Arthur 3 di Luc Besson e World Invasion: le recensioni

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/Arthur_3_Luc_Besson_GRAnimazione e fantascienza. Il regista francese e Jonathan Liebesman a confronto. Da Arthur alla guerra a Santa Monica. I commenti ai due film.

Arthur 3 La guerra dei due mondi è il nuovo film di Luc Besson: presentato in anteprima al Future Film Festival il capitolo conclusivo della saga di Arthur, eroe protagonista prima dei libri e poi dei film scritti e diretti dal regista francese.

 

Nella seconda pellicola avevamo lasciato Arthur intrappolato nel mondo dei Minimei, popolo pacifico alto poco più di due millimetri che vive nel giardino dei nonni del protagonista. L'accesso al regno in miniatura è possibile attraverso un rituale che può avvenire solo ogni dieci lune. Ma nell'ultimo passaggio il perfido Maltazard riesce a usufruire del portale per fiondarsi nel mondo degli umani. In questo terzo episodio vediamo il tentativo di Maltazard di costituire un esercito di insetti giganti osteggiato dal nonno e da Arthur, ancora ridotto alla statura di Minimeo, e ai suoi compagni di avventura la principessa Selenia e suo fratello.

 

Rispetto ai capitoli precedenti il terzo spicca per la ricchezza di eventi e la spettacolarità delle azioni in un continuo gioco di scambi tra i due mondi, quello umano e quello dei minimei, che nei due precedenti episodi mantenevano una maggiore distinzione.

Apprezzabile anche lo sforzo produttivo che ha permesso, così come era già successo con la trilogia di Il signore degli anelli (2001/2003), di realizzare le tre pellicole contemporaneamente mantenendo un alto grado di coerenza e continuità.

 

E della sua creatura ne ha parlato direttamente il suo creatore, Luc Besson, a cui il Future Film Festival ha dedicato un omaggio, compreso un simpatico incontro con il pubblico in cui il regista ha rivelato l'approccio originale con il mondo dell'animazione. Infatti la trilogia di Arthur è stata la sua prima esperienza nel settore, prova superata grazie all'utilizzo della tecnica della motion capture che gli ha permesso di lavorare con attori in carne ed ossa, ai quali si deve l'aspetto emotivo dei personaggi, i cui movimenti sono stati poi adattati ai modelli in computer grafica.

 

Uno dei crucci di Besson è quello di non aver visto l'uscita dei tre film a distanza di una settimana l'uno dall'altro anziché ad un anno, mentre si ritiene molto soddisfatto della sensibilizzazione ecologista che il film sembra aver trasmesso al pubblico giovane. In effetti Besson confessa di sentire un po' il peso della responsabilità dei messaggi che trasmette attraverso i suoi film soprattutto in quelli dedicati ai più piccoli. Attenzione che si riflette anche sulle scelte estetiche: infatti Besson confessa di non essersi fatto tentare dal 3d stereoscopico per questo suo ultimo film, in quanto avrebbe reso ancora più complicata la dinamica e la comprensione dei due mondi presenti nella storia.

 

Anche se sul piano narrativo il film finisce lasciando spazio ad eventuali seguiti, la chiusura con la morale della favola espressa dalla nonna nei valori di fiducia e solidarietà, sembra un'ulteriore conferma di quanto sostenuto dal regista stesso che si è dichiarato pronto a nuovi progetti vedendo concluso il suo contratto con i Minimei.

 

Il Future Film Festival é il terreno ideale per presentare in anteprima un film dal titolo che lascia pochi dubbi sulla sua natura extra terrestre: Word Invasion di Jonathan Liebesman.

Gli effetti speciali sono il pane quotidiano per un film di fantascienza, e cosa c'è di meglio di un film sugli alieni per avere l'occasione di sperimentare un po'? E invece no: è vero che nel film ci sono gli alieni, ma al pari del MacGuffin hitchcockiano, questi ET sono solo un pretesto per raccontare una storia sul valore militare, sulla solidarietà tra commilitoni, sullo spirito di sacrificio dei soldati in favore della causa collettiva.

 

Infatti per oltre mezz'ora il nemico è completamente invisibile, e non per qualche strano potere, semplicemente perché escluso dall'inquadratura, il solo indice di presenza è dato delle bombe che piombano sulla città di Sana Monica e dei colpi d'arma da fuoco che tempestano le strade. Ma veniamo alla storia: il mondo è in guerra contro una presenza misteriosa. Il Sergente Michael Nantz viene sostituito nella guide del plotone di marines perché ritenuto ormai non all'altezza. Con grande senso del dovere il Sergente si mette a disposizione del nuovo capitano per affrontare insieme ad un manipolo di soldati, assolutamente politically correct, il nemico. presto si troveranno assediati in una Santa Monica completamente devastata insieme ad un gruppo di civili.

 

Gli alieni e le astronavi arrivano e si vedono, ma le loro armi non sembrano molto diverse da quelle impugnate dai soldati, niente laser o alabarde spaziali. Se negli anni '50 gli alieni nei film erano una metafora del comunismo, gli alieni di questo film sembrano essere la perfetta incarnazione del nuovo spauracchio del terrorismo: l'impressione infatti è che questi soldati lottino un nemico che non c'è, o meglio un nemico di cui non è nemmeno chiaro l'obiettivo. Peccato che se potenzialmente la trama offriva qualche buono spunto, alla fine il tutto si riduca alla solita retorica filomilitare in cui i soldati sono necessariamente dipinti come i buoni senza macchia e senza pena.

 

Personalmente a vedere certe scene del film mi è tornata in mente la scena del reclutamento di soldati documentata da Michael Moore in Farenheit 9/11 (2004), in cui i ragazzi vengono spinti ad arruolarsi non tanto per senso del dovere nei confronti della patria, ma per mancanza di prospettive, e non sarà mica un segno il fatto che quasi tutti i soldati del film sono di diverse nazionalità, orientali, sudamericano e africani.

 

Abbiamo davvero bisogno di un altro film che ci vuole convincere dell'utilità della guerra? ( Fonte: www.mentelocale.it)

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