giovanni Carosio) certificano che le imprese bancarie hanno capitale "sufficiente" a reggere l’impatto di un (ipotetico/improvviso) peggioramento della situazione economica relativa, insomma un'altra 'crisi'. Il calcolo del 'voto' si basa sulla valutazione del Tier 1, o coefficente di capitalizzazione, il hard-core del patrimonio di una banca, che comprende gli utili non distribuiti, le riserve, le azioni ordinarie o di risparmio e le obbligazioni (ma con una "scadenza minima" a 10 anni).

 

Tutte le 5 banche italiane esaminate raggiungono un Tier 1 superiore al 6% (addirittura sopra l'8% per Intesa Sanpaolo) quindi potrebbero restare "solvibili" anche nello scenario finanziario "peggiore", che prevede una doppia recessione, ovvero un forte caduta dei corsi azionari e uno shock sul debito sovrano. Ma vediamo la "classifica":
1°) Intesa Sanpaolo (8,2%)
2°) Unicredit (7,8%)
3°) Banco Popolare (7,4%)
4°) Ubi Banca (6,8%)
5°) Mps (6,2%)

 

Prima di inizare a "darsi delle arie", sarebbe bene guardare cosa ha fatto il resto della "classe".

 

In Germania è stata "bocciata" la HRE (Hypo Real Estate), unica, tra le 14 sottoposte agli stress test, a non superare la sufficienza, con il Tier1 al 4,7%. Mentre per le altre, citiamo le prime 2:
1°) Deutsche Bank (9,7%)
2°) Commerzbank (9,1%)

E le nostre italiane possono iniziare ad "impallidire"...

 

In Inghilterra c'è stata, forse "a sorpresa", la promozione per tutte le 4 banche sottoposte al test con i seguenti risultati:

1°) Barclays (13,7%)
2°) Royal Bank of Scotland (11,2%)
3°) Hsbc (10,2%)
4°) Lloyds Banking Group (9,2%)

 

In Francia le 4 principali banche francesi (Bnp-Paribas, Societe Generale, Credit Agricole e Banque Populaire-Caisse d'Epargne) hanno tutto superato l'esame europeo. citiamo le prime 2:
1°) Bnp Paribas (9,7%)
2°) Credit Agricole (9,2%)
E anche qui le nostre italiane, al confronto, ne escono "male"...

 

 

In Spagna la situazione è quella che sembrerebbe a "maggior rischio", con l'insufficienza per Diada, Espiga, Unnim, Banca Civica e Cajasur.

 

Nella sorpresa generale, "passano" tutti gli istituti del Portogallo.

 

In Grecia è stata "bocciata" l'ATEbank (nata come un'organizzazione no-profit, per fornire credito al settore agricolo), che dovrà effettuare un aumento di capitale.

 

Ma gli esami in questione, almeno secondo gli esperti americani, sono stati fatti da una specie di "Commissione Interna", troppo "vicina" ai diplomati; dalle pagine di 'The Wall Street Journal' sono sollevati dubbi di affidabilità dei criteri, ritenuti "troppo indulgenti", spinti da una volontà politica di non "affondare" gli istituti bancari già in difficoltà. Da che pulpito viene la predica...

 

Ma vedremo cosa succederà sui listini, perchè la "parola" spetta al mercato!

 

( Fonte: milanoweb.com )

Autore: Vito Losasso

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