‘Balconing’, la moda che uccide

Buttarsi da un balcone alla piscina che si trova al centro del cortile di un hotel, oppure cercare di arrivare con un salto in un’altra camera, da balcone a balcone: ecco una delle tendenze di quest’estate, che sinora ha mietuto già 9 vittime.

 

Senza considerare chi, senza centrare l’obbiettivo, è caduto riportando conseguenze gravi.

 

E’ successo alle Baleari quest’estate, le stupende isole spagnole tanto desiderate dall’Italia durante il ventennio fascista, che negli ultimi decenni sono diventate mete di divertimento, musica, discoteche, alcol ed eccessi per i giovani di tutta Europa.

 

Quello del ‘balconing’ – così è stato battezzato questo estremo fenomeno – è solo l’ennesimo capitolo di una saga di eccessi che caratterizza la vita, spesso noiosa, monotona e senza grandi scopi, di migliaia di giovani provenienti da ogni dove.

 

Per quanto tutto questo possa aver attirato l’attenzione dei media che, scandalizzati dal modo in cui un giovane possa buttare via la propria vita, non hanno fatto altro che speculare sull’accaduto e raccontare la storiella condita di enfasi e tristezza, non si può non interrogarsi sull’inevitabile annichilimento verso il quale le generazioni di oggi si stanno portando.

 

Alcol e droghe caratterizzano le serate di movida di molte generazioni  e non è di certo un caso se le morti per incidenti stradali del fine settimana hanno delle cifre simili ai bollettini di guerra. Ma come risolvere il problema degli eccessi?

 

Come evitare che migliaia di giovani vite vengano troncate in preda all’irresponsabilità?

 

La tendenza è quella di obbligare il cittadino, tramite leggi, multe e arresti, a non avere determinati comportamenti. Il proibizionismo, in questo caso, la fa da padrone. Eppure i risultati sembrano non mutare: a tutt’oggi, l’alcol risulta al terzo posto tra le cause dei principali incidenti per strada. I divieti aumentano esponenzialmente, l’educazione del cittadino, invece, non trova alcuno spazio se non nelle pubblicità progresso che negli ultimi periodi troviamo nelle stazioni ferroviarie.

 

Quanto alle droghe, leggere e non, la situazione appare sempre più critica. Oltre ad essersi abbassata l’età media della prima “pippata” – è infatti all’ordine del giorno ascoltare tra i giovani adolescenti allusioni a serate passate consumando coca – aumenta anche l’accessibilità economica di questa. Se prima veniva venduta di grammo in grammo, adesso, anche tra le strade dei quartieri più centrali della capitale, non è difficile reperire piccole dosi a minor prezzo.

 

L’annichilimento è quindi alle porte: la più completa perdita di valori e punti di riferimento è all’ordine del giorno. Non è un caso che l’adolescente medio italiano passi due o più ore al giorno a vegetare davanti a facebook o guardando la tv fonte di falsi miti e idoli da seguire. Chi non riesce a tenere il passo del modello creato in una società – dicendolo alla maniera di Bauman, famoso sociologo polacco – rischia quotidianamente di rifugiarsi nelle brame del consumo, abbandonandosi alla libidine e agli eccessi.

 

Vista in un’ottica del genere, il ‘balconing’ non è più una storiella da raccontare, accaduta quest’estate alle Baleari, ma un problema di fondo della nostra società che troppo spesso perde di vista le nuove generazioni, lasciandole nell’abbandono e nell’autodisciplina. Si, perché se un ragazzino non ha una famiglia alle spalle, oggi, non trova alcun posto dove ricevere uno straccio di formazione.

 

Puntiamo quindi il dito contro la movida di quelle isole, contro certi ragazzi che passano le serate al limite del divertimento, utilizzando ogni tipo di stupefacente, ma non ci rendiamo conto che questo stile di vita è figlio di un abbandono che avvolge tutti noi, dall’informazione, ai programmi televisivi, alle letture alle quali ci dedichiamo, agli interessi che coltiviamo.

 

Se oggi si pratica ‘balconing’, domani quale futuro ci aspetta?

 

( Fonte: inviatospeciale.com )

 

Autore: Diego Ruggiano

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