" Banche e partiti, amici intoccabili di Mr. Monti " di Antonio Serena

Ogni giorno che passa ci si accorge sempre più che Mr. Monti e il suo governo non sono altro che i servitori delle banche usuraie e non coloro che riporteranno l’ordine economico e la stabilità nel nostro paese. Mentre si continuano ad assestare stangate alle famiglie e ai piccoli risparmiatori (siamo curiosi di vedere cosa accadrà quando gli italiani dovranno sborsare le nuove tasse per la casa), non si avverte alcun minimo accenno alla ripresa economica e lievita sempre più il numero dei disoccupati mentre le banche che stiamo salvando con le nostre “lacrime e sangue” stringono sempre piu’ i cordoni verso imprese e singoli cittadini.

Non ci stancheremo mai di ripetere che questo governo composto di miliardari ed ex sessantottini pentiti e in odore di Bilderberg e simpatie massoniche è tenuto in piedi come sappiamo da tre anomali schieramenti politici (pdl, sinistra e centristi) che, messi in un angolo da un colpo di stato gestito da Monti e Napolitano con l’aiuto dell’usurocrazia bancaria dell’ Unione Europea, incredibilmente hanno smesso di litigare tra loro e si sono messi al servizio del nuovo governo. Che si sia trattato di un “golpe” non vi è dubbio alcuno dal momento che un governo composto da parlamentari democraticamente eletti è stato sostituito da un governo di persone nominate ministri dal Presidente della Repubblica su indicazione del premier Monti, procedura formalmente prevista dall’art. 92, comma 2, della Costituzione della Repubblica Italiana, ma fortemente eccepibile nella sostanza.

Ha osservato a tal proposito il giornalista Pasquale Di Bello: ”Con l’incarico a Mario Monti il Paese viene consegnato alla grande speculazione finanziaria internazionale. Determinante, in questa circostanza, il ruolo del Capo dello Stato. Giorgio Napolitano, con una forzatura al limite del colpo di mano, trasforma di fatto la Repubblica da parlamentare in presidenziale, questo dinanzi al ruolo arreso e passivo della politica. Piegata agli interessi delle logge pluto-massoniche internazionali, la Nazione si avviava verso l’esproprio della democrazia e della rappresentanza popolare. In Italia non è più la politica che governa l’economia ma l’economia che detta le regole alla politica e che impone la formazione del governo. L’iniziativa di Napolitano, quella di un nuovo esecutivo, poteva giustificarsi solo in chiave di una nuova legge elettorale che restituisse potere ai cittadini. Così non è stato. Sulla legge elettorale nessuna parola”.

A questo punto anche il più ingenuo degli italiani si porrà la domanda: “Ma come mai i partiti italiani hanno deciso improvvisamente di smettere di litigare e di appoggiare questo servitore della tristemente famosa Banca “Goldman Sachs”? Che cosa ne hanno ottenuto in cambio?”.

A prescindere da chiacchiere e da rumors (interessi di Berlusconi, necessità di nascondere furti e malaffare presenti all’interno di tutti i partiti, come s’è visto Lega compresa a pieno titolo) i due problemi fin qui emersi – quello di Monti servitore delle banche e quello dei partiti ridotti al silenzio che continuano a sostenere il loro nemico – trovano risposte in una serie di episodi che continuano a caratterizzare la scena politica.

Ne prendiamo due a caso, relativi ad un paio di provvedimenti approvati recentemente dal Parlamento.

Il primo riguarda il finanziamento ai partiti, una vergogna indegna di un paese civile che continua nonostante che gli italiani l’abbiano sonoramente bocciata nell’aprile 1993 (favorevoli 90.03%) e che vede i partiti incassare quattro euro per ogni euro speso (un miliardo tondo in cinque anni). Bastonati i parlamentari che dovevano rappresentare il male assoluto per far vedere che i buoni erano solo loro, il governo Monti, nessuno ha però mai pensato di metter mano ai veri privilegi, quelli destinati ai partiti politici. Anzi.

Proprio di recente “vista l’insistenza della categoria (Federazione della Stampa, ndr)e degli editori, ma anche alla pressione dei politici”, il governo Monti ha aumentato la somma del finanziamento pubblico ai giornali. In soldoni, in questi tempi in cui Monti e il suo Ministro Lacrima chiedono sacrifici a pensionati, famiglie, piccoli proprietari e disoccupati, i giornali si vedranno aumentare il finanziamento statale dai 47 iniziali previsti a 120 milioni di euro. Da precisare che a godere di questi 120 milioni non saranno tutti i giornali, ma solo quelli editi da cooperative o emanazione di movimenti o partiti politici. Una boccata di ossigeno per quei giornali di partito che, nella migliore delle ipotesi, riescono a piazzare quotidianamente sul mercato nazionale poche centinaia di copie al giorno. Certo, un provvedimento che impedirà la chiusura di alcune testate e qualche licenziamento, ma non è questo il governo che si lava quotidianamente la bocca di liberalismo, libero mercato, produttività e licenziamento del “personale inutile” e che se ne frega delle migliaia di piccole imprese e di lavoratori che sta mettendo sul lastrico con le sue leggi turboliberiste?

Sempre in questi giorni le commissioni Bilancio e Finanze del Senato hanno deciso che le Fondazioni bancarie non pagheranno l’IMU, la nuova tassa sugli immobili. A votare il Decreto Fiscale sono stati 241 senatori (29 i contrari, 2 gli astenuti). La motivazione ha dell’incredibile in quanto afferma che l’esenzione è dovuta in quanto “le fondazioni bancarie sono associazioni benefiche”, cioè Enti di beneficenza. Ora, siccome è noto che in Italia gran parte delle Istituti di credito sono di proprietà delle Fondazioni bancarie, ne consegue che i camerieri delle banche che siedono al Governo null’altro hanno fatto che curare gli interessi dei loro padroni e quindi i propri.

Adesso abbiamo capito tutto: le banche sono enti da tutelare e favorire perché “fanno del bene”; i pensionati, le famiglie, le piccole e medie imprese, i risparmiatori che subiscono quotidianamente stangate da capogiro, evidentemente, rappresentano il male da punire e sradicare.

Fonte: Liberaopinione

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