Aumenta il costo del caffè nei distributori automatici. Ci vorranno 15-20 cent in più per una "tazzina"

http://www.trovavetrine.it/imgs/all/macdistributoriautomatici/318502825_400.jpgPer prendere un caffè o un'altra bevanda calda ai distributori automatici a breve potrebbero volerci tra i 50 e i 60 centesimi con aumenti variabili tra il 35% e il 50% rispetto al prezzo attuale: i rincari alla macchinetta sono stati annunciati dalla Confida, associazione delle aziende di distributori automatici aderenti alla Confcommercio, che ha spiegato il rialzo di almeno 15-20 cent con la rincorsa dei prezzi delle materie prime, dal caffè, al latte al cacao, ma anche della plastica e dei carburanti, bene essenziale quest'ultimo per un settore nel quale i distributori vanno quotidianamente riforniti.

I distributori automatici ormai fanno parte della vita di tutti con due milioni di apparecchi installati nelle aziende, uffici, ospedali e scuole, 22 milioni di consumatori e quattro miliardi di bevande calde (in grande maggioranza caffè) erogati ogni anno e un fatturato complessivo di due miliardi di euro. Al momento i prezzi delle bevande calde al distributore variano tra i 35 e i 50 centesimi ma a breve raggiungeranno un minimo di 50 centesimi per il caffè e 60 per il cappuccino e il cacao. «Per mantenere la qualità – ha spiegato il presidente dell'Associazione Lucio Pinetti – un caffè non dovrebbe costare meno di 50 centesimi e una bevanda "composta" come un cappuccino meno di 60».

Per l'insieme dei consumatori l'aggravio di spesa annua potrà variare tra i 600 e gli 800 milioni di euro (tra i 15 e i 20 centesimi per 4 miliardi di tazzine) in un anno ma per il singolo consumatore che bevesse circa 20 caffè in un mese alla macchinetta la spesa dovrebbe crescere di 3-4 euro (ma sfiorando i 50 euro in un anno). Gli aumenti dovrebbero riguardare solo le bevande e non gli altri prodotti distribuiti dalla macchinetta come acqua e snacks (sono altri due miliardi i prodotti distribuiti ogni anno). I prezzi del caffè – ha proseguito Pinetti – è stato calmierato in questi anni. Nel 2001, prima dell'introduzione dell'euro, la bevanda costava 600 lire, poco meno del prezzo attuale. Gli aumenti annunciati sono importantissimi ma necessari per mantenere la qualità».

In particolare l'associazione sottolinea come siano aumentati i prezzi dello zucchero (160-170 euro a tonnellata) e del cacao con il costo della fava cresciuto di tre volte dal 2007 a oggi. Mentre per il caffè il prezzo della materia prima è quasi raddoppiato da marzo 2010 a oggi. La tonnellata di Robusta alla Borsa di Londra è passata nel periodo da 1.200 dollari a 2.300 dollari mentre la qualità Arabica alla Borsa di New York è passata da 130 a 270 cents. «Le quotazioni continuano a lievitare – ha spiegato l'associazione – in particolare la borsa di New York non conosceva questi valori da 34 anni».

Gli aumenti seno stati definiti «senza senso» dai consumatori che li considerano «ingiustificati» e frutto di «pura speculazione».

«Per un caffè bastano 7 grammi di polvere, con un chilo se ne fanno 130 – ha detto Rosario Trifiletti di Federconsumatori – non ci sono giustificazioni per aumenti dei prezzi tra il 35% e il 50%». ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

Autore: Alessia Tagliacozzo

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