Aumenti di stipendio, scatta l'effetto domino - di Mauro Spignesi

http://new.caffe.ch/media/2013/12/21363_3_medium.jpgSaranno pochi grammi, non si arriverà a un chilo, ma le buste paga per chi lavora nei grandi magazzini peseranno di più. E soprattutto arriveranno a toccare quella soglia, definita minima dai sindacati, attorno ai 4000 franchi al mese. Un ritocco verso l'alto cominciato con Lidl che ha poi fatto scattare un effetto domino portando anche altri grandi marchi della distribuzione commerciale a rivedere in meglio gli stipendi dei dipendenti. E c'è chi spera che la tendenza contagi anche altri rami economici. "Questa dinamica potrebbe essere salutare anche per altri settori dell'economia", spiega Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio: "Portare i salari attorno ai 4000 franchi se da una parte mostra una grande attenzione verso il personale, dall'altra è una mossa che taglia l'erba sotto i piedi a chi, ma fortunatamente sono pochi, è tentato a ricorrere al dumping. Stavolta è l'imprenditore a dettare le regole".
Per Paolo Locatelli, vicesegretario dell'Ocst, "sicuramente questi aumenti potrebbero diventare uno stimolo. Non so però sino a che punto possano innescare un processo virtuoso capace di diffondersi anche in altri settori dell'economia. Questi aumenti, poi, devono essere accompagnati anche da una normalizzazione dei rapporti e dei contratti". Certamente un passo in avanti, almeno sul fronte delle retribuzioni, è stato fatto.
Lidl a fine ottobre ha annunciato che dal prossimo anno garantirà un salario minimo di 4000 franchi mensili, indistintamente in tutta la Svizzera con un aumento percentuale del 2.5%. Lo stipendio di base passa dunque da 3800 a 4000 franchi. E anche le altre fasce saranno adeguate allo scatto, i dipendenti qualificati con due anni d'esperienza, ad esempio, guadagneranno 4100 franchi e quelli qualificati con tre anni di attività alle spalle almeno 4250. "Un segnale importante per l'intero settore", lo hanno definito i sindacati Sic Svizzera e Syna che hanno siglato l'accordo con Lidl, operativa in Svizzera ormai da 5 anni. "Mi stupisco - aggiunge Luca Albertoni - che ci si stupisca di questi aumenti. Chi fa impresa sa che le risorse umane sono il cuore di una azienda. E dunque fa molta attenzione al salario, che è una delle motivazioni per avere collaboratori soddisfatti".
Per Valerio Agustoni del Sindacato degli impiegati di commercio, tutto questo può essere un punto di partenza: "Il problema è vedere come verrà applicato concretamente il ritocco verso l'alto, visto che alcune aziende della grande distribuzione commerciale hanno una organizzazione del lavoro che si basa su orari piuttosto flessibili".
Gli aumenti negli ultimi tempi si sono succeduti a ripetizione. A novembre, è stata Aldi ad annunciare l'aumento delle retribuzioni minime per i 2250 dipendenti, stavolta del 2.1 per cento. Le differenze però sono marcate a  livello territoriale. Per Ticino, Grigioni, Vallese e Giura il salario di base passerà da 4112 franchi a 4200, mentre a Zugo e Ginevra ci sarà l'incremento più consistente con buste paga che arriveranno a 4694. Pure Denner si è allineata ai livelli di retribuzione delle altre aziende e ha reso noto che la paga minima sarà di 3975 franchi al mese. Poi è stato il turno di Coop ad annunciare aumenti salariali. Attualmente la paga base per un dipendente non qualificato si avvicina ai 4000 franchi, mentre cresce sensibilmente secondo la formazione e la qualifica. L'azienda garantisce  la tredicesima e paga i due terzi del secondo pilastro. Migros, infine, ha annunciato adeguamenti che oscillanno dallo 0.6% all'1%, con aumenti ancora più marcati per chi ha una formazione.
Fonte: www.caffe.ch
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@maurospignesi

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